Il fraintendimento più profondo sulla parola «liberazione»

3651
Il fraintendimento più profondo sulla parola «liberazione»



di Francesco Erspamer*

 
Vorrei capire, al di là del richiamo mediatico dell’anniversario, a chi interessa la Festa della Liberazione. A me certamente, ma solo perché credo che commemori la sconfitta definitiva del fascismo mussoliniano e la cacciata degli occupanti tedeschi (l’«invasor» trovato una mattina dal partigiano in «Bella ciao»).

Ma cos’hanno da celebrare quelli che pensano che il fascismo, quel fascismo, sia vivo e vegeto se non perpetuo? Sarebbe come introdurre una festa dell’indipendenza prima di ottenerla o dopo averla persa. Del resto anche chi considera il 25 aprile come un’affermazione della sovranità italiana sta ingannandosi: pur di non parlare tedesco abbiamo iniziato a parlare inglese e dopo aver lottato per affrancarci dalla tutela germanica abbiamo supinamente accettato e mantenuto quella statunitense.

Il fraintendimento più profondo riguarda proprio la parola «liberazione»; allora significava resistenza contro l’oppressore straniero e i collaborazionisti interni, e in quell’aprile fu vittoriosa. Ottant’anni dopo la parola vuol dire deregolamentazione economico-finanziaria e emancipazione individuale: in una parola, neoliberismo. In questa prospettiva a festeggiare, oggi, dovrebbe essere solo la destra, che il suo libero mercato l’ha ottenuto pienamente e facilmente, più di quanto avesse mai osato sperare; piddini e «woke», invece, continuano a lamentarsi che parte della società italiana sia tradizionalista, familista, sessista, ancora eccessivamente cattolica, e poi poco disposta all’accoglienza indiscriminata di migranti e turisti e pertanto xenofoba se non razzista, insomma arretrata rispetto ai paesi in cui le magnifiche sorti e progressive si sono avverate. La loro liberazione è dunque tutt’altro che realizzata: cosa ci vedono nel 25 aprile?

Era un mondo che i tanti vincenti degli anni duemila detesterebbero, troppi vincoli morali e culturali, troppi valori, un senso di appartenenza e di restanza inconcepibile per i cultori dell’innovazione fine a sé stessa, del consumismo compulsivo, dell’utilitarismo come scusa per fare quello che si vuole. Oggi celebro il 25 aprile, ma non per i motivi che trovate sui giornali, nei telegiornali, sugli «asocial».

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

Guerra del Golfo: infuria la battaglia finanziaria di Giuseppe Masala Guerra del Golfo: infuria la battaglia finanziaria

Guerra del Golfo: infuria la battaglia finanziaria

La tecnocrazia digitale e il "chiaroscuro dove nascono i mostri" di Francesco Santoianni La tecnocrazia digitale e il "chiaroscuro dove nascono i mostri"

La tecnocrazia digitale e il "chiaroscuro dove nascono i mostri"

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

La geopolitica del tifoso e il pragmatismo chavista di Geraldina Colotti La geopolitica del tifoso e il pragmatismo chavista

La geopolitica del tifoso e il pragmatismo chavista

Olimpiadi: meglio Petrecca! di Alessandro Mariani Olimpiadi: meglio Petrecca!

Olimpiadi: meglio Petrecca!

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti