Donetsk “Il tempo degli eroi” segna il tempo della storia

498
Donetsk “Il tempo degli eroi” segna il tempo della storia

 

Mi Trovo a Donetsk, l’occasione è la partecipazione il giorno 2-3 di aprile al Cinefestival Internazionale RT.Doc “Il tempo dei nostri eroi” (Vremya nashix Gheroev). Si tratta di una rassegna di film patriottici, dal formato documentario–reportage, molti dei quali realizzati nel Donbass e nella zona dell’Operazione Militare Speciale, tra questi anche il mio film “Persone senza pace” girato nel 2023 a Donetsk e a Mariupol.

Dove potrebbe essere più appropriato un tale titolo se non a Donetsk nel Donbass! Come sottolineato da Ekaterina Yakovleva produttore generale del Festival: “Donetsk è il cuore e l’anima del nostro Paese”.

È nel Donbass che nel 2014 tutto è iniziato: l’autoproclamazione delle due Repubbliche Popolari, la DNR e LNR, che di fatto sancivano la loro indipendenza dall’Ucraina, ormai nelle mani dalla giunta golpista di Kiev nata dalla rivolta di “Euromaidan” e subito dopo la guerra civile, con le forze armate ucraine che iniziando l’ATO (Operazione Anti-Terrorismo) cercarono, invano, di soggiogare con la forza e riprendersi questi territori.

È precisamente dal 2014 che su queste terre l’orologio della storia ha realmente iniziato a segnare “il tempo degli eroi”. “Eroismo” non è solo andare al fronte per difendere la propria terra, la propria famiglia, la propria Patria, “eroismo” è anche la volontà incrollabile di rimanere, non andarsene, non cedere e non perdere mai la speranza nella Vittoria finale.

Dall’aprile 2014, questo significa 12 anni di vita in condizioni di guerra: bombardamenti, distruzione, morti, feriti, rischio di finire ogni giorno sotto i bombardamenti indiscriminati sulla popolazione civile.. Un’intera generazioni di ragazzini che non hanno mai conosciuto un giorno di pace.. Questa è la guerra del Donbass! Quante volte mi sono sentito dire: “Donetsk è una città di minatori, noi siamo forti, non ci piegheremo mai!”. Così è! E così continua ad essere!

Muovendosi per la città si vedono ancora edifici danneggiati, o almeno con le vetrate a pezzi, colpiti più o meno recentemente, le distruzioni si sovrappongono e si stratificano. I lavori di riparazione non sempre sono possibili, e al contempo i bombardamenti continuano.

Se in passato la città con regolarità veniva colpita dai missili e dall’artiglieria ucraina, ora con l’arretramento delle linee ucraine, la città è soprattutto bersagliata da droni. Nella notte del 31 marzo, ad esempio, c’è stato un di questi attacchi, fortunatamente neutralizzato dal fuoco di sbarramento. Purtroppo in modo più o meno intenso questi attacchi si verificano quasi ogni giorno. La minaccia è costante, chiunque è consapevole che in qualsiasi momento in qualsiasi punto del perimetro metropolitano un drone ucraino potrebbe arrivare col suo carico di morte e distruzione.

A dispetto di questa minaccia, la vita scorre nella sua particolare “normalità”, tutto funziona: uffici, negozi, ristoranti.. Le mamme passeggiano coi loro bimbi nei numerosi parchi cittadini, la gente lavora, si muove sui mezzi pubblici, con l’auto, si osserva un traffico discreto sulle vie principali. Poi, verso sera, come sempre dall’inizio della guerra, rapidamente tutto si ferma quasi completamente ed inizia il coprifuoco dalle 22.00 alle 6.00. Immaginate una città con quasi un milione di abitanti che si spegne! Mi dicono che finire verso sera le proprie attività e rientrare presto a casa è già un’abitudine consolidata.

 

Donetsk è chiamata la “città di un milione di rose”, verso giugno le rose sbocciano numerose nelle aiuole tra i viali, ancora un paio di mesi e l’effetto si ripeterà bellissimo come ogni anno. Nonostante la guerra Donetsk è curatissima, pulita, ordinata, niente degrado, sporcizia, delinquenza.. C’è un grande senso civico, amore e rispetto per la propria città.

Dopo tanti anni di chiusura la stazione ferroviaria è stata riaperta, io la ricordo molto bene in passato nel 2014. Per ora alcune corse giornaliere uniscono Donetsk alle più importanti città della DNR: Mariupol’, Ilovajsk, Yasinovataya, Debal’tsevo Uspenskaya. Si auspica che presto possa venir inaugurato anche il collegamento con Rostov-sul-Don e chissà! Quanto prima anche con la capitale Mosca.

La città soffre di emergenza idrica cronica, da tempo l’Ucraina ne ha interrotto i canali di approvvigionamento, l’acqua nei rubinetti scorre a singhiozzio un paio di ore ogni 2–3 giorni. La municipalità ha cercato di risolvere il problema posizionando  in giro un gran numero di cisterne che regolarmente rifornisce di acqua potabile con autocisterne, dai rubinetti di queste cisterne gli abitanti, a loro volta, possono riempire i propri contenitori domestici. Le cisterne sono ancora coperte da teli isolanti per impedire che le temperature sottozero invernali possano far congelare l’acqua all’interno e rendere inutilizzabile questo sistema di distribuzione.

 

Il giorno 8 marzo la clinica pediatrica su Kievskij Prospekt è stata colpita da un missile, visto gli ingenti danni – mi riferiscono – probabilmente si è trattato di un SCALP-EG (missili forniti dall’occidente all’esercito ucraino). Ci sono state vittime. Anche l’autosalone antistante, per fortuna già in disuso è stato completamente distrutto. Oltre a ciò osservo che molti edifici su tutto il viale presentano segni di attacchi.

Scuole, ospedali, negozi, chiese, mercati, autobus..  questi sono gli obiettivi! Ormai nessuno in occidente si scandalizza più per questo. Anche i faziosi difensori della dicotomia “aggressore – aggredito”, che pontificano nei talk show occidentali e per i quali la Russia è sempre “l’aggressore”, qui tacciono: bombardare un obiettivo civile non è sempre, a prescindere, un atto d’aggressione?

Ma qui sul posto nemmeno fanno più caso a tutte le parole vuote, alle falsità, al ribaltamento della verità che da oltre dieci anni animano il mainstream occidentale: semplicemente sono irrilevanti. Per capire il senso di questa affermazione bisognerebbe venire qui: vedere, sentire la gente, anche provare sulla pelle a vivere come si vive qui a Donetsk e nel Donbass.

Ipotizzare per questi territori un qualsiasi destino diverso da quello storicamente atteso, sancito dal referendum di adesione alla Russia nel settembre 2022, e già pienamente compito è pura paranoia. Come si sul dire: “La Russia i suoi non li abbandona” (Rossiya svoix ne brosaet), la Russia è questo destino.  

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi

Eliseo Bertolasi, PhD in antropologia culturale, russista, corrispondente per media russi e reporter dal Donbass, in passato ha scritto per la testata russa Sputnik. 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech di Alessandro Bartoloni AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

AI e CEO-Monarca: il nuovo piano politico delle Big Tech

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa di Giuseppe Masala L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele di Michelangelo Severgnini La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele

La “Volksschädlingsverordnung”: il nazismo legalizzato di Israele

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera   Una finestra aperta Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Quando il ricordo degli antenati fiorisce in primavera

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio di Paolo Desogus Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Il no a Trump: un gesto di debolezza, non di coraggio

Dramma Nazionale       di Alessandro Mariani Dramma Nazionale      

Dramma Nazionale    

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti