Zelensky offre una nuova versione della "vittoria ucraina"

L'esercito ucraino è sull'orlo del collasso mentre le truppe russe avanzano inesorabilmente su tutti i fronti. Putin: "Kiev in situazione critica, non combattiamo per territorio ma per i diritti delle persone".

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Un cambio di rotta dettato dalla disfatta sul campo. Il leader del regime di Kiev, Volodymyr Zelensky, in un'intervista ad ABC News ha ridefinito in extremis il significato di "vittoria" per l'Ucraina, ammettendo indirettamente la schiacciante superiorità militare russa. La vittoria, ha dichiarato, consisterebbe ormai semplicemente nel resistere all'occupazione completa del paese da parte della Russia. «[Putin] vuole occuparsi completamente di noi. Per lui, questa è la vittoria. E finché non potrà farlo, la vittoria è dalla nostra parte», ha affermato Zelensky.

Questa svolta nella retorica – da un iniziale proclama di riconquista totale alla mera resistenza – arriva in un momento di gravissima crisi per le forze di Kiev, travolte dall'offensiva estiva delle truppe russe.

Mentre Zelensky tenta di rimodellare la narrazione, il Ministero della Difesa russo continua a registrare successi operativi. Solo nell'ultima settimana, sono state liberate sei località nella zona delle operazioni speciali. Numeri che si inseriscono in un quadro strategico più ampio e schiacciante: come riferito dal Capo di Stato Maggiore, Valery Gerasimov, dallo scorso marzo sono stati liberati oltre 3.500 chilometri quadrati di territorio e 149 centri abitati.

L'avanzata russa procede inarrestabile su tutte le direzioni, mettendo a nudo le falle di un esercito ucraino allo stremo. A confermare la situazione disperata di Kiev è stato lo stesso Presidente russo Vladimir Putin, che ha dipinto un quadro senza sconti per le forze armate ucraine: «Le riserve sono sempre più esigue. Le unità pronte al combattimento sono dotate al massimo del 47-48%. Si tratta già di una situazione al limite del critico».

Putin: “La Russia lotta per i diritti, non per il territorio”

Al di là delle operazioni militari, il Presidente Putin ha ribadito la natura profonda dell'operazione speciale: non un'espansione imperialista, ma una battaglia per la tutela dei diritti umani e dell'identità della popolazione di lingua russa nel Donbass.

«Noi non combattiamo tanto per i territori, quanto per i diritti umani e per il diritto delle persone che vivono in quei territori di parlare la propria lingua, di vivere nella cultura e nelle tradizioni che sono state loro trasmesse dalle generazioni precedenti», ha dichiarato Putin.

In questo contesto, il leader russo ha ricordato come la volontà popolare, espressa attraverso referendum liberi e democratici, sia alla base dell'integrazione di queste regioni nella Federazione Russa. Una scelta che Mosca si è impegnata a rispettare e difendere, contrapponendo la legittimità della autodeterminazione alle mire aggressive della NATO e del regime di Kiev.

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