I lavoratori portuali di decine di porti del Mediterraneo coordinano l'azione contro le spedizioni di armi israeliane

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I lavoratori portuali di decine di porti del Mediterraneo coordinano l'azione contro le spedizioni di armi israeliane

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I lavoratori portuali di oltre 20 porti del Mediterraneo sono pronti a organizzare un'azione sindacale coordinata il 6 febbraio, in seguito all'annuncio di questa settimana da parte dei sindacati dei lavoratori portuali, tra cui l'Unione Sindacale di Base (USB) italiana, che prende di mira la complicità delle autorità portuali e dei governi nel genocidio dei palestinesi a Gaza da parte di Israele.

L'azione pianificata si svolgerà simultaneamente nei porti di Italia, Grecia, Paesi Baschi, Marocco e Turchia, con l'obiettivo di interrompere le spedizioni di armi, contrastare il riarmo e contestare l'uso delle infrastrutture di trasporto civili per la logistica bellica, hanno annunciato gli organizzatori.

L'USB ha affermato che la mobilitazione è una risposta all'accelerazione della militarizzazione delle infrastrutture portuali e alla più ampia economia di guerra, che secondo i sindacati sta erodendo i diritti dei lavoratori e minando i sistemi di protezione sociale. 

Il sindacato ha sottolineato che lo sciopero ha lo scopo di "garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace, liberi da qualsiasi coinvolgimento in guerre".

Francesco Staccioli dell'USB ha avvertito che la mancata azione avrebbe avuto conseguenze durature sulle lotte sindacali, affermando: "Se non prendiamo questo provvedimento, tutte le nostre altre richieste saranno annientate dalla guerra".

Almeno 10 porti italiani hanno già confermato la loro partecipazione, rafforzando le azioni dei lavoratori portuali iniziate nel 2023 contro le spedizioni di armi agli israeliani. 

Tra queste iniziative precedenti figurano importanti attacchi in Italia per contrastare sia il genocidio israeliano a Gaza sia il programma di riarmo del Primo Ministro italiano Giorgia Meloni.

I rappresentanti sindacali hanno affermato che la campagna collega l'opposizione al genocidio, alla militarizzazione e all'imperialismo statunitense alle lotte sindacali locali, citando quelle che hanno descritto come misure sempre più repressive contro i lavoratori impegnati in azioni di solidarietà.

I lavoratori portuali del Pireo e di Mersin hanno sostenuto che le condizioni stanno peggiorando rapidamente e che possono essere affrontate solo attraverso un coordinamento internazionale. 

I sindacalisti in Grecia hanno affermato che se i lavoratori agissero collettivamente, "i porti potrebbero diventare una barriera alla guerra, non corridoi per la consegna delle armi".

La Federazione sindacale mondiale (WFTU) ha diffuso un messaggio di solidarietà a sostegno della mobilitazione del 6 febbraio e ha adottato lo striscione ufficiale "I portuali non lavorano per la guerra".

L'imminente azione coordinata segna la prima mobilitazione dei lavoratori portuali dell'anno, dopo una serie di blocchi portuali, rifiuti e minacce di sciopero nel Mediterraneo verificatisi nel 2025 a causa di spedizioni di armi legate al genocidio dei palestinesi di Gaza da parte di Israele.

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"Questo genocidio non si è limitato a distruggere la mia vita o tutto ciò che possedevo: è andato ben oltre. Mi ha distrutto dall’interno.
Ha spazzato via la pace dal mio cuore, ha frantumato la stabilità della mia mente e mi ha contagiato con una strana sindrome dell’anima. "

Potrebbero benissimo essere parole di un sopravvissuto alla Shoah… 
In realtà sono parole di Wasim Said, sopravvissuto al genocidio a Gaza autore di questa testimonianza esclusiva:

https://www.ladedizioni.it/prodotto/linferno-del-genocidio-a-gaza/

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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