Il cambiamento climatico è un problema reale...per i profitti delle multinazionali

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Dopo anni di indifferenza e inerzia rispetto alle grosse minacce globali, come il riscaldamento globale, alcune grandi multinazionali stanno cominciando a pensare che il cambiamento climatico rappresenta un problema anche per loro. La siccità globale, infatti, minaccia la produzione della famosa bevanda: il problema legato al reperimento delle materie prime varrebbe non solo per l’acqua ma anche per la produzione di zucchero di canna, di barbabietole da zucchero e di agrumi.
La posizione della Coca Cola sembra essere molto diffusa tra i leader di importanti aziende americane. Anche la Nike inizia a parlare di clima da quando nel 2008 particolari eventi climatici in Thailandia hanno spazzato via quattro fabbriche mentre la siccità persistente pone a rischio la produzione del cotone.
 
Il riscaldamento globale viene percepito come una forza che riduce il prodotto interno lordo, rende più costosi cibo e materie prime, pone a rischio le catene di forniture e aumenta il rischio finanziario.
 
Il World Economic Forum in svolgimento questi giorni a Ginevra parlerà per tutta la giornata di venerdì di cambiamento climatico: non tanto per salvare gli orsi polari ma per promuovere gli interessi economici di alcuni.
 
A Washington, invece, il Presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, ha posto il cambiamento climatico al centro degli obiettivi della banca: il riscaldamento globale, infatti, contribuirebbe all’aumento della povertà nel mondo e limiterebbe la crescita del PIL nelle economie emergenti.
 
L’obiettivo della crescita resta il cardine attorno al quale orientare la propria posizione in tema di cambiamento climatico: Colombia, Etiopia, Indonesia, Corea del Sud, Norvegia, Svezia e Gran Bretagna hanno istituito la Global Commission on the Economy and Climate e stanno portando avanti uno studio per comprendere come affrontare i rischi legati al clima per meglio raggiungere obiettivi di crescita economica. 
Cina ed India sono da sempre diffidenti a promuovere politiche ambientali in quanto l’energia a basso costo prodotta col carbone sta contribuendo a far crescere le economie di questi paesi e a far uscire milioni di persone dalla povertà.
Persino l’Europa sta facendo un passo indietro in tema di lotta al cambiamento climatico: gli alti costi dell’energia, il declino della competitività industriale e un’economia che stenta a ripartire fra le cause della decisione europea.

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