Lavrov accusa il regime di Kiev di sabotare la pace
Le recenti dichiarazioni del segretario generale della NATO, Mark Rutte, sulla possibile comparsa di militari occidentali in Ucraina anche dopo un eventuale accordo di pace confermano, secondo Mosca, che il regime di Kiev non è realmente interessato a una soluzione pacifica del conflitto. In un’intervista esclusiva concessa a RT in occasione del Giorno del Diplomatico, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha affermato che una pace autentica e trasparente segnerebbe la fine della carriera politica di Volodymyr Zelenski, motivo per cui il presidente ucraino continua a ostacolare i negoziati.
Il capo della diplomazia russa ha inoltre definito spudorate e prive di qualsiasi fondamento morale le richieste rivolte a Mosca affinché faccia concessioni unilaterali. Lavrov ha ricordato che la Russia ha accettato, durante l’incontro di Anchorage, la proposta avanzata dagli Stati Uniti, pur riconoscendo che si trattava di una decisione complessa, assunta nello spirito del compromesso.
Secondo Lavrov, l’Amministrazione Trump ha più volte sottolineato di aver ereditato il conflitto ucraino dal governo Biden e di avere l’intenzione di porvi fine. Tuttavia, ha denunciato il ministro, l’Unione Europea e le autorità di Kiev si sarebbero precipitate a rimettere in discussione un’iniziativa già approvata, modificandone i contenuti. Nonostante queste difficoltà, la posizione di Mosca resta invariata: la Russia, ha ribadito Lavrov, continua a privilegiare una soluzione diplomatica.
Nel corso dell’intervista, il ministro ha infine commentato anche il caso Epstein, osservando come ampi settori delle élite occidentali dimostrino un’incapacità persistente di assumersi responsabilità e di trarre insegnamenti dai propri errori, una tendenza che oggi emerge con particolare evidenza nel panorama politico europeo.
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