Nessun altro posto

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Nessun altro posto

 

di Giuseppe Giannini

E' inutile girarci intorno, in Italia il mezzo televisivo la fa ancora da padrone. Una potenza disarmante, ma che, tuttavia, può diventare lo strumento per misurare il livello di presa di coscienza dell'utenza (spettatori-consumatori), la sensibilità politica, l'ampia sfera degli interessi, la libertà acquisita.

Quando una popolazione, sempre più avanti con l'età, e ancor più ignorante, non trova di meglio da fare che imbarbarirsi insieme ad uno schermo-specchio piantato davanti, evidentemente, se lo stato delle cose è questo, allora, è inutile stupirsi della degenerazione crescente.

Lo stesso vale per le altre, e più invasive, forme di dipendenza tecnologica. Si può sempre scegliere, ma se volere è potere prima ci vuole il sapere. Nessun approccio critico trova posto nel conformismo dei sottoposti. Così, il pubblico accende la tv e guarda in maniera automatica (in quanto automa collettivo la cui volontà è stata fermata, plagiata, azzerata), ed anche se non percepisce dimostra interesse. Una platea ridotta ad una sola cosa, un unicum indistinguibile, che si muove allo stesso modo, in maniera impulsiva.

Tutto quanto è altro non arriva allo spettro del sensibile. Eppure, malgrado questo appiattimento, rimangono alcune possibilità. Chi ha un minimo di interessi trova il tempo per informarsi, e magari legge o guarda film che non siano i soliti cinepanettoni. La Rai ed il servizio pubblico, controllati da un potere politico fatto da mediocri, da troppo tempo hanno ridotto gli spazi di accessibilità comunicativa a poche trasmissioni, che ogni volta sono sotto attacco. Pensiamo alle pressioni ed alle minacce velate su Report. L'approfondimento e le inchieste sono state relegate, per non disturbare, ma soprattutto per evitare di informare, alla domenica sera ed in concorrenza con le partite di calcio.

La recente programmazione del docu-fim No Other Land, opera del combo israelo-palestinese, incentrata sulle sopraffazioni ed i crimini dei coloni, prima dell'attentato del 7 ottobre, spalleggiati dall'esercito e dal governo di Netanyahu, è stata, precedentemente, più volte posticipata per non turbare i nostri sionisti trasversali (un Sechi vale una Picierno, così come Molinari somiglia a Fiano). Finalmente, ha poi trovato il suo posto sabato 15, peccato che, però, nel weekend la gente esce (sarà stato un caso la scelta di quella data?, invece, sarebbe stata più opportuna la trasmissione infrasettimanale e con più spot anche da parte dei tg).

In ogni caso, meglio tardi che mai. D'altronde si sa, i più attempati e conformisti amano il vuoto demenziale della programmazione televisiva del sabato sera. Gli stessi che in settimana discutono sulla strategia da approntare nella scelta di un pacco ( a proposito di programmi tv), o che, dopo essersi intossicati con la cronaca pomeridiana dei talk (terreno fertile per i cd. haters), degli opinionisti e criminologi (parassiti che campano di assistenzialismo), si entusiasmano nel sapere di Fiorello, Sinner, o delle vicende delle case reali. Con le pezze al culo ma con tempo e denari da sperperare per la rendita altrui. Il degrado sociale e civile di un Paese smarrito.

L'arretramento culturale passa dall'indifferenza, dall'egoismo, dal narcisismo. L'eccessiva legittima difesa del proprio orticello, per i quali la proprietà è sacra, e se qualcuno osa invadere la casa-territorio che non gli appartiene è giusto punirlo. L'io che disconosce il noi quando l'invasione sconfina nell'occupazione abusiva e nelle violenze (il colonialismo ed il genocidio messo in campo da Israele) e che, secondo la logica suprematista dell'uomo bianco occidentale, considera le forme legittime di resistenza sulle proprie case e i territori quali episodi di fanatismo o antisemitismo, a seconda della propaganda del momento.

No other land ci racconta delle violenze di ieri e da dove nascono quelle di oggi. Con una intera popolazione, quella palestinese dei Territori Occupati della Cisgiordania e di Gaza, che diventa vittima sacrificabile per la politica-spettacolo da far girare in tv, in rete, sui giornali, ma per la quale nessuno osa fare qualcosa di concreto. I dati sullo share dicono che la pellicola è stata vista dal 4,5% (769 mila spettatori) contro i quasi 4 milioni (26,8%) di Tu si que vales su Canale 5 ed i circa 2, 8 milioni di Ballando con le stelle su Raiuno (26,3%). La prova che, a parte la componente sana del Paese (i milioni di persone che sono scesi in piazza in questi mesi), per tutti gli altri nessun turbamento esiste dinnanzi alla crescente disumanizzazione.

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