Referendum, guerre e bambini nel bosco
di Alessandro Mariani
La rimonta del No sembrava oramai cosa fatta e si sperava così di assestare il primo colpo da novanta a questo sciagurato governo di vergogna nazionale. Sembrava che ci fossero tutti gli ingredienti giusti; persino la ciliegina sulla torta con la discesa in campo a favore del SI del pariolino tatuato. Ma poi?
Poi succede che accendi la tele e ti capita di ascoltare Paolo Mieli (sponsor del SI):
“Tanto il referendum non passa, punto e basta! […] Il NO vincerà al cento per cento senza ombra di dubbio”.
Al che Giuseppe Conte, presente in studio, fa i debiti scongiuri considerando che il suo contraltare è il portabandiera dei razionalizzatori ex post, ovvero della nutrita (e ben pagata) pattuglia di opinionisti che dalle prime pagine dei giornaloni e dagli scranni di La7 sanno spaccare il capello in quattro riguardo ad un evento passato, ma poi falliscono regolarmente le previsioni future.
Per noi sono sempre e comunque un punto di riferimento .. negativo si intende, riflettendo al meglio, nella maggior parte dei loro sermoni, l’estremismo (l’ossimoro è solo apparente) del moderatismo nostrano. Ma è proprio per questo, per evitare di incorrere nello stesso vizio di confondere desideri e realtà, che dobbiamo aprire bene gli occhi.
Detto brutalmente la realtà è che solo la politicizzazione può salvare il referendum, con buona pace di Travaglio, Gratteri e di tutti gli sponsor più accalorati ed illustri del NO! La fiducia degli italiani nella magistratura è ormai ai minimi termini e i tentativi di salvarne la sacralità ex machina sono inefficaci, se non addirittura capaci di sortire l’effetto opposto.
La vicenda dei bimbi nel bosco è esemplare. Eppure tra le fila della sinistra sinistrata c’è chi, alla stregua dell’ultimo giapponese, si ostina a difendere la sentenza del tribunale dei minori dell’Aquila che ha convalidato le scelte assurde degli assistenti sociali. Denunciare la (del tutto evidente) strumentale campagna della destra a riguardo serve solo a rafforzare la convinzione di chi è già convinto.
Del resto, nella sedicente area progressista il vizio è di vecchia data ma ricorrente; ordini e contrordini si eseguono punto e basta. Sembra che qui dubbio ed analisi dei fatti siano lussi che non ci si può proprio permettere. Ma se qualcuno (che ho mille motivi per detestare) sostiene una causa che reputo comunque giusta, per quale motivo gli inconfessabili motivi della sua posizione (qualora ce ne fossero e in questo caso ci sono) dovrebbero incidere sulla mia?
Non ci si avvede che così facendo si finisce per cadere in trappola, alzando la palla a chi poi, come in questo caso, ne approfitta per sostenere le posizione più vergognose e nefande sia sul piano interno (decreto sicurezza) che esterno (Gaza, Venezuela, Iran).
Al pari della Fratella d’Italia e dell’ex capitano retrocesso a sergente, tutti i giornalacci non mancano occasione per sfruttare strumentalmente la vicenda. Sapendo di non dover pagar dazio plaudono all’ex cacciatore di “carne fresca” che ha massacrato 150 bambine per liberarle dall’Jijab sfornando entusiastici editoriali in supporto della coalizione Epstein.
Poi succede che in Iraq viene colpita una base dove alloggiano 150 militari italiani e subito dai vertici della Difesa si annuncia il ritiro del personale “non essenziale”. Sul fatto che se la verità subisce un massacro quotidiano, la logica è sottoposta ad un vero e proprio stupro si è scritto a più riprese in questa rubrica. E’ una tendenza che cresce giorno dopo giorno, un segno dei tempi che riguarda tutte le parti in campo.
Insomma, in presenza di una minaccia un contingente militare dovrebbe essere rafforzato non diminuito. E se lì i nostri soldati non erano essenziali cosa ci stavano a fare? Magari a riscuotere una robusta indennità di missione estera quando in Italia la coperta è sempre più corta e aumenta il numero di coloro che non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese? Non sia mai che con questi chiari di luna a qualcuno venga in mente di chiedere, nelle sedi appropriate, cosa ci costano e a cosa servono 8000 militari in giro per il mondo.
Rebus sic stantibus all’underdog della Garbatella, dopo l’infruttuoso tentativo di solidarietà nazionale, non resta che acquattarsi in trincea con il suo “non condivido e non condanno” (riguardo all’attacco criminale contro l’Iran) che è poi un déjà vu, una riedizione stropicciata e malaccorta del “ne aderire e ne sabotare” di infausta memoria, nella speranza che passi al più presto a nuttata.
Ma c’è da capire, e del resto voi cosa fareste con una squadra del genere? Si è vista la figuraccia fatta a livello internazionale in quel di Dubai da quello che passava per essere il ministro più responsabile della pattuglia.
La sudditanza è una costante, un basso continuo che cadenza la nostra storia passata e recente e i versi del sommo poeta riaffiorano come un fiume carsico:
“Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiero in gran tempesta
non donna di province ma bordello”
Al punto in cui siamo dobbiamo sperare che avendo già toccato il fondo non si possa che risalire. Votare No è essenziale, con tutti i distinguo del caso ed una massiccia dose di scaramanzia per il dopo.

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