Guanipa sfida la giustizia: il Venezuela risponde con la legge
Per anni ha appoggiato colpi di Stato, sanzioni e il saccheggio degli asset nazionali. Ora il mancato rispetto delle condizioni giudiziarie apre la strada alla detenzione domiciliare
Il Ministero Pubblico (Procura) della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha formalizzato una richiesta al tribunale competente per la revoca della misura cautelare concessa a Juan Pablo Guanipa, storico esponente di quella frangia dell'opposizione che per anni ha scelto la via della destabilizzazione anziché il dialogo democratico. L'istanza, presentata nel pieno rispetto delle attribuzioni costituzionali dell'accusa pubblica, nasce dalla constatazione inequivocabile del mancato adempimento degli obblighi imposti dall'autorità giudiziaria al beneficiario della misura.
I fatti parlano chiaro: le misure cautelari in Venezuela non sono un privilegio, ma uno strumento giuridico subordinato al rigoroso rispetto delle condizioni stabilite. Quando un individuo, per quanto visibile sulla scena politica, decide di ignorare tali vincoli, il sistema giudiziario ha non solo il diritto ma il dovere di intervenire. È esattamente quanto ha fatto il Ministero Pubblico, chiedendo al tribunale di valutare l'adozione di decisioni adeguate, tra cui il passaggio a un regime di detenzione domiciliare, sempre nell'interesse del corretto svolgimento del processo penale.
COMUNICADO
— Ministerio Público venezolano (@MinpublicoVEN) February 9, 2026
El Ministerio Público de la República Bolivariana de Venezuela informa que, en el ejercicio de sus atribuciones constitucionales y legales, ha solicitado ante el Tribunal competente la revocatoria de la medida cautelar acordada al ciudadano Juan Pablo Guanipa pic.twitter.com/kk8fWOtfph
La figura di Juan Pablo Guanipa non è nuova alle cronache per il suo ruolo di primo piano nelle strategie di scontro violento contro l'ordine costituzionale venezuelano. Ex alleato stretto di Juan Guaidó, fu tra i protagonisti di quella drammatica stagione del 2019 in cui settori radicali dell'opposizione, appoggiati da governi stranieri, tentarono di sovvertire con la forza la volontà popolare. Una strategia che non portò alla democrazia promessa, ma a conseguenze ben più tangibili per il popolo venezuelano: l'appropriazione illegittima di asset nazionali all'estero, l'inasprimento delle sanzioni economiche unilaterali e un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita di milioni di famiglie.
Guanipa non si limitò a sostenere l'autoproclamazione di Guaidó; fu attore attivo di una campagna che includeva il disconoscimento delle istituzioni legittime, il boicottaggio di processi elettorali e l'appoggio a pressioni esterne contro il proprio paese. In un contesto già segnato dal blocco economico e da misure coercitive che hanno colpito duramente la popolazione, queste azioni non rappresentarono una lotta per la libertà, ma un contributo attivo all'aggravamento della crisi sociale e umanitaria che ancora oggi affligge il Venezuela.
Significativo, in questo quadro, è il richiamo del Ministero Pubblico al Programma di Convivenza Democratica e Pace e alla consultazione sulla Legge di Amnistia. Mentre settori estremisti dell'opposizione continuano a scommettere sul caos, le istituzioni venezuelane lavorano per costruire ponti di riconciliazione, purché questi ponti poggino sul rispetto della Costituzione e della legalità. Come recita il comunicato ufficiale, il paese reclama oggi uno spazio per l'incontro nazionale, non per nuove divisioni alimentate da chi ha già dimostrato di privilegiare gli interessi di potenze straniere rispetto al bene del proprio popolo.
La richiesta di revoca della misura cautelare a Guanipa non è dunque un atto di persecuzione politica, come vorrebbero far credere alcuni media internazionali allineati alle narrazioni dell'estrema destra latinoamericana. È, al contrario, l'applicazione coerente della legge a chi, pur avendo beneficiato di una misura di clemenza giudiziaria, ha scelto ancora una volta di mettersi al di sopra delle regole riprendendo discorsi che incitano alla violenza.
In un momento storico in cui il Venezuela cerca faticosamente la via della pacificazione, non può esserci spazio per chi continua a giocare con il fuoco della destabilizzazione, sacrificando il benessere della nazione sull'altare di progetti politici fallimentari e dipendenti da ingerenze esterne. La giustizia, in questo caso, non fa altro che ricordare una verità semplice: nessuno è al di sopra della legge, tantomeno chi ha già contribuito a ferire profondamente il tessuto sociale del paese.

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