L'ipocrisia di Sharm el Sheik

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di Alessandro Volpi*


L'ipocrisia. La firma a Sharm el Sheik della "pace" a Gaza, celebrata con la massima enfasi dai media e rivendicata con orgoglio dalla presidente Giorgia Meloni, è il sigillo di una tragedia immane di cui, di fatto, nessuno pagherà le conseguenze, anzi i carnefici diventano eroi.

La più recente analisi del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente indica che la distruzione o il danneggiamento del 78% circa dei 250 mila edifici stimati nella Striscia ha determinato un volume di circa 61 milioni di tonnellate di macerie, diciassette volte la somma di tutti i detriti prodotti dai precedenti bombardamenti a Gaza dal 2008. Secondo le fonti più accreditate, rimuovere e processare questa massa enorme richiederà decenni, anche al netto degli imprevisti. Gaza, inoltre, è un cimitero dove si stima che almeno 12 mila corpi, degli oltre 70 mila, siano ancora sepolti sotto le macerie, con suoli e acque gravemente contaminate.

Questo disastro ambientale, esito della strategia di genocidio, che di fatto ha svuotato Gaza City, creando un inferno destinato a rendere impossibile qualsiasi ritorno, peraltro è già oggetto di grandi affari. La "privatizzazione" dei soccorsi ha trovato alcuni fondi pronti ad occuparsene, a partire dal fondo di private McNally Capital e da Safe Reach Solutions, due società vicine al "negoziatore eroe" Witkoff, mentre l'enorme opera di rimozione delle macerie sarà svolta da varie imprese israeliane, a diverso titolo legate, a Jared Kushner. Sempre a Sharm, poi, prenderà definitivamente forma il fondo da 53 miliardi di dollari, finalizzato a trovare investitori esteri - fondi Usa e arabi - secondo il disegno dello stesso Kushner, che, non a caso, aveva ipotizzato fin dallo scorso anno che sarebbero stati necessari almeno 50 miliardi di dollari per l'avvio della ricostruzione.

Questa non è una pace, è lo strumento per celebrare i massacratori e per consentirgli di fare montagne di soldi.

*Post Facebook del 13 ottobre 2025

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