La costruzione coloniale dell'Afghanistan: da Amanollah Khan al "Taleban Lite"

La costruzione coloniale dell'Afghanistan: da Amanollah Khan al "Taleban Lite"

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Prosegue il viaggio di ricerca storica alle radici dell'Afghanistan, una modalità per capire gli attuali conflitti, come ha agito e come forse agirà il colonialismo occidentale. Per visonare i capitoli precedenti potete cliccare qui: Primo, Secondo, Terzo e Quarto.

 Per Al Mayadeen English

[Questo saggio è stato tradotto dal tedesco e dall'inglese in italiano da Nora Hoppe]

Amanollah Khan ha introdotto l'Afghanistan in una nuova era, ma la situazione era soggetta a cambiamenti estremi.

Capitolo 5

  • La dominazione pashtun…

- Amanollah Khan, Habibollah Kalakâni

Dopo la morte di Amir Abdoll Rahman Khan nel 1901, suo figlio Habibollah Khan ne ereditò il dominio. Come suo padre, rimase un fedele servitore degli inglesi.

Quando Habibollah Khan fu assassinato nel 1919, il suo terzo figlio Amanollah Khan prese il posto del padre al potere. Le circostanze dietro questo assassinio non sono mai state chiarite, ma quasi tutti gli storici sospettano che Amanollah sia dietro la cospirazione.

Dopo il suo insediamento come Amir dell'Afghanistan, Amanollah dichiarò l'Afghanistan indipendente, scatenando la terza guerra contro la Gran Bretagna. Il risultato fu il trattato di Rawalpindi dell'8 agosto 1919, in cui il Regno Unito riconobbe la piena indipendenza dell'Afghanistan, mentre l'Afghanistan riconobbe la linea Durand tra l'Afghanistan e l'India britannica. Con questo trattato, Amanollah fu costretto ad accettare la perdita di alcuni territori afghani a favore della Gran Bretagna. Inoltre, il nome "Afghanistan" per lo stato e il paese e la denominazione "afghan" per tutti gli abitanti del paese furono finalmente convalidati a livello internazionale.

Amanollah Khan

La politica interna ed estera di Amanollah era piena di contraddizioni.

Da un lato, Amanollah intraprese importanti riforme per modernizzare l'Afghanistan secondo le linee europee (come i suoi contemporanei Atatürk in Turchia e Reza Khan in Iran). Era intenzionato a recuperare l'arretratezza del paese nel più breve tempo possibile. Bandì la schiavitù e l'uso del velo per le donne e lanciò importanti progetti per urbanizzare l'Afghanistan. Furono fatti passi importanti nel campo dell'istruzione. Furono fondate nuove e moderne scuole; numerosi alunni, sia maschi che femmine, furono mandati all'estero per studiare e approfondire la loro istruzione.

Fu anche in questo periodo che l'Afghanistan ricevette la sua prima costituzione. Questi sviluppi e progetti furono accolti con entusiasmo e buona volontà dallo strato giovane, istruito e aspirante della popolazione, per lo più urbana, ma incontrarono il rifiuto della popolazione rurale (soprattutto dei Pashtun conservatori e in particolare dei signori feudali), che si manifestò poi sotto forma di rivolte.

Inoltre, figure dubbie provenienti dal Territorio Indiano Britannico furono nominate a importanti uffici e funzioni della politica. I khan e i signori feudali influenti, che vedevano i loro interessi minacciati dalle nuove riforme, cominciarono prevedibilmente a resistere... per non parlare della classe clericale, che era tradizionalmente contraria a qualsiasi riforma o progresso. Alcune tribù Pashtun, che in passato erano state esentate dalle tasse e dal servizio militare, cercarono lo scontro con lo stato quando questo cercò di abolire la loro esenzione fiscale.

A volte, le riforme di Amanollah assunsero caratteristiche assurde, che finirono per ridicolizzare le sue importanti e serie riforme. Per esempio, proibì l'uso del turbante per gli uomini, ai quali fu consigliato di indossare il cappello a cilindro! Salutare le persone per strada doveva essere fatto alzando il cappello invece della mano o attraverso saluti verbali. Molte persone reagirono con disgusto a tali misure; altre si presero gioco di loro. Amanollah fu particolarmente deriso dopo aver completato un viaggio di diversi mesi attraverso l'Europa (nel 1928), dove fu ripetutamente corteggiato in pompa magna dalle élite occidentali e dai media borghesi affamati di sensazioni che lo vedevano come un esotico, orientale, "principe da mille e una notte". I tedeschi in particolare lo hanno corteggiato con fervore a causa della sua posizione apertamente anti-britannica. (Questo, tra l'altro, è il motivo per cui gli inglesi lo volevano fuori dai piedi).

Amanollah Khan e sua moglie la regina Soraya Tarzi a Londra

Mentre Amanollah era in Europa con la sua famiglia, gli agenti britannici in Afghanistan hanno fatto circolare fotografie false di sua moglie Soraya Tarzi, la regina, in abiti e posizioni indecenti. Questo aiutò i mullah e i khan a mobilitare la popolazione dietro di loro o almeno contro il governo.

Per quanto riguarda la questione dell'egemonia pashtun, invece, Amanollah non solo ha seguito le politiche dei suoi predecessori, ma le ha amplificate - reinsediando i pashtun in aree non-pashtun a spese della popolazione locale, riempiendo i posti importanti nell'amministrazione e nell'esercito con pashtun o fedeli non-pashtun. E non si è fermato qui; ha esteso questa egemonia alla sfera culturale... che i suoi predecessori avevano trascurato. Il suo ideologo ed esecutore in questo campo fu suo suocero Mahmud Tarzi, che aveva precedentemente vissuto a Istanbul, Baghdad e Damasco. Tarzi, che è considerato uno dei più importanti intellettuali del suo tempo, viaggiò in molti paesi europei, parlava diverse lingue, scrisse testi politici ed edificanti, tradusse la letteratura europea in persiano e si dice sia stato amico intimo di Sayyed Jamaluddin Al-Afghani, il prominente, ma discutibile studioso e panislamista del XIX e XX secolo, durante il suo periodo a Istanbul. (Sayyed Jamaluddin Al-Afghani è considerato il "nonno" di Ikhwan Al-Muslemin / i Fratelli Musulmani).

Tarzi riprese la pubblicazione di un giornale a Kabul (che era stato precedentemente pubblicato in India per l'Afghanistan e fu poi censurato dagli inglesi) e lo diresse come caporedattore per diversi anni. Allo stesso tempo, Amanollah lo nominò suo ministro degli esteri.

Tarzi non era solo un entusiasta sostenitore della modernizzazione dell'Afghanistan, ma anche un "ultranazionalista senza nazione" che era fortemente influenzato dalle ideologie nazionaliste e fasciste prevalenti in Europa. A quel tempo, le idee e i movimenti estremisti di destra erano diffusi in Europa. Molti afgani che studiavano o risiedevano in Europa adottarono questi punti di vista e li adattarono alla loro società in patria. Soprattutto le nozioni di "arianesimo" e la "superiorità degli 'ariani'" proclamata dai tedeschi, cadde su un terreno fertile, perché le élite afgane si vedevano come "gli autentici ariani".

Tarzi, che non parlava una parola di pashto (la lingua dei pashtun) e scriveva tutti i suoi testi in persiano, sosteneva l'opinione ridicola che il pashto fosse la madre di tutte le lingue e dovesse essere l'unica lingua parlata e scritta in Afghanistan.

Da quel momento in poi, tutti i governi dopo il regno di Amanollah hanno cercato la "pashtunizzazione" dell'Afghanistan e della sua popolazione non-pashtun.

Le riforme frettolose, irrealistiche e imitate di Amanollah (eseguite in modo "copia-e-incolla") alla fine fallirono.

La popolazione era divisa; alcuni si schierarono con Amanollah, altri contro di lui, a seconda dei loro interessi. Così, gli hazara, che beneficiavano maggiormente delle riforme di Amanollah, mandarono migliaia di combattenti dalla parte del governo, mentre diverse tribù pashtun al confine andarono a combattere contro di loro. All'interno del governo, tuttavia, c'erano apparentemente elementi che sembravano essere dalla parte del governo, ma in realtà stavano sabotando le sue politiche contro gli insorti.

La società afgana si trovò presto in preda a una lotta di classe su vasta scala.

Nel frattempo Habibollah Kalakâni, un ex soldato di umili origini di Kalakân (un villaggio nella provincia tagika di Kohdâman a nord di Kabul), un po' sempliciotto, raccolse intorno a sé un gruppo di uomini che la pensavano come lui e condusse frequenti incursioni nella zona. Inseguito dalle forze governative, dovette presto fuggire nell'India britannica dove gestì per un po' un "samovar" (una sala da tè). Lì incontrò gli agenti dell'India britannica travestiti da chierici (mullah). Essi dichiararono Amanollah un infedele e incaricarono Habibollah di deporre il re. Equipaggiato con armi e denaro, Kalakâni tornò a Kohdâman, liberò alcuni dei suoi ex compagni dalla prigione e organizzò un corpo.

Nel frattempo, diverse tribù pashtun si erano rivoltate contro il governo di Amanollah. Poiché grandi contingenti di truppe governative furono inviati a combattere la rivolta della tribù Shinwari nel sud-est, a Kabul erano rimaste solo poche truppe quando Habibollah Kalakâni invase la capitale da un lato completamente inaspettato dal governo. I pochi soldati rimasti e un gruppo di studenti, che si erano armati per difendere le loro scuole, non furono in grado di opporre una resistenza significativa agli uomini di Habibollah, molti dei quali erano banditi insubordinati. Habibollah Kalakâni riuscì così a prendere Kabul il 17 gennaio 1929 con soli 300 combattenti.

Amanollah, ancora in legittimo possesso del trono, si ritirò a Kandahar dove tentò di organizzare una forza di resistenza.

Dopo aver preso Kabul, Habibollah Kalakâni si proclamò re dell'Afghanistan mentre Amanollah Khan rimaneva ancora il legittimo sovrano in contumacia.

Habibollah Kalakâni

Kalakâni si mise subito a rovesciare tutte le riforme di Amanollah... Non solo chiuse tutte le scuole moderne per donne e ragazze, ma anche quelle per i maschi che furono obbligati a frequentare le scuole religiose. Le riforme giudiziarie che Amanollah aveva introdotto furono eliminate, e la Sharia fu reintrodotta come unico sistema legale. Furono prese ulteriori misure: il velo per le donne divenne obbligatorio; le tasse furono abolite; gli unici due cinema (a Kabul e Jalalabad) furono chiusi.

Alcuni tagiki vedono oggi Habibollah Kalakâni come un eroe che ha combattuto per la causa tagika contro l'egemonia pashtun... Può darsi che alcuni persianofoni istruiti abbiano effettivamente sostenuto questa rivolta. E certamente le misure di pashtunizzazione del precedente governo sono state influenti nell'incoraggiare i tagiki a ribellarsi contro di loro.

Tuttavia, la rivolta guidata da Habibollah Kalakâni e dai suoi uomini e la loro usurpazione del potere, nonostante fosse radicata nella popolazione tagika più povera, era in definitiva una campagna reazionaria e antimoderna che alla fine serviva come strumento per smantellare le strutture statali e come "ponte" per un'imminente operazione di cambio di regime su larga scala.

In effetti, lo stato di cose sotto Kalakâni non era molto diverso dalla situazione attuale sotto il dominio dei Talebani in Afghanistan. Si potrebbe persino considerare i nove mesi di governo di Habibollah Kalakâni come un "precursore" dell'attuale amministrazione talebana - una sorta di "regime talebano Lite".

Alla fine dell'estate del 1929, la situazione divenne critica: il precedente governo parzialmente progressista era stato rovesciato; la società era profondamente divisa; Amanollah Khan, che ancora si vedeva come il re "in carica e legittimo" dell'Afghanistan era sempre più sgomento e impotente... e il paese scendeva sempre più in basso nella guerra civile.

In quel momento, un uomo che aveva precedentemente combattuto per l'indipendenza dalla parte di Amanollah entrò in scena dalle quinte: Il generale Mohammad Nader Khan Mohammadzayi.

 

 

Tariq Marzbaan

Tariq Marzbaan

 

Nato a Kabul nel 1959, dove ha vissuto fino al 1982 quando si è rifugiato con parte della sua famiglia a Peshawar in Pakistan, poi in Germania dove ha ottenuto la cittadinanza anni dopo. Attualmente risiede nell'Asia sudorientale. Ha conseguito un master in letteratura persiana e filologia tedesca, oltre a continui studi indipendenti sulla geopolitica, la storia e il colonialismo. Ha lavorato come fumettista politico, artista, ricercatore e traduttore di notizie, montatore cinematografico, sceneggiatore. Ha prodotto e diretto il suo film documentario-saggio sull'esilio "The Storm Bird", che è stato presentato nei festival internazionali. Editorialista per Al Mayadeen English.

"Il Waste Land è la terra del non-spazio e del non-tempo, la visione di un luogo di nessuno, che con la sua oscurità infrange ogni speranza, in cui gli abitanti si dibattono in un clima di disperazione e soffocamento."

- Angelo De Sio, nella sua analisi de 'La terra desolata', poema di T.S. Eliot

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