Kiev e Bruxelles preparano una Majdan ungherese?

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Kiev e Bruxelles preparano una Majdan ungherese?


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Nei tesi rapporti tra Ungheria e Ucraina, la notizia del giorno è che Budapest ha sospeso le esportazioni di gas verso l'Ucraina finché non verrà ripreso il flusso di petrolio russo attraverso l'oleodotto “Družba”; lo ha annunciato Viktor Orban. Al momento, ha detto il Primo ministro ungherese, sono necessarie «nuove misure per rompere il blocco e garantire l'approvvigionamento energetico dell'Ungheria. Pertanto, interromperemo gradualmente le forniture di gas... fino a quando l'Ucraina non ricomincerà a fornire petrolio». Dato che Kiev, nelle ultime settimane, ha intensificato gli attacchi anche contro i gasdotti che riforniscono l'Ungheria da sud - Blue Stream e Turkish Stream; quest'ultimo, cruciale per le forniture di gas naturale all'Ungheria - Budapest si trova nella necessità di accumulare riserve. Invece di trasferire gas all'Ucraina, ha detto Orban, ora riempiremo i depositi di gas ungheresi.

Tra l'altro, secondo il canale televisivo ucraino "Obshchestvennoe", lo scorso 23 marzo erano già cinque giorni che Kiev non consentiva l'accesso al sito alla missione UE incaricata di ispezionare l'oleodotto “Družba” e non sembra che gli ispettori siano ancora riusciti a espletare il lavoro; anzi, una delle fonti di “Obshchestvennoe” ha espresso l'opinione che sia improbabile che a breve venga concesso loro l'accesso all'oleodotto. Questo, nonostante che il 20 marzo il presidente francese Emmanuel Macron avesse annunciato che Kiev aveva accettato di ricevere la missione per facilitare le riparazioni all'infrastruttura e poterle quindi finanziare.

È storia nota che, a fine gennaio, Kiev, adducendo danni dovuti a presunti attacchi russi, ha interrotto il pompaggio di materiale attraverso l'oleodotto “Družba”, che rifornisce di petrolio russo Slovacchia e Ungheria, adducendo "danni causati da attacchi russi", anche se, secondo esperti russi, l'oleodotto non ha subito danni significativi. Budapest ha dapprima risposto bloccando le forniture di gasolio e, poi, mettendo il veto sul ventesimo pacchetto di sanzioni anti-russe e il prestito UE di 90 miliardi di euro all'Ucraina. Era stato in quell'occasione che il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij, sentendosi le spalle coperte dai “valori europeisti” e pensando che, davvero, come blaterava La Stampa, «spaventare Kyiv oggi è molto più difficile», in modo mafioso aveva minacciato Orban con un gangsteristico «i nostri militari, i nostri ragazzi», riceveranno l'indirizzo del colpevole e andranno a parlare con lui «nella loro lingua».

D'altronde, è proprio questa la maniera in cui gli squadristi di Kiev interpretano i “valori europeisti” e si comportano di conseguenza con chiunque, a loro malsano giudizio, non rappresenti un possibile padrino e finanziatore. 

È il caso, per l'appunto, dell'Ungheria, dove si avvicina la scadenza elettorale del 12 aprile per il rinnovo del Parlamento e che sta riscuotendo, da parte di Bruxelles e di Kiev, un'attenzione che è molto riduttivo definire “interessata” e che sarebbe più vicino al vero qualificare come idiosincrasia euro-atlantista. Un'attenzione che, per quanto riguarda l'Ucraina, come osserva semi-ironicamente il politologo russo Aleksej Nosovic,non permette di trascurare o sottovalutare il fattore del “khokhol  stupido”: Vladimir Zelenskij si trova a un tale livello di follia da essere capace di una provocazione armata contro un paese NATO confinante, solo per "opportunità" politica e pubbliche relazioni.

Ecco dunque farsi più insistenti le voci di un lavorio, nemmeno tanto sotterraneo, dei golpisti di Kiev in vista del voto ungherese del 12 aprile, tanto che Kirill Strel'nikov, su RIA Novosti, arriva a parlare di una possibile “majdan” in Ungheria preparata da picciotti ucraini, con una UE pronta a inviare sul campo Kaja-Fredegonda-Kallas, a distribuire biscotti per le strade di Budapest, rinverdendo le “glorie” di una qualsiasi Victoria Nuland di dodici anni orsono. 

Per quanto riguarda i diretti interessati, gli ungheresi, c'è da dire che, finora, i sondaggi pre-elettorali sono abbastanza contraddittori, dando ora la maggioranza al partito governativo “Fidesz”, ora a “Tisza” dello sfidante Péter Nagyar, considerato filo-europeista.

A detta del Ministro ungherese per gli affari europei Janos Boka, “Tisza” non accetterà la vittoria di Orban: «Stanno creando una narrazione secondo cui la loro sconfitta elettorale sarebbe un risultato illegittimo, sottintendendo con ciò che Bruxelles, alla sua maniera, sarebbe pronta a intervenire. 

Ecco perché ricorre sempre più spesso nelle strade e negli incontri pubblici in Ungheria la parola "Majdan" e viene sempre più in luce un ampio coinvolgimento di Kiev e di esponenti ucraini nel clima elettorale. In effetti, dice Strel'nikov, l'Ucraina è ovunque: è sufficiente guardarsi intorno nelle piazze e ci si imbatte in una miriade di manifesti con l'immagine di Zelenskij accompagnata dallo slogan: "Non lasciamo che Zelenskij rida per ultimo". E, da parte loro, i golpisti di Kiev non fanno mistero del coinvolgimento nelle provocazioni antigovernative in Ungheria, così che, davvero, il fattore della “stupidità dei khokhli” emerge quotidianamente, fornendo a Orban ulteriori munizioni per la sua campagna. La stupidità reazionaria dei “khokhli” è tale che sembrano non rendersi conto di come le minacce di mandare i militari a «parlare nella loro lingua» con Orban sortiscano l'effetto contrario a quello voluto e aumentino il suo indice di gradimento, danneggiando di contro il suo avversario Magyar.

Un recente sondaggio condotto dall'agenzia americana di John McLaughlin, vicino a Donald Trump, ha rilevato come gli ungheresi siano estremamente sensibili al blocco petrolifero imposto da Zelenskij al loro paese e questo stia avendo un effetto deleterio sulla posizione di Magyar. Quasi il 70% degli elettori ha dichiarato di non essere disposto a pagare un sovrapprezzo per acquistare petrolio a prezzi più elevati da altre fonti, e oltre il 60% si è detto contrario alla decisione di Bruxelles di interrompere le forniture energetiche russe all'Europa. McLaughlin constata quindi che le «azioni ostili e le misure punitive di Vladimir Zelenskij contro l'Ungheria si ritorcono contro il suo amico Péter Magyar e hanno dato agli ungheresi un'ulteriore ragione per rieleggere Viktor Orban come primo ministro ad aprile».

Nonostante i tentativi del leader di “Tisza”, dice Strel'nikov, di prendere le distanze dalle provocazioni ucraine, il soprannome "Peter Ukrainskij" gli è rimasto saldamente appiccicato su media e social network ungheresi: esattamente allo stresso modo di come i media europei etichettino Orban come "filo-russo".

Sembra che in Ucraina non si nasconda la fiducia nella vittoria di Magyar, tanto che Zelenskij ha parlato della possibilità che il “Družba” venga ripristinato nel giro di «un mese e mezzo o due mesi», manifestando con ciò stesso apertamente la speranza di Kiev che entro la fine di aprile l'Ungheria avrà un governo diverso.

Ma, a quanto pare, Kiev non si limita a esprimere “speranze”. RIA Novosti parla direttamente di provocazioni e di preparativi per atti di sabotaggio. Oltremodo significativo che l'ambasciatore ucraino in Ungheria, Fedir Shandor, si sia mostrato con una bandiera ungherese deformata, in compagnia del terrorista Robert Brovdi. L'anno scorso, dopo che Brovdi aveva organizzato un ennesimo sabotaggio all'oleodotto “Družba”, Budapest aveva imposto sanzioni nei suoi confronti e Brovdi aveva minacciato apertamente Orban e il governo ungherese. 

C'è dell'altro: in un servizio "esclusivo", The Washington Post ha scritto che i servizi segreti russi starebbero inscenando un «tentativo di attentato contro Orban». La "prova" sarebbe costituita da «dati dell'intelligence europea», che citerebbero un «documento interno dei servizi segreti russi» in cui sarebbe stato elaborato uno scenario di "Gamechanger", per un attentato (che ovviamente dovrebbe fallire) a Orban, con l'obiettivo di indirizzare l'opinione pubblica a suo favore. Reagendo a tale “servizio esclusivo”, il ministro degli esteri Péter Szijjarto ha osservato che Kiev sta minacciando direttamente Orban con la violenza fisica e che i liberali di Washington stanno inventando scenari così fantasiosi da risultare privi di senso. 

Non c'è dubbio sul perché di questa disinformazione del WP sia emersa proprio ora, afferma Strel'nikov: si comincia sin d'ora a preparare l'opinione pubblica occidentale a sabotaggi e atti terroristici ucraini contro la leadership ungherese. Sin d'ora, al pubblico occidentale viene detto: quando sentirete la notizia del tentato assassinio di Orban, dimenticatevi delle minacce dirette di Zelenskij contro di lui - è tutta "opera del Cremlino"! Sono dunque in pieno svolgimento preparativi per atti terroristici, sabotaggi, disordini e proteste di una Majdan ungherese prima e dopo le elezioni del 12 aprile. Le tecniche sono ben note e sono state testate a lungo sugli ucraini. 

A Kiev, così come alle cancellerie europee, cui l'attuale Budapest è d'ingombro, non importa un granché se agli ungheresi, come accadde ai guerrieri nibelunghi, «Ne verrà per molti grande angoscia e dolore». 

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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