Il populismo militare non è la risposta ai problemi dell'Egitto

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Il populismo militare non è la risposta ai problemi dell'Egitto

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Gli egiziani stanno votando il testo di una nuova Costituzione redatta sotto la tutela militare dopo il colpo di stato dello scorso luglio contro il governo eletto, ma profondamente impopolare del presidente Mohamed Morsi, esponente della Fratellanza Musulmana. Il referendum, annunciato come una tappa essenziale verso un futuro democratico del paese, rischia di diventare uno strumento al servizio del populismo militare, una restaurazione dello stato di sicurezza che gli egiziani pensano di aver rovesciato quando hanno deposto il presidente Hosni Mubarak nel 2011.
 
Non c'è dubbio, si legge in un editoriale del Financial Times, che milioni di egiziani volessero la cacciata della Fratellanza. Morsi ha guidato un’amministrazione paranoica e settaria, cercando di riempire le istituzioni - come la magistratura - con islamisti a lui fedeli e trasformando l’esecutivo in una filiale dei Fratelli Musulmani piuttosto che nel governo di tutti gli egiziani. Sebbene democraticamente, Morsi ha fallito il test della democrazia, sentenzia il FT.
 
La rimobilitazione dei battaglioni di piazza Tahrir contro il governo Morsi è stata, però, strumentalizzata dai generali e accompagnata da un'ondata di adulazione popolare nei confronti del Generale Abdel Fattah al-Sisi, capo dell'Esercito e ministro della Difesa.
 
Il Generale Sisi, osannato dalle masse, sente chiaramente di avere il vento della storia dalla sua parte, si presenta come la versione moderna del nazionalista pan-arabo Gamal Abdel Nasser e sembra pronto a correre alle prossime elezioni presidenziali.
 
Questo governo ha fatto rivivere elementi essenziali dell’epoca Mubarak: la polizia segreta, i generali in carica nelle amministrazioni provinciali e la decisione di bollare la Fratellanza come organizzazione terroristica. I servizi di sicurezza non solo hanno sparato e incarcerato gli islamisti, chiudendo i loro media e sequestrando i loro beni ma hanno anche spinto la Confraternita verso la clandestinità, il modo più sicuro per incitare quel terrorismo che l'Esercito dice di combattere.
 
Questa Costituzione sancisce il potere e i privilegi delle Forze Armate, accanto a nuove leggi che limitano gravemente la libertà di riunione e di espressione. Liberali, progressisti e islamisti indipendenti sono stati incarcerati alla vigilia del referendum, anche se la nuova carta sarà facile trionfare nel clima di isteria contro i Fratelli.
 
Eppure la storia dimostra quanto i militari e i leader sostenuti dall’Esercito in Egitto e in tutto il mondo arabo abbiano lasciato le loro società in bancarotta ideologica. In tutti questi paesi vi è una povertà di istituzioni (l'Esercito è la principale istituzione in Egitto) e una cultura della politica a somma zero, comune sia al vecchio ordine che agli islamisti. Le forze laiche risultano così schiacciate tra Esercito e forze islamiste o, come nell’Egitto di oggi, finiscono per schierarsi con l'Esercito come male minore.
 
Per il FT, l’Egitto merita più del populismo militare che ha minato le prospettive dei suoi cittadini. Vale la pena ricordare che quando Nasser prese il potere quasi 60 anni fa, l'Egitto aveva lo stesso reddito pro-capite della Corea del Sud, ora si colloca a fianco di El Salvador, Kosovo e Swaziland. Anche se le ragioni di questo insuccesso sono complesse, il governo militare difficilmente può essere visto come soluzione.
L’Egitto ha bisogno di ripristinare la sicurezza per riavviare l'economia ma ciò non equivale a ripristinare lo stato di sicurezza e criminalizzare fino a un quarto della popolazione. Gli egiziani devono urgentemente creare un nuovo consenso, ricostruire la nazione e le istituzioni.

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