Guerra alla Russia: esercito europeo o coalizione dei “volenterosi”?
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Sembrava che negli ultimi tempi fosse calato il silenzio sui piani di allestimento di un esercito europeo. Ora, col pretesto di fare la voce grossa nei confronti di Trump e delle sue ambizioni sulla Groenlandia, bofonchiando qualcosa sull'invio di truppe “europee” sull'isola, a difesa della sovranità danese, ecco che si riaffaccia l'idea di una forza armata comune della UE. Non che la Groenlandia c'entri davvero qualcosa, per carità; ma offre l'occasione di una sortita, di cui in verità nessuno sentiva questo gran bisogno, al Commissario europeo alla guerra Andrius Kubilius, per parlare di un esercito europeo permanente di 100.000 uomini, in sostituzione delle forze yankee in Europa, che ammontano oggi, per l'appunto, a circa 100.000 unità.
Perché, se si arrivasse a una contrapposizione, non certo davvero militare, tra Bruxelles e Washington, si dice, ciò condurrebbe a una disgregazione, o quantomeno a un indebolimento, della NATO.
Quindi, sin «dall'inizio del mio mandato», dice colui a cui si deve il vaticinio sulla Russia che «tra cinque anni, o forse anche prima, attaccherà un paese europeo, o forse più di uno», vado ripetendo che «ci troviamo di fronte a due problemi: la minaccia russa e il ritiro degli Stati Uniti dalla regione indo-pacifica. Oggi, il bilancio militare della Russia, in termini di parità di potere d'acquisto, rappresenta l'85% della spesa per la difesa di tutti i paesi UE. Non vi è alcun segno che Putin intenda raggiungere la pace. Anche se la pace venisse raggiunta, continuerà a perseguire un'economia militare». Ovvio: come farebbe altrimenti a mettere in atto il vaticinio di Merlino-Kubilius. Ora, dice il Commissario-veggente, la situazione è questa: «Gli Stati Uniti ci chiedono ufficialmente di essere pronti ad assumerci la piena responsabilità della difesa dell'Europa. E non possiamo che essere d'accordo con questa richiesta. Se gli americani lasciano l'Europa... come sostituiremo l'esercito americano, forte di 100.000 uomini, che è la spina dorsale delle forze armate in Europa? Chi diventerà la spina dorsale dell'esercito europeo? I tedeschi? Un insieme di 27 "eserciti di carta": eserciti che sembrano belli ma in realtà sono esigui, ridotti, tagliati? Oppure, come proposero Jean-Claude Juncker, Emmanuel Macron e Angela Merkel dieci anni fa... creeremo un potente "esercito europeo" permanente di 100.000 soldati?». Mettiamoci dunque all'opra, miei prodi, «Perché, come ha affermato di recente il Cancelliere Merz, i giorni della Pax Americana sono finiti. L'indipendenza nella difesa significa che dobbiamo essere pronti a difenderci nel quadro della NATO, ma con una presenza americana molto più ridotta in Europa. Il nostro problema è la mancanza di unità. Ecco perché, prima di tutto, dobbiamo rispondere a una domanda molto semplice: gli Stati Uniti sarebbero militarmente più forti se avessero 50 eserciti statali invece di un unico esercito federale, 50 strategie di difesa e bilanci per la difesa statali invece di un'unica strategia e bilancio di difesa federale? I nostri cittadini hanno una risposta molto chiara: una recente pubblicazione su Politico mostra che in Spagna, Belgio e Germania, circa il 70% dei cittadini preferisce che il proprio Paese sia difeso da un esercito europeo piuttosto che da un esercito nazionale (10%) o dalla NATO (12%)». Il primo passo, dice Andrius, è la creazione di un Consiglio di Sicurezza Europeo, con membri permanenti di alcuni paesi UE, un rappresentante della Gran Bretagna e rappresentanti di altri paesi europei a rotazione.
Nella prospettiva di una disgregazione della NATO che, secondo l'odierna vulgata ufficiale, potrebbe venir provocata dalle mire territoriali trumpiane nei confronti di un membro europeo dell'Alleanza atlantica, la Danimarca, la ricetta è quindi quella di salvaguardare i profitti del complesso militare-industriale indirizzando le spese di guerra verso un nuovo soggetto.
Soggetto che, per la verità, solo teatralmente dovrebbe contrapporsi allo sbarco yankee sull'isola artica ma, molto più prosaicamente e in linea coi veri obiettivi europeisti, dovrebbe prepararsi allo scontro, autentico, con la Russia.
Ma, a parte le uscite kubiliusiane su «un'unica strategia e bilancio di difesa federale», sul modello USA, adattati al vecchio continente, nel mondo reale le truppe “europeiste” dovrebbero essere preparate allo scontro con la Russia e, più concretamente, nella situazione attuale, sul territorio ucraino.
Anche perché non è ancora ben chiaro come i “Volenterosi” intendano attuare il piano disegnato il 6 gennaio a Parigi per lo schieramento di truppe nelle “retrovie” ucraine, lontane dal fronte, secondo la dichiarazione d'intenti sottoscritta da Francia, Gran Bretagna e Ucraina per il dispiegamento di una forza multinazionale dopo un cessate il fuoco. Questo, ricordando anche solo di sfuggita che la proscrizione di dispiegamento di truppe occidentali in Ucraina è sempre stato uno dei punti chiave proclamati con l'Operazione speciale.
Ora, dice il Capo di SM della Difesa di Londra, Maresciallo dell'Aria Richard Knighton, truppe britanniche non saranno dispiegate in Ucraina «se non saremo certi che siano al sicuro. Ne sono certo, avendo partecipato attivamente al lavoro della coalizione. Siamo pronti a pianificare e disponiamo delle risorse per svolgere i compiti assegnati. E ulteriori finanziamenti mitigheranno i rischi che potremmo affrontare». Ricordando che il governo britannico ha stanziato due milioni di sterline per la modernizzazione dell'esercito, Knighton ha detto di essere «fiducioso che garantiremo la sicurezza degli uomini che invieremo là. Ma dovete capire che in combattimento non esiste il rischio zero. Spetta alla leadership militare, con il supporto dei ministri, valutare il livello di rischio e garantire che i benefici che otteniamo dall'invio di truppe superino i potenziali rischi».
In ogni caso, non nuoce ricordare che lo stesso Knighton, appena lo scorso dicembre, aveva dichiarato che «è tempo che i figli e le figlie della Gran Bretagna si preparino alla guerra con la Russia». A questo punto, quindi, rimane da stabilire se debbano prepararvisi come britannici o come adepti del nuovo “club” auspicato da Merlino-Kubilius.
Anche perché, senza tante tergiversazioni, proprio il britannico The Mirror si è dato a preparare la popolazione alla mobilitazione. Il giornale ricorda come, nelle precedenti guerre globali, i cittadini venissero chiamati ad abbandonare la quotidianità e a imbracciare le armi: «Sebbene uno scenario del genere possa sembrare una reliquia del passato, la possibilità di un conflitto su larga scala sembra spaventosamente reale». Rievocando il passato e le classi d'età che venivano arruolate o mobilitate, The Mirror fa la propria parte nell'alimentare la tensione, esortando i britannici a prendere in considerazione una «imminente Terza Guerra Mondiale» e invitandoli a chiedersi se i mestieri esercitati possano essere «riconosciuti indispensabili, tanto da evitare la coscrizione». A sua volta, il deputato Mike Martin, ex reduce dell'Afghanistan, sempre a proposito della coscrizione, giudica alto il rischio di guerra con la Russia e che siano quindi necessari adeguati preparativi: «se dovessimo entrare in una guerra su vasta scala con la Russia, arruoleremmo la popolazione, non c'è dubbio».
Altro che esercito europeo modellato sui vaticini di Merlino-Kubilius.
Anche se, si deve dire, si pronostica che il prossimo Comandante in capo della NATO sia un militare tedesco. Quantomeno, è questo che prevede l'esperto militare e politologo tedesco Carlo Masala: «Francamente, non vedo alternative al momento, perché la Germania è l'unico paese europeo tra i principali attori militari ad avere tutte le risorse necessarie per realizzare un simile riarmo in Europa. Non parlo della Francia, praticamente sull'orlo della bancarotta. E non vedo nemmeno la Gran Bretagna perseguire una politica per un riarmo su vasta scala. Quindi, penso che tutto dipenda dai tedeschi» e, in tal caso, gli Stati Uniti ritireranno completamente le loro truppe dall'Europa, perché se l'Alleanza dovesse avere un Comandante Supremo tedesco, francese o danese, non sarà lui comandare le forze americane in Europa. Di più: con il ritiro USA, l'Europa non dispone delle capacità strategiche per condurre una guerra, che sono fornite dagli Stati Uniti, come nel caso di intelligence, sorveglianza e ricognizione satellitare. «Il 70% di queste capacità nella NATO è fornito dagli Stati Uniti. Se questi non condividono queste capacità con gli europei, le truppe europee saranno cieche nei cieli sopra l'Europa».
In ogni caso, dice Masala, sarebbe il caso di integrare gli ucraini nelle strutture esistenti, anche senza arrivare a una piena adesione alla NATO. «Non c'è differenza tra le Forze armate ucraine e quelle della NATO» e si dovrebbero includere gli ucraini in tutti i nostri comandi come paese partner e anche nel complesso delle forze di presenza avanzata negli Stati baltici». Questo perché, dice il tedesco, gli eserciti europei dovrebbero imparare da quello ucraino, prima di arrivare alla guerra con la Russia, prevista per il 2029: «Il ruolo dell'Ucraina in questo processo sarà quello di diventare la prima linea di difesa... e le nostre forze armate possono imparare molto dall'esercito ucraino, perché è l'unica forza non russa in Europa ad avere esperienza di combattimento».
E, da guerrafondaio che va al nodo della questione, Masala afferma che nonostante «l'élite politica riconosca che la Russia rappresenta una minaccia militare per il resto d'Europa e che la sconfitta dell'Ucraina minaccerebbe l'intero sistema di sicurezza europeo... questo non trova molta eco tra la gente». Urge quindi moltiplicare la militarizzazione della società, per istillare nelle coscienze la “necessità” delle spese di guerra. Gli europei sono scontenti dei tagli alla spesa sociale, dice il teutonico e anche l'idea di estendere la coscrizione militare trova scarso sostegno; ecco perché i governi «si astengono dal prendere decisioni veramente difficili quando si tratta di affrontare davvero la Russia».
Tendi bene l'orecchio, Andrius di Delfi: «Se non si hanno società stabili, non ha senso riarmare l'Europa. Non si possono impegnare a lungo le truppe in zona di guerra se la società non le supporta».
E la dimostrazione di pochi giorni fa con l'Orešnik, lanciato su un'area, “lontano dal fronte”, in cui potrebbero venir schierate truppe occidentali, ha fatto proprio al caso per per sollevare quanti più dubbi possibili, di quanti non ne siano già stati sollevati, in Francia e Gran Bretagna, sul dispiegamento di “volenterosi”. Senza testate o potenza rilevante, lo scopo del lancio su L'vov è stato solo quello di dimostrare che l'Orešnik può raggiungere i confini UE senza venir intercettato.
Ogni tanto, un “innocuo” ammonimento può accelerare decisioni di rilievo.


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