Le prerogative del potere

Sono gli Stati Uniti a definire chi rappresenta una minaccia globale, anche se per il resto del mondo la minaccia più grave sono proprio loro

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Le prerogative del potere

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Alla fine del 2013, la BBC ha riportato i risultati di un sondaggio lanciato dalla WIN/Gallup International, un’associazione leader nel campo della ricerca di mercato e dei sondaggi. La domanda era: “Quale paese rappresenta la più grande minaccia alla pace nel mondo?”. Ad arrivare primi sono stati proprio gli Stati Uniti, che hanno vinto con un ampio margine, prendendo tre volte i voti del secondo in classifica, il Pakistan.
 
Non è quello che, ovviamente, viene riportato dai media statunitensi: chi segue il dibattito è consapevole che negli Stati Uniti è l’Iran ad essere considerata la minaccia n. 1. Da qui l’obiettivo di contenimento del paese sciita e, soprattutto, la necessità di protrarre il sistema di sorveglianza dell’NSA, in nome della sicurezza. Una rappresentazione a contrario, potremmo dire, in cui è chi aggredisce a sentirsi maggiormente minacciato. 
 
In considerazione del sondaggio sembrerebbe un’altra la domanda più pertinente, secondo Noam Chomsky: “Gli Stati Uniti possono essere contenuti e allo stesso tempo le nazioni deboli possono essere protette dalla minaccia statunitense?”
Non tutti i paesi hanno la stessa percezione degli Stati Uniti: in Medio Oriente, ad esempio, la minaccia è percepita in maniera più severa che in altre regioni. Ma anche in altri paesi, come in America Latina, molti ritengono la presenza degli Stati Uniti negativa. Per dirla con le parole di un nazionalista cubano della fine dell’Ottocento, José Martì: “Più si ritraggono dagli Stati Uniti, più libero e prospero sarà il popolo [latino] americano”.
 
Il giudizio di Martì è stato confermato da un rapporto del U.N. Economic Commission for Latin American and the Caribbean, realizzato lo scorso mese: dal rapporto, infatti, si evince che la povertà si è ridotta drasticamente proprio in quei paesi che hanno portato avanti le riforme, Brasile, Uruguay, Venezuela e dove l’influenza statunitense è più debole; al contrario il tasso di povertà continua ad essere persistente in quei paesi che sono stati più a lungo soggetti al dominio della superpotenza, Guatemala e Honduras. Persino nel ricco Messico, sotto l’Ombrello del NAFTA, nel 2013 è stato registrato un tasso di povertà in aumento, circa un milione di poveri in più.

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