Open source e bassi costi: come l’AI cinese sta cambiando gli equilibri mondiali

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Open source e bassi costi: come l’AI cinese sta cambiando gli equilibri mondiali

Un numero crescente di grandi aziende occidentali sta iniziando a utilizzare modelli di intelligenza artificiale sviluppati in Cina, mettendo in discussione la tradizionale supremazia tecnologica degli Stati Uniti nel settore dell’IA globale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal , gruppi internazionali come HSBC, Standard Chartered e Saudi Aramco hanno già iniziato a testare o adottare sistemi 'made in China', tra cui i modelli di DeepSeek e Alibaba. Sorprendentemente, anche colossi statunitensi del cloud computing come Amazon Web Services, Microsoft e Google stanno integrando nelle loro piattaforme il modello DeepSeek, nonostante i timori sollevati dalla Casa Bianca riguardo a possibili rischi per la sicurezza. 

L’apprezzamento crescente per l’IA cinese è facilmente spiegato perché questi sistemi uniscono alta qualità a bassi costi. I modelli cinesi, infatti, offrono performance comparabili a quelle dei concorrenti statunitensi, ma a prezzi decisamente più accessibili. Secondo i dati della società di analisi Sensor Tower, DeepSeek ha raggiunto 125 milioni di download a livello globale, una cifra considerevole se confrontata con i 910 milioni di ChatGPT. Inoltre, molti sviluppatori cinesi stanno adottando una strategia vincente: rendere open source le loro tecnologie, favorendone la personalizzazione e accelerandone l’adozione su scala mondiale. 

Esempi significativi arrivano da paesi come il Sudafrica, dove l’Università di Witwatersrand ha scelto DeepSeek per un progetto pilota grazie alle sue capacità offline e alla sua flessibilità open source, e dal Giappone, dove il ministero dell’Economia ha preferito Qwen, il modello di Alibaba, rispetto alle alternative statunitensi. Anche su piattaforme specializzate come Latenode, circa un quinto degli utenti oggi predilige DeepSeek per costruire strumenti di intelligenza artificiale. 

Secondo gli esperti del settore, questa tendenza potrebbe ridurre l’influenza degli Stati Uniti nella definizione degli standard tecnologici globali. A confermare il peso geopolitico in gioco, è stato lo stesso presidente di Microsoft, Brad Smith, che durante un'audizione al Senato USA ha sottolineato come la diffusione globale delle tecnologie sia il fattore chiave nella competizione tra Usa e Cina. 

Dall’altro lato, però, si alzano voci critiche che temono come l’utilizzo diffuso di applicazioni cinesi possa riflettere politiche governative di Pechino, contribuendo all’espansione dei suoi standard digitali a livello internazionale. Negli ambienti politici statunitensi, l’allarme è cresciuto a tal punto che alcuni legislatori stanno valutando di vietare l’uso di IA sviluppata in Cina da parte delle agenzie federali. 

Intanto, la corsa all’innovazione non si ferma. OpenAI, guidata da Sam Altman, ha espresso preoccupazione per la crescita di aziende rivali come Zhipu AI, lanciandosi in un ambizioso piano per garantire la vittoria dell’“IA democratica” contro quella “autoritaria”. Meta, dal canto suo, ha creato una divisione dedicata allo sviluppo di un’intelligenza artificiale 'superintelligente', mentre il presidente Donald Trump ha dato il via libera a un’iniziativa federale da 500 miliardi di dollari per rafforzare la leadership USA nell’AI avanzata. 

Quella che si sta profilando non è solo una competizione tecnologica, ma una vera e propria corsa agli armamenti del XXI secolo, dove chi avrà la meglio detterà le regole del futuro digitale. 

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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