Guerra all'Iran: sono solo 7 i morti USA?

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Guerra all'Iran: sono solo 7 i morti USA?

 

di Francesco Corrado

 
Il colonnello Macgregor, uno dei migliori analisti di faccende militari al mondo, già consigliere del Segretario di Stato nella prima amministrazione Trump e quindi non proprio un avversario del governo USA, ha pubblicamente detto che, a suo avviso, da quando è deflagrato il conflitto nel Golfo Persico, i morti statunitensi sono certamente di più di quelli dichiarati.
 
Il colonnello fa presente che la politica americana in caso di guerra è quella di negare l'entità delle perdite militari nella prima fase di ogni conflitto. Poi, a bocce ferme, i numeri vengono ovviamente resi pubblici con meno reticenze, ma sempre dopo molto tempo e quando il conflitto si è raffreddato nella coscienza collettiva. Ma nelle fasi iniziali è politica obbligatoria, nel rapporto con la stampa e i cittadini, quella di negare le perdite se poche, o di minimizzarle al massimo se sono cospicue.
 
Ricordiamo che nel presente conflitto la reazione iraniana ha sorpreso gli aggressori israeliani e statunitensi. Nella famosa Guerra dei 12 Giorni della primavera scorsa, l'attacco a tradimento di Israele prese alla sprovvista gli iraniani che in buona fede stavano trattando con gli USA. La reazione iraniana che si rivolse solo contro Israele iniziò dopo quasi due giorni dall'attacco subito.
In quel caso Israele riuscì, con una censura spietata e grazie alla disciplina del suo popolo nell'aiutare il governo, a non far trapelare la reale entità dei danni subiti.
  
In questa nuova, ennesima aggressione, gli iraniani erano pronti. Il calcolo fatto da Israele ed USA era il seguente: attaccare a tradimento quando oramai le trattative sembravano giunte al risultato sperato, prendendo il nemico di sorpresa come nel 2025, ma stavolta con un attacco massiccio e congiunto che aveva come obiettivo ogni centro di potere dell'Iran. Ministeri, case private, insomma distruggere i luoghi fisici del comando ed uccidere le persone. Decapitare la Repubblica Islamica, credendo che i continui bombardamenti avrebbero mandato in confusione il nemico ma soprattutto che gli agenti in loco e la "popolazione che si vuole liberare dall'oppressione" (che esiste solo nella propaganda europea) avrebbero fatto il resto.
 
La risposta dell'Iran invece è stata immediata e condotta secondo direttive precise e aggiornate alla luce dell'esperienza fatta durante il conflitto precedente. Inoltre oggi l'azione iraniana beneficia di un aiuto dei cinesi e di qualcosa anche dei russi (aiuto di certo non massiccio poiché l'Iran rifiuta ancora un reale alleanza con la Russia). 
 
I cinesi non stanno sparando un colpo ma stanno mettendo a disposizione della Repubblica Islamica informazioni satellitari e radar.
Quindi in questo conflitto gli iraniani ci vedono molto più chiaro ed in tempo reale rispetto al conflitto del 2025 che, ricordiamo, stava letteralmente piegando Israele che implorò gli USA di intervenire in soccorso.
 
Ebbene il calcolo secondo il quale un attacco non solo israeliano ma stavolta congiunto avrebbe piegato la Repubblica Islamica è saltato e la reazione iraniana ampiamente prevedibile e prevista dagli analisti di faccende militari è stata sostanziale.
 
Tutte le basi americane nel golfo sono state attaccate massicciamente, e già coi primi droni sono saltati gli "early warning radar" cioè i radar più sofisticati che forniscono alla contraerea i dati per l'abbattimento dei velivoli in arrivo. 
La stampa mediorientale parlava di centinaia di morti delle forze NATO tra cui 20 italiani già nel primo giorno di guerra: dati mai confermati dalle forze armate dei relativi paesi e forse erronei. 
Il fatto però che alcune di queste basi siano state addirittura abbandonate la dice lunga sui danni e le relative perdite del personale militare. 
 
Prima o poi la cosiddetta "fog of war" cioè la disinformazione che accompagna le manovre militari, si diraderà ed avremo un quadro più chiaro di ciò che è successo: ma che le cose per Israele ed USA si siano fatte molto complicate è certo e soprattutto, per ciò che ci interessa in questo articolo, la distruzione delle basi USA nel Golfo Persico è una cosa che nessuno mette in discussione. Con i relativi morti.
 
Larry Johnson fa presente che molti feriti sono stati trasportati dal Golfo in Germania e che le forze armate statunitensi abbiano richiesti notevoli quantitativi di sangue.
 
E' su questi dati che si basano le stime di Macgregor oltre alla consapevolezza delle modalità di azione dei comandi militari in situazioni come quelle che stanno vivendo le forze armate USA: rimane difficile ricordare un momento nella storia militare degli USA in cui oltre 20 basi siano state sotto massiccio attacco costringendo i comandi ad abbandonarne diverse in quanto indifese.

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