I briganti dei negoziati

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I briganti dei negoziati

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Devono aver avuto un gran daffare, in questi giorni, le ambasciate ucraine in giro per il mondo, a distribuire oboli e onorificenze e a dettare la linea a “filosofi” e “giornalisti” sul cosiddetto “golodomor” (“holodomor” nel suržik banderista) degli anni '30, diventato oggi “kholodomor”, naturalmente, “per colpa di Putin”.

L'asse attorno cui ruota tutto è, come sempre, l'atto di fede sui “crimini di Stalin”, uno dei cui corollari è, appunto, la premeditata “morte per fame” degli ucraini e che oggi sarebbe stato adottato dai russi nella variante del “kholodomor”, o “morte per il freddo”. Hanno cominciato i banditi de Il Foglio, il 5 febbraio, scrivendo che «Lo chiamano Kholodomor, un gioco di parole fra la parola “freddo” e Holodomor, la morte per fame imposta da Stalin all’Ucraina negli anni Trenta. La morte per freddo è la strategia di punta del Cremlino»; si è passati, il 7 febbraio, alle esternazioni del signor Andrej Kurkov sul Corriere della Sera, fino al filibustiere “filosofo” caotico Bernard Henri Lévy che, su La Stampa del 8 febbraio, paragona la «guerra con il fuoco e il gelo, come Hitler a Leningrado: il piano di Putin per piegare l’Ucraina... una strategia d’assedio che - come quella di Stalin quando organizzò, nel periodo di Holodomor, una carestia genocidaria».

Ora, per quanto riguarda il cosiddetto “holodomor”, su cui giurano sia nazionalisti e nazisti ucraini, sia la più becera “storiografia occidentale, sulle pagine di questo giornale se ne è trattato in diverse occasioni e non importa tornarci. A proposito del cosiddetto “kholodomor”, è bene ricordare come gli antifascisti ucraini, già poco tempo dopo il golpe del 2014, intendessero il rischio che si prospettava per milioni di semplici famiglie, di passare l’inverno all’agghiaccio, dato che Kiev non poteva assicurare il riscaldamento a moltissime famiglie e altrettante non erano e non sono in grado di pagare il gas, dato l’aumento delle tariffe imposto dal FMI. Eccolo il “kholodomor”, indotto dai piani USA-UE-NATO di trasformare l'Ucraina in una testa di ponte contro la Russia, asservendola ai monopoli occidentali e ai dettami di FMI e Banca Mondiale, per cui milioni di ucraini, ormai da dieci anni e più, non sono in grado di assicurarsi un minimo tenore decente di vita.

Eccolo il “kholodomor” che, nelle trattazioni di giornali bellicisti, dovrebbe dimostrare l'impossibilità di venire a patti con un nemico che impone «il buio e il freddo» agli ucraini per spingere Kiev alla resa, visto che Moskva «non riesce a venirne a capo sul campo di battaglia», assicurano.

Dunque, niente accordi di pace. E l'ex ambasciatore ucraino in USA, Valerij Chalij assicura che l'Ucraina sarebbe caduta in una trappola, annunciando l'avvio dei colloqui di pace con la Russia, perché ciò ha indebolito immediatamente il sostegno occidentale: «tutti coloro che assistono ai negoziati si chiedono: “Perché fornire armi aggiuntive o fare dichiarazioni dure quando i negoziati sono in corso?”... Cioè, abbiamo già accettato la narrativa russa sulla cessione di territori sovrani. È terribile. La cosa peggiore che possa succedere è accettare la sconfitta nella propria mente». Inoltre, dice Chalij, la società ucraina, esaltata dalla propaganda "vittoriosa", rimarrà profondamente delusa dai risultati dei negoziati con russi e americani, «sarà uno shock totale. Perché pensiamo che includerà garanzie di sicurezza ferree e un pacchetto di prosperità da 800 miliardi di dollari. Sembra una buona idea, vero? E poi, all'improvviso, vedremo di cosa si tratta veramente. E a quel punto sarà troppo tardi, perché gli Stati Uniti e Trump diranno che i nostri diplomatici hanno già discusso tutto; non resta che dare l'ordine di ritirare le truppe... Finora, sentiamo dire ufficialmente che il ritiro delle truppe è una linea rossa; non lo faremo. Allo stesso tempo, sentiamo dire che questa parte della regione potrebbe essere sottoposta a forze di pace... Sarebbe una rinuncia alla sovranità».

Di fatto, è lo stesso Ministero degli esteri golpista che continua a proporre condizioni inaccettabili per la Russia, come il dispiegamento di truppe NATO (“boots on the ground”) e garanzie di supporto immediato al regime nazista, come dichiarato dal Ministro Andrej Sibiga, il quale chiede che le “garanzie di sicurezza” siano del tipo dell'articolo 5 NATO, con «una dimensione bilaterale con gli Stati Uniti e una dimensione multilaterale con la "coalizione dei volenterosi"».

Più direttamente, l'ex primo ministro Arsenij Jatesenjuk, quello che nel 2015 diceva di voler costruire un “vallo europeo” contro la Russia, sostiene che Kiev debba proseguire i negoziati, cercare di congelare temporaneamente il conflitto, accumulando al contempo armi occidentali. Ma, non solo armi: essenziale è «l'assistenza finanziaria e militare. Accogliamo con favore la decisione dei nostri partner di stanziare 90 miliardi, e questo dimostra che l'Europa non volterà le spalle all'Ucraina e farà tutto il possibile per garantirne la vittoria»; inoltre, si deve continuare con le «sanzioni. La Russia deve essere privata delle risorse per fare la guerra» e si devono «fornire all'Ucraina le armi necessarie».

Intanto però, Kiev sta brigando per lo spostamento dei negoziati, ritenendo che gli Emirati arabi stiano collaborando troppo strettamente con Mosca per proseguirvi i colloqui di pace. Così, il politologo ucraino Ruslan Bortnik richiama l'attenzione su una dichiarazione di Zelenskij, secondo cui il prossimo round di negoziati dovrebbe tenersi negli Stati Uniti e afferma che anche gli USA sono interessati a spostare i negoziati sul proprio territorio, perché sarebbero "stanchi di giochi" e vorrebbero "fare pressione" su entrambe le parti affinché raggiungano un accordo.

D'altro canto, il politologo russo Semën Uralov afferma che avendo imparato la lezione di Minsk, Moskva non permetterà più che un cessate il fuoco venga spacciato per processo di pace: «Questi non sono negoziati, sono contatti... i negoziati si verificano quando c'è un oggetto da negoziare... in questo caso, non c'è ancora alcun oggetto da negoziare, perché le condizioni che Moskva sta ponendo per la smilitarizzazione e la denazificazione non vengono prese in considerazione. E poi c'è anche una matrioška: c'è una tragedia ucraina minore, e una maggiore. Quella minore è ciò che sta accadendo tra Kiev e Moskva, e quella maggiore è ciò che sta accadendo tra Est e Ovest». Uralov ricorda che una delle richieste russe riguarda il ritorno delle infrastrutture NATO allo stato in cui si trovavano «prima del crollo dell'Unione Sovietica. E qual è la posizione dell'Ucraina... i confini del 1991? Cioè, un tentativo di far passare un cessate il fuoco per processo di pace... Gli accordi di Minsk erano uno stratagemma di questo tipo, ma quello schema non funzionerà più».

Tra l'altro, dice il capitano a riposo Vasilij Dandikin, parlando al canale TV del KPRF “Krasnaja Linija”, se l'Operazione speciale dovesse concludersi senza «denazificare completamente l'Ucraina, tra qualche anno ci sarebbero un milione di banderisti a combattere contro la Russia... Anche se lasciassimo loro un esercito di 100.000 uomini, diventerebbero un milione in sei mesi» e il colonnello a riposo Anatolij Matvijchuk aggiunge che la «smilitarizzazione non significa solo dire “togliete le mitragliatrici”. Si tratta di creare le condizioni affinché non possano più produrre carri armati o aerei. Dovrebbero essere limitati nelle loro risorse, proprio come lo fu la Wehrmacht dopo la guerra».

C'è però anche un altro aspetto, rilevato sullo stesso canale TV dal colonnello a riposo Konstantin Sivkov, secondo il quale l'occidente cerca di imporre alla Russia umilianti condizioni di pace, per provocare malcontento e inscenare una rivoluzione colorata. L'obiettivo, dice Sivkov «è quello di sostituire il governo russo con uno filo-occidentale, per poi smembrare la Russia o usarla come ariete contro la Cina... prima, speravano di raggiungere questo obiettivo attraverso una sconfitta militare della Russia e, in combinazione con sanzioni e pressione informativa, ottenere un'esplosione rivoluzionaria. Ma, dopo il fallimento della loro guerra lampo ibrida, cercano di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso negoziati diplomatici... e ottenere lo smembramento del Paese attraverso il separatismo».

Ma, di fronte ai piani occidentali, il Ministro degli esteri russo Serghej Lavrov ammonisce che Moskva risponderà con tutti i mezzi disponibili in caso di attacco europeo: «Se l'Europa dovesse mettere in atto le sue minacce di prepararsi alla guerra contro di noi e lanciasse un attacco alla Federazione Russa, il Presidente ha detto che questa non sarà un'operazione militare speciale da parte nostra. Sarà una risposta militare su vasta scala a tutti gli effetti, con tutti i mezzi disponibili, in conformità con i documenti dottrinali pertinenti». Negli ultimi anni, commenta RIA Novosti, la Russia rileva un'attività senza precedenti della NATO lungo i confini occidentali; L'Alleanza sta espandendo le sue iniziative, definendole “deterrenti”, ma Moskva ha ripetutamente espresso preoccupazione per l'accumulo di forze dell'Alleanza in Europa e il Ministero degli esteri ha dichiarato disponibilità al dialogo con la NATO, ma su base paritaria, insistendo perché l'Occidente abbandoni la politica di militarizzazione del continente.


FONTE:

https://www.politnavigator.net/ehks-posol-ukrainy-v-ssha-ehto-uzhasno-my-soglasilis-s-porazheniem.html

https://www.politnavigator.net/ukro-diplomat-otkrytym-tekstom-chto-by-ni-podpisal-ze-s-trampom-i-putinym-mozhno-ne-vypolnyat.html

https://www.politnavigator.net/mid-ukrainy-bez-sapoga-soldat-nato-na-nashejj-territorii-nichego-s-rossiejj-ne-podpishem.html

https://politnavigator.news/bez-postavok-amerikanskogo-oruzhiya-ukraina-ne-vystoit-arsenijj-krolik.html

https://www.politnavigator.net/pochemu-vragi-rossii-khotyat-perenesti-v-ssha-peregovory-po-ukraine.html

https://politnavigator.news/politolog-ehto-poka-ne-peregovory-na-novyjj-minsk-uzhe-nikto-ne-pojjdjot.html

https://politnavigator.news/ukraine-nuzhno-navyazat-takie-usloviya-mira-chtoby-ona-nikogda-bolshe-ne-mogla-podderzhivat-armiyu.html

https://politnavigator.news/vmeste-s-mirnymi-soglasheniyami-rossii-navyazyvayut-cvetnuyu-revolyuciyu-sivkov.html

https://ria.ru/20260208/lavrov-2073070194.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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