Le trasformazioni, involutive, dello smart working

412
Le trasformazioni, involutive, dello smart working

 

di Federico Giusti

Di smart working non si parla più, finita la emergenza Covid nella PA è passata l’idea che un giorno a settimana fosse sufficiente privilegiando invece la prestazione in presenza. Ma se nella Pubblica amministrazione il lavoro agile è stato a lungo mal tollerato, altrettanto non è accaduto in settori del privato almeno fino ai nostri giorni.
 
E se a distanza di anni un bilancio serio non è stato fatto, e per questo ogni considerazione rischia di apparire superficiale o ideologica, forse la ragione va ricercata nelle troppe differenze organizzative e gestionali della forza lavoro o, magari, nella idea che il lavoro a presenza permetta di controllare meglio l’operato dei subordinati. Negli ultimi tre anni il ricorso allo smart non è cresciuto, anzi appaiono all’orizzonte segnali che fanno intendere un andamento regressivo.
 
 
La nostra impressione è che tanto nel pubblico quanto nel privato si vada verso un sostanziale ritorno del lavoro in presenza marginalizzando lo smart. Eppure esistono sistemi avanzati e tali da sottoporre a molteplici controlli l’operato dei cittadini e della forza lavoro. Forse l’utilizzo della tecnologia si vuole vendere alla immagine pubblica come del tutto scollegato dai dispositivi di sorveglianza?
 
Perché la sola “arma“ brandita contro la società della sorveglianza non sia la tutela della privacy urge ricordare che in assenza di processi tecnologici avanzati il richiamo alle tradizionali modalità del lavoro diventa assordante anche per mascherare i ritardi innovativi.
 
Chi scrive non è certo apologeta dello smart ma è comunque lontano dai suoi detrattori e da quanti ipotizzano una sorta di liberalizzazione degli orari che poi potrebbe tradursi, come la esperienza suggerisce, in una sorta di incremento dell’auto sfruttamento (in cambio della flessibilità concedi maggiore produttività e a costo zero).
 
Nelle grandi aziende lo smart è diffuso, assai meno nelle piccole e medie aziende dove risulta in diminuzione, nel pubblico a macchia di leopardo e forse in regressione negli enti locali visti i regolamenti interni agli Enti approvati anche con il sostegno dei sindacati.  
 
Da emergenziale lo smart working da tempo si è trasformato in una sorta di occulto welfare aziendale, frutto di negoziazioni tra il singolo dipendente e il superiore il che conferma l’uso padronale e datoriale del lavoro agile e anche il fallimento della pretesa sindacale di governarlo. Attraverso la flessibilità si riesce a risparmiare sui costi della formazione, un giorno di smart permette di seguire dal pc, attraverso una piattaforma, dei corsi “a costo zero”, anzi con una accertata riduzione di spesa perché gli istituti contrattuali legati alla presenza, o il buono pasto, vengono esclusi.
 
Poi esistono anche modelli ibridi per parte delle mansioni non remotizzabili, ad esempio tutti i percorsi formativi possono essere realizzati da remoto risparmiando sui corsi effettuati e soprattutto trasmettendo un modello che alla occorrenza diventa acritico, acquisizioni di dati e di comportamenti assunti senza alcuna riflessione o dibattito sulla loro effettiva efficacia.
 
Quello che risulta incomprensibile è la facilità con cui passi lo smart come frutto di negoziazione fiduciaria per dividere in partenza la forza lavoro e sovente, specie nel privato, senza quel diritto formalizzato alla disconnessione che porta a estorcere quote crescenti di produttività a costo zero bypassando anche le mansioni riconosciute e monetizzate.
 
Altro aspetto da prendere in esame è l’utilizzo dello smart come apripista per il welfare aziendale che in tanti settori del privato, e del pubblico, stenta ancora a partire per mancanza di risorse economiche reali.
 
Il nostro timore, fondato, è che la modalità agile diventi una sorta di gentil concessione per armonizzare gli impegni di lavoro e quelli familiari, fino ad oggi è stato un vantaggio indubbio per le aziende e questo vantaggio potrebbe essere ulteriormente potenziato qualora passasse l’idea che la concessione della modalità agile convenga soprattutto per la forza lavoro. E questa la trappola che potrebbe presto farci prigionieri di contrattazioni al ribasso,  urge invece riflettere sul fatto che che flessibilità oraria e di mansione, modalità agile e reperibilità siano in fondo strumenti organizzativi e gestionali nelle mani della parte datoriale e non equivalgano a conquiste sindacali.

__________________________________________________

L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

ACQUISTALO ORA

"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

 

Federico Giusti

Federico Giusti

Federico Giusti nasce a Pisa nel 1966, si laurea in letteratura italiana e subito dopo inizia a lavorare come precario per poi entrare in Comune nel 1999.

Delegato sindacale prima dei Cobas e oggi della Cub è stato attivo nei movimenti studenteschi e per il diritto all'abitare Oggi fa parte dell'ufficio stampa dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell'università, ha dato vita a un gruppo di studio con Emiliano Gentili e Stefano Macera ed è tra gli animatori di Radio Grad. E' sposato con figli e nipoti.

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

"Ma perché Israele non viene fermato?" - Fabio Massimo Parenti (VIDEO) di Fabio Massimo Paernti "Ma perché Israele non viene fermato?" - Fabio Massimo Parenti (VIDEO)

"Ma perché Israele non viene fermato?" - Fabio Massimo Parenti (VIDEO)

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Sui fatti di Torino Sui fatti di Torino

Sui fatti di Torino

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni di Loretta Napoleoni Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

Epstein e la nuova massoneria - Loretta Napoleoni

File Epstein, la crisi dell'Occidente e la russofobia di Giuseppe Masala File Epstein, la crisi dell'Occidente e la russofobia

File Epstein, la crisi dell'Occidente e la russofobia

Ha stato Putin! Epstein e il "giornalismo" di Repubblica... di Francesco Santoianni Ha stato Putin! Epstein e il "giornalismo" di Repubblica...

Ha stato Putin! Epstein e il "giornalismo" di Repubblica...

Cortina 2026, la neve e i Nativi “invisibili” di Raffaella Milandri Cortina 2026, la neve e i Nativi “invisibili”

Cortina 2026, la neve e i Nativi “invisibili”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La vera lezione del caso Epstein di Paolo Desogus La vera lezione del caso Epstein

La vera lezione del caso Epstein

Una risposta al professor Giovanni Rezza di Alessandro Mariani Una risposta al professor Giovanni Rezza

Una risposta al professor Giovanni Rezza

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

La censura russofobica arriva a San Marino di Marinella Mondaini La censura russofobica arriva a San Marino

La censura russofobica arriva a San Marino

L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri di Giuseppe Giannini L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri

L'alterazione della realtà nel capitalismo dei disastri

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti