I comunisti tornano al potere in Guyana: preoccupate le multinazionali!

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I comunisti tornano al potere in Guyana: preoccupate le multinazionali!

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Nella Repubblica Cooperativa della Guyana, il piccolo paese sudamericano di pocomeno di 750’000 abitanti confinante con il Venezuela, il Brasile e il Suriname, sono finalmente arrivati i risultati delle elezioni svoltesi lo scorso mese di marzo. Numerosi tentativi di brogli atti a far vincere la destra avevano spinto infatti la Commissione elettorale nazionale (GECOM) a procedere con un riconteggio delle schede di voto.


Sconfitto l’ex-militare che guidava la coalizione filo-USA


I risultati sono arrivati proprio ieri e hanno segnato un ribaltone: le elezioni legislative sono state vinte infatti dal Partito Progressista del Popolo (PPP), il nome con cui sono conosciuti i comunisti del paese, che con il 50,59% dei voti occuperà 33 seggi (con un aumento di due deputati).


Al primo scrutinio i comunisti avevano ottenuto solo il 49% dei consensi e, per poche migliaia di voti, sembrava delinearsi la riconferma del presidente uscente, l’ex-militare David Arthur Granger appartenente a una coalizione APNU-AFC che univa liberali e socialdemocratici. La verifica ha però portato alla luce circa 4’000 schede attribuite proprio ai comunisti che così conquistano il governo del Paese.


L’APNU-AFC ha di poco superato dal canto suo il 47% dei voti eleggendo 31 deputati e perdendo due seggi rispetto al 2015. La terza sigla in gara, il Partito per la Libertà e la Giustizia, una scissione a destra dell’APNU-AFC è entrata in parlamento con un solo rappresentante.


Il nuovo presidente è comunista


Le frodi elettorali che hanno ritardato lo scrutinio erano chiaramente orientate a impedire al partito comunista di riprendersi lo scranno più alto della piccola Repubblica, ma sono fallite. Il candidato comunista alla presidenza, Irfaan Ali, nato nel 1980 e laureato in pianificazione urbana, potrà quindi promettere fedeltà alla Costituzione ed entrare finalmente in carica.

 

Benché la pagina Wikipedia in inglese tenti di omologare il PPP quale innocuo partito che ha abbandonato il riferimento al marxismo-leninismo, il sodalizio risulta in realtà a tutt’oggi membro dell’Incontro internazionale dei partiti comunisti e operai.


Gli USA e la Exxon Mobil arrabbiati


Il dato politico più importante è però un altro che non la collocazione ideologica del Partito. Le elezioni si sono svolte infatti in un clima alquanto teso: la Guyana infatti dispone di ricche riserve petrolifere che il precedente governo, nonostante si definisse socialdemocratico, ha dato in concessione alla multinazionale statunitense Exxon Mobil.


In pratica il governo precedente, uscito sconfitto dalle urne, aveva “regalato” a Washington il controllo sulle risorse naturali del proprio Paese. Una decisione, questa, che il Partito Progressista del Popolo aveva fortemente contestato, accusando Granger di svendere i beni nazionali all’imperialismo americano.


Che succederà ora? Aspettiamoci che, qualora il nuovo governo dovesse in qualche modo ostacolare la Exxon Mobil o altri interessi americani nel Paese, i nostri mass-media inizieranno a definire la Guyana una “dittatura” e fioccheranno rapporti su presunti diritti umani calpestati. Naturalmente il PPP sarà poi etichettato come “sovranista” e “nazionalista” per farlo odiare della sinistra europea… un copione visto e stravisto.

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