Libia. Tre possibili scenari futuri

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Libia. Tre possibili scenari futuri

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L'impunità con la quale gruppi di miliziani sono in grado di operare in Libia mette il paese alla pari con l'illegalità che si è vista in Iraq, Afghanistan e Somalia, sositiene Ranj Alaaldin, analista per il Medio Oriente della London School of Economics and Political Science, sul The Guardian. La differenza è che la Libia non ha un esercito nazionale ma una serie di gruppi di miliziani autonomi fortemente radicati nel tessuto politico, economio e sociale del paese. L'indipendenza di cui questi gruppi godono ha comportato il deterioramento del quadro della sicurezza libica dal momento che i contrasti tra i vari gruppi e tra questi e lo Stato si traducono spesso in violenti scontri.
Alaaldin passa allora a delineare tre scenari futuri possibili per il quadro della sicurezza del paese.  
Il primo. La Libia può puntare a continuare il suo processo di riconciliazione nella speranza che le milizie possano in qualche modo essere persuase a deporre le armi e diventare attive protagoniste di un processo politico che potrebbe condurre alla nascita di un esercito nazionale. Questa ipotesi è è però la meno probabile dal momento che, già in passato, sono stati compiuti numerosi sforzi verso l'integrazione delle milizie nel processo politico.
La seconda opzione è quella di accettare lo status quo e quindi che il sistema della sicurezza della Libia continui ad essere vagamente strutturato e decentrato. Questa opzione richiede che le milizie siano integrate in un meccanismo di condivisione del potere rappresentativo e ciò si traduce inevitabilmente con l'adozione del federalismo.
L'opzione finale, la peggiore, è quella di una guerra civile.

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