Donbass, la testimonianza di Svetlana. "Non ho mai smesso di creare i miei abiti nonostante 8 anni di bombardamenti"

Donbass, la testimonianza di Svetlana. "Non ho mai smesso di creare i miei abiti nonostante 8 anni di bombardamenti"

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Ho incontrato per la prima volta Svetlana Topalova nel 2016, durante uno dei miei viaggi in Donbass. Mi aveva mostrato l’atelier dove, anche durante i bombardamenti più feroci, aveva continuato a creare i suoi abiti, protagonisti di tante sfilate.

 

 

Svetlana è una stilista, vive a Donetsk. In “Donbass. La guerra fantasma nel cuore d’Europa”, il mio reportage narrativo sul conflitto ucraino, le ho dedicato un capitolo dal titolo “L’atelier di Lenin”.

Ci siamo risentite in questi giorni in cui politici e media occidentali, dopo otto anni di quasi totale silenzio, hanno iniziato a parlare della guerra in Donbass, fomentando la paura per una supposta aggressione russa, attraverso un meccanismo oliato, capace di generare panico e alimentare l’odio verso un presunto nemico.

Dunque, mentre in Occidente è in atto il tentativo di manipolare coscienze attraverso sistemi di disinformazione basati sulla paura e sulla semplificazione della realtà del conflitto bellico, in Donbass, alla luce dei crescenti bombardamenti, il presidente della Repubblica Popolare di Donetsk ha invitato donne, anziani e bambini all’evacuazione verso la Federazione Russa. Negli scorsi giorni, colonne di pullman si sono diretti verso i centri profughi nella regione di Rostov.

Ho quindi chiesto a Svetlana Topalova, che vive la dimensione bellica da otto anni, che cosa sia cambiato nell’ultimo periodo.

Negli ultimi giorni, purtroppo,” ha spiegato la stilista, “la situazione cui c’eravamo più o meno abituati negli ultimi otto anni, si è fatta particolarmente tesa. Il numero di esplosioni è diventato sempre più frequente, i rumori dei colpi dell’artiglieria che provengono dalla periferia della città sono forti. Tre giorni fa, inoltre, c'è stata l’esplosione di un’autobomba in centro”.

Nonostante l’invito all’evacuazione e la dipartita di molti, altri reagiscono in modo diverso.

Molte persone”, ha continuato Svetlana, “dicono e scrivono sui social che rimarranno nella propria casa, non se ne andranno dalla propria terra. La situazione ci preoccupa, perché in questa maniera possiamo vivere solo alla giornata, senza poter fare progetti per il futuro, ma molti di noi restano qui. Io stessa sono rimasta nella mia città dall’inizio della guerra. Siamo sopravvissuti nel 2014 (anno di inizio del conflitto, n.d.a.) e sopravviveremo anche ora. L'amore per la nostra patria, la solidarietà e la fiducia ci aiutano da otto anni a vivere in queste difficili condizioni. Continueremo a credere che andrà tutto bene. Lo credo davvero e lo ripeto ogni giorno”.

Nonostante il logorio del conflitto bellico, Donetsk è una città vivace e dalle parole di Svetlana emerge come la vita culturale rappresenti un antidoto alla morte che porta con sé ogni guerra: “La cultura vive e vivrà in ogni momento. La vita creativa, la gioia di andare a teatro, di recarsi alla Filarmonica, di partecipare a eventi non cessa e ci aiuta a cambiare rotta, almeno per un po’, ci aiuta a non precipitare nello sconforto”.

Nel ripercorrere questi otto anni di guerra fino ad oggi, Svetlana rammenta i momenti più dolorosi: “Uno dei ricordi peggiori è forse quello relativo al 2014, anno in cui il Donbass è stato attaccato; per la prima volta abbiamo sentito i colpi dell’artiglieria e ci sono state le prime vittime. I nostri ragazzi erano in prima linea e noi avevano paura per loro. Le persone abbandonavano la città ed è stato terribile vedere gli animali lasciati soli in strada, condannati a una morte certa”.

Benché la guerra persista, Svetlana resta tra le protagoniste della scena culturale di Donetsk. 

Nonostante le difficoltà”, afferma, “non abbiamo smesso di organizzare eventi. Non dimenticherò mai la volta in cui tante donne presero parte alla sfilata legata alla mia collezione Donetsk Vive. A sfilare non c’erano modelle professioniste, ma infermiere, madri, studentesse! Che energia hanno dato al pubblico! Si sentivano le esplosioni per strada, ma la gente non ha avuto paura, è venuta lo stesso. Non scorderò mai le persone avvicinarsi e ringraziare per quel momento di festa in un periodo così difficile!”.

Se la paura opprime e costituisce un fertile terreno per la manipolazione delle coscienze, creatività, arte e cultura ci liberano.

Perché la cultura appartiene al popolo.

Grazie, Svetlana, perché nonostante la guerra, ci insegni a non avere paura.

Il popolo del Donbass non ha paura.

Controcorrente, non avremo paura.

Sara Reginella

Sara Reginella

Psicologa a indirizzo clinico e giuridico, psicoterapeuta, regista e autrice di reportage di guerra. I suoi lavori integrano l’interesse per le dinamiche psicologiche con l’attenzione per l’attualità e uno sguardo che mai dimentica le frange socialmente più vulnerabili.

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