Le mire brigantesche del capitalismo angloamericano in Ucraina e l'ammissione del Senatore Graham

Le mire brigantesche del capitalismo angloamericano in Ucraina e l'ammissione del Senatore Graham

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di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Lo ammettiamo: il paragone fa acqua; come del resto quasi tutti i paragoni storici. Ma siccome i fattori del confronto – o, almeno, una parte di essi – continuano a battere il piratesco Jolly Roger in coffa, camuffato con Union Jack e Stars and Stripes, qualcosa si può ancora paragonare.

Passano i decenni, ma le mire brigantesche del capitalismo angloamericano in giro per il mondo e, nel caso specifico, nelle aree dell’ex impero russo, continuano a tener banco.

La guerra che qualcuno si ostina tuttora, in buona o malafede, a definire “russo-ucraina”, riveste oggi, essenzialmente, il carattere di un attacco euroatlantico a un pericolosissimo “attentatore” alla sacrosanta egemonia planetaria anglosassone: la Russia; attacco portato per tramite e sul territorio di quella che un tempo era la più sviluppata culturalmente, scientificamente e industrialmente Repubblica socialista sovietica d’Ucraina.

Ciò non toglie che, fatti ben bene i conti, il moderno whipping boy della corona britannica – vale a dire: il martoriato, imprigionato, mobilitato a forza e mandato al macello popolo ucraino; non certo la junta nazigolpista di Kiev – serva all’uopo non solo per la sua posizione e le sue caratteristiche (passate e attuali), ma anche per le sue notevoli risorse, che i pirati del XXI secolo non intendono lasciarsi sfuggire.

Dunque, si diceva. Quando nel 1918 ben 14 stati (Italia compresa) inviarono proprie truppe nel nord della giovanissima Russia sovietica, nel suo sud, in Siberia, comportandosi nelle regioni occupate da veri e propri signori feudali, avevano come obiettivo primario il soffocamento del primo stato socialista al mondo. Ma, già che c’erano, non disdegnavano certo di portarsi via, sulle navi con cui avevano trasbordato i soldati, legname, semilavorati, lino, pelli, carbone, minerali, disegnando un futuro in cui si sarebbero spartiti le immense risorse naturali di una Russia smembrata in tanti protettorati delle potenze vincitrici.

In tempi più recenti, la stessa Margaret Tatcher aveva auspicato qualcosa del genere. E più o meno le stesse cose, ancora più vicino a noi – secondo il portale greco Pronews – avrebbe dichiarato il deputato ed ex ufficiale di SM della Bundeswehr, Roderich Kiesewetter, secondo il quale uno dei principali obiettivi della NATO è quello di suddividere la Russia in tanti piccoli stati, impadronendosi quindi delle sue risorse naturali attraverso le compagnie occidentali.

Allora, nel 1918, sotto la supervisione di ceffi quali il Ministro della guerra britannico, Winston Churchill e il presidente della cosiddetta American Relief Administration, Herbert Hoover, coordinati dal “pacifista” per antonomasia, l’allora presidente yankee Woodrow Wilson, i pirati angloamericani, mentre rifornivano di armi e soldi i generali bianchi Judenic e Rodzjanko, armavano la controrivoluzione nei Paesi baltici, quale base di manovra per marciare su Pietrogrado e imponevano loro, nero su bianco, di ripagare i servigi occidentali con le ricchezze dei loro paesi. Lo stesso faceva l’ammiraglio Kolchak, in Siberia, che prometteva di sdebitarsi per le armi e i milioni, con le ricchissime risorse di quell’immensa regione.

Ecco che oggi, col tipico cinismo dei padroni cotonieri confederati, il senatore repubblicano Lindsey Graham ammette che nel sottosuolo dell’Ucraina ci sono «minerali critici per 10-12mila miliardi di dollari»: non li vorremo mica lasciare agli ucraini o ai russi? Dunque: avanti con soldi e armi alla junta, con l’obiettivo di derubarla di tutto. Tanto, i golpisti si sono già arricchiti e fare le spese non sarà che il popolo ucraino, privato di tutto.

«Se aiutiamo l'Ucraina ora» ha detto Graham alla CBS, «potrebbe essere un partner d’affari ideale; non voglio dare quei soldi a Putin e alla Cina… quei soldi potrebbero essere usati dall'Ucraina e dall'America. La situazione in Ucraina è molto importante». Chiaro che anche in questo caso, l’Ucraina è citata solo come “whipping boy”, tanto più che Graham non è nuovo a simili uscite, del tipo di conferire crediti a Kiev in cambio di risorse naturali, definendo la guerra in Ucraina un «buon investimento».

A questo proposito, ricordiamo per l’ennesima volta il caso delle fertilissime terre nere ucraine, portate via a convogli interi, o occupate dalle solite multinazionali agroalimentari, come Monsanto, Cargill, Dupont, ecc.

Poco tempo fa, l’americana Newsweek poneva l’accento sul titanio ucraino, «metallo chiave per lo sviluppo delle tecnologie militari più avanzate d’Occidente, base del futuro deterrente contro Russia e Cina», ampiamente utilizzato per caccia, elicotteri, navi da guerra, carri armati, missili a lungo raggio, mentre il Dipartimento degli interni lo classifica come uno dei 35 minerali vitali per la sicurezza USA. E oggi l’Ucraina, scrive la russa Stoletie, è la settima produttrice mondiale di “spugna” di titanio, dietro Cina (57% della produzione mondiale),Giappone, Russia, Kazakhstan, ecc.

Ma il titanio è solo una delle voci. Secondo The National Interest, il territorio ucraino adiacente il mar Nero (Donbass compreso: dice nulla?), è ricco di giacimenti di metalli di terre rare e pare che l'Ucraina, nel 2021, fosse a un passo dall'essere riconosciuta come la più ricca riserva di litio al mondo. Secondo un rapporto di GlobalData (Energy Monitor), le più grandi riserve di litio in Europa si trovano proprio in Donbass: si tratta, in particolare, del giacimento Ševcenko a Donetsk e del blocco Kruta Balka a Zaporož’e, ora sotto controllo russo. Aggiunti ai grossi giacimenti di litio russi (1,5 milioni di tonnellate), pongono la Russia tra i primi 10 al mondo.

Per quanto riguarda l’Ucraina, la piattaforma Azov-Podolsky, un massiccio cristallino di rocce precambriane, che si estende per un migliaio di km dal nord-ovest del paese fino alle coste del mar d'Azov, presenta notevoli giacimenti di metalli di terre rare. Ma Kiev, come accadeva ai “bei tempi” del 1918-1919 per i Baltici, il Caucaso, o la Siberia, nel novembre 2021 ha venduto una serie di giacimenti di litio all’australiana European Lithium. E, secondo The Washington Post, Kiev ha perso l'accesso a giacimenti fossili per almeno 12,4 trilioni di dollari: «L'Ucraina detiene alcune delle più grandi riserve al mondo di titanio e minerale di ferro, depositi di litio ed enormi giacimenti di carbone, per un valore complessivo di decine di trilioni di dollari».

Ma l’Ucraina è ricca anche di carbone, minerali di ferro, manganese, nichel e uranio e molte altre risorse naturali; detiene le maggiori riserve mondiali di zolfo ed è al secondo posto per il minerale di mercurio; senza contare le riserve di carbone, oro, gas naturale, petrolio, caolino, sale, gesso, zirconio, uranio, nichel, cromo.

Ecco dunque che si susseguono incontri e conferenze per “la ricostruzione postbellica” dell’Ucraina – l’ultima si è tenuta a Berlino il 12 giugno, con un numero di presenze di gran lunga maggiore che non la farsa “per la pace” sul lago di Lucerna – in cui le varie “sezioni” del capitale europeo manifestano il proprio interesse per questa o quella risorsa dell’ex RSSU, ma in cui la parte del leone è svolta dal capitale USA. Biden ha da tempo nominato un proprio rappresentante speciale per “la ricostruzione economica” dell’Ucraina, nella persona di Penny Pritzker, la cui famiglia è originaria di Velikie Pritski, vicino Kiev, da cui era emigrata a fine ‘800. Coadiuvata da agenti del USAID, Pritzker si occupa di “suggerire” modifiche alla legislazione ucraina che accelerino l’appropriazione di risorse e asset ucraini da parte del capitale yankee.

Queste sono le risorse del sottosuolo. Sopra ci sono le persone in carne e ossa; come noto, anch’esse molto ricche: di organi. Ecco, In Ucraina, dopo la bufala dei bambini “rapiti dai russi”, sta ora prendendo forza lo scandalo dei «trapianti al nero» e della vendita illegale di organi nei paesi occidentali. Senza bisogno di scomodare la solita “propaganda russa”, sono gli stessi media ucraini a scriverne, citando nomi altolocati (anche ex vice ministri, come Mikhail Zagrijchuk) di medici dell'ospedale centrale di Kiev e di una serie di cliniche di altre regioni del paese e parlando di tracce che condurrebbero alla «clinica britannica Hardwick Clinic Limited. Qui, opera il figlio di Zagijchuk (la clinica è intestata a sua zia, Tatiana Lapa). Siamo in attesa delle indagini dell'Interpol e delle autorità britanniche», scrive il canale Telegram Ukropskij freš. E sono ancora i media ucraini che lamentano come, da qualche settimana, nel paese non si effettuino trapianti; forse in attesa che si calmino le acque...

I Jolly Roger euroatlantici continuano a incrociare in quelle regioni e a far man bassa delle loro ricchezze.

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