Scusaci Mattarella
di Alessandro Mariani
Dobbiamo profonde scuse a Sergio Mattarella ma chi poteva immaginare che tra le eccelse virtù attribuitegli dai maestri cantori di Stampubblica e Corsera ci fosse anche la chiaroveggenza? Ora abbiamo capito a chi e a cosa si riferiva il nostro presidente nel pluri-osannato discorso di fine anno, quando ha definito “ripugnante” il rifiuto di chi nega la pace “perché si sente il più forte”.
I nostri pregiudizi avevano ricondotto l’omissione del soggetto alle origini democristiane e qualcuno aveva persino pensato alla storia trita e ritrita dell’aggredito dell’aggressore. Ma almeno stavolta quel cattivaccio di Putin non c’entrava; si trattava di saggezza e di capacità di intravedere gli sviluppi futuri.
“Le parole sono pietre” per dirla con Carlo Levi, “sono importanti” urlava a squarciagola il Nanni Moretti di Palombella Rossa, perché “chi parla male pensa male e vive male!” (e guarda caso prendeva a schiaffi una giornalista).
All’indomani dell’ennesimo atto di protervia amerikana c’è da inorridire rispetto all’incapacità ormai acclarata e generalizzata di dire pane al pane e vino al vino. Nel passare in rassegna le prime pagine dei principali quotidiani nazionali scopriamo che a seconda dei casi il presidente del Venezuela Nicolàs Maduro è stato “preso” (Corsera/ Sole 24 ore), “catturato” (Repubblica/Libero/il Messaggero/il Tempo/ il Giorno), “arrestato” (La Stampa), “deposto” (il Giornale, La Verità) e fermiamoci qui per carità di patria.
Insomma, fedeli agli ordini di scuderia, nessuno tra i pennivendoli nostrani ha usato i termini “rapito-rapimento” per descrivere un’operazione da gangster in piena regola che ha provocato ottanta morti ed un numero imprecisato di feriti oltre all’eclissi definitiva del Diritto Internazionale.
E allora riconosciamolo! Nessuna carica istituzionale e politica tra le tante a piede libero in questa vecchia e rattrappita Europa ha avuto tale capacità di sintesi e coraggio nel proferire la parola giusta: “ripugnante”. Che è poi l’aggettivo che meglio si addice a quello che gli Stati Uniti (e non un singolo presidente) hanno fatto da oltre due secoli in qua, oltre che all’ignavia di chi in questo caso avrebbe avuto il dovere morale e politico di denunciarlo e che invece non ha battuto e non batte ciglio.
E nel quadro generalizzato e desolante di arrendevolezza e servilismo che caratterizza il blocco occidentale la “serva Italia di dolore ostello” ancora una volta ama distinguersi. Così mentre gli sgovernanti nostrani gli baciano umilmente i piedi, ci si premura di dire al “miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time e sociopatico a tempo pieno” (copyright Michael Moore) che siede alla Casa Bianca che può pure muoversi.

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