Angelo D'Orsi - Perché Gaza resiste? Ce lo spiega la storia

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Angelo D'Orsi - Perché Gaza resiste? Ce lo spiega la storia

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Molti alla notizia della distruzione da parte degli israeliani a Gaza di ben dodici università espressero dubbi e stupore. A Gaza dodici università? Com’è possibile? La risposta sta in un libro da poco pubblicato di uno studioso italiano (Arturo Marzano, Storia di Gaza. Terra, politica, confitti, Il Mulino, pp. 453, € 26,00). Un’opera non sulla Gaza di oggi, ossia sulle macerie di una comunità, ma vicenda dell’intero XX Secolo, in quella Striscia di terra, con una parte iniziale che si spinge più indietro, verso quella che possiamo chiamare la “Preistoria di Gaza”.

Grazie a quelle pagine noi possiamo capire meglio come mai a Gaza vi fossero ben dodici università: una storia ultramillenaria che mostra il ruolo fondamentale di quella che oggi si chiama Gaza City, e del suo territorio, celebre nell’antichità non soltanto come centro commerciale, per la sua posizione strategica, per il suo mare pescoso, per la bellezza delle coste e la purezza delle acque, non soltanto come centro di produzione agricola (la vigna, il frumento, gli alberi da frutto…), ma anche come straordinario centro culturale. A lungo Gaza fu seconda solo a Gerusalemme, per dimensione, per popolazione, per ricchezza, e per cultura.

All’attività di rapina degli inglesi, soprattutto, a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si dovette la progressiva decadenza di Gaza, attaccata e bombardata più volte, conquistata, liberata, riconquistata, in un defatigante procedere della storia, che era una storia di confronto tra Occidente e Vicino Oriente, tra europei e arabi, anche se, come molta storiografia ha sottolineato, gli arabi conservarono fino a quando non partì l’azione, dopo la Dichiarazione Balfour del 1917, volta a “restituire” agli ebrei la terra palestinese, che diventava Israel. Seguirono la politica degli attentati (dei sionisti), le rivolte arabe, le nuove repressioni, e i nuovi attentati, sempre dei sionisti, e infine la tragedia del 1948, la Nakba, la “catastrofe” palestinese, con l’espulsione di 700 mila persone, mentre molte altre decine di migliaia trovarono rifugio proprio a Gaza, la cui popolazione, già debordante in uno spazio così ristretto, crescendo a dismisura, rese la situazione enormemente più difficile.


Attaccata da persiani, macedoni, romani, britannici, ebrei sionisti, Gaza ha resistito non tanto per la forza delle armi dei suoi gruppi militanti, quanto forse soprattutto per la sua storia.

Nel 333 a. C. Alessandro il Grande, sottopose Gaza a un assedio durissimo, protrattosi per due mesi, che si concluse con l’inevitabile conquista della città che aveva dimostrato una «testarda resistenza» (scriveva all’inizio del Novecento Meyer nella sua History of City of Gaza): la vendetta di Alessandro fu terribile. Tutti i maschi passati a fil di spada, donne e bambini venduti come schiavi, e ovviamente il saccheggio della città, la sua completa spoliazione.
I gazawi tuttavia sono ancora là, i loro discendenti, quelli venuti dopo, sterminati, devastati, oppressi, generazione dopo generazione, resistono. E se non è riuscito Alessandro Magno a cancellare Gaza, non ci riuscirà Netanyahu. La storia ci aiuta a comprendere, ma aiuta i palestinesi a lottare e noi, osservatori, a sperare.

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L’INFERNO DEL GENOCIDIO A GAZA

 

L’inferno del genocidio a Gaza: la testimonianza che pretende responsabilità

 Il libro di Wasim Said, pubblicato da LAD edizioni, non è un racconto da compatire ma un atto di accusa che spezza la neutralità e chiama alla lotta politica.

LA PRESENTAZIONE DEL CURATORE DELLA VERSIONE ITALIANA

Pasquale Liguori

Non è un libro “su Gaza”, non è l’ennesimo titolo che si aggiunge allo scaffale del dolore mediorientale. L’inferno del genocidio a Gaza è un documento che arriva in Italia con il peso preciso di una prova, non con la leggerezza di un prodotto culturale. Il fatto che a pubblicarlo sia LAD edizioni con la mia curatela non è un dettaglio editoriale, ma una scelta di campo: portare qui una voce che non si presta né alla retorica umanitaria né alla commozione di consumo, ma esige di essere ascoltata come atto di accusa, come frammento di verità che non intende integrarsi nella normalità del discorso pubblico, bensì incrinarla.

Angelo  d'Orsi

Angelo d'Orsi

Prof. Angelo d'Orsi. Già Ordinario di Storia del pensiero politico Università degli Studi di Torino. Direttore di "Historia Magistra. Rivista di storia critica" e di "Gramsciana. Rivista internazionale di studi su Antonio Gramsci"

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