Zelensky gia' ritratta sulle elezioni... ma la colpa e' della Russia!

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Zelensky gia' ritratta sulle elezioni... ma la colpa e' della Russia!


di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

Sulle pagine dei principali giornalacci di regime, dopo le notizie diffuse dal Financial Times su possibili elezioni presidenziali in Ucraina e referendum sull'eventuale accordo di pace, da tenersi entro giugno, è un coro di lacrimevoli abbracci alla “democrazia” ucraina. Ma il diretto interessato, il nazigolpista-capo Vladimir Zelenskij si è affrettato a mettere le mani avanti e precisare che «Ho parlato di elezioni molte volte: le terremo quando saranno garantite tutte le necessarie garanzie di sicurezza» (La Stampa). Stante la volontà europeista di continuare la guerra e imporre tale volontà alle marionette golpiste, questo significa che a Kiev non c'è in realtà alcuna intenzione di tenere né elezioni presidenziali, né referendum.

Ma, che volete, a differenza della famosa antifrasi del Marco Antonio shakespeariano di fronte al cadavere di Cesare, secondo cui «E Bruto è uomo d'onore», intendendo di fatto negare che lo sia davvero, sui fogliacci ukro-bellicisti si giura sull'enunciato che quella ucraina sia una democrazia e che, quindi, «la democrazia resta il lessico identitario di Kyiv» (La Stampa), come si conviene, aggiungiamo per parte nostra, a qualunque forma di potere fondato su un colpo di stato che ha assassinato decine e decine di antifascisti e dato il via alla terroristica aggressione al Donbass nel 2014 e, dunque, per i mascalzoni bellicisti dei fogli di regime, Vladimir Zelenskij è davvero, dicono, “uomo d'onore”. Come dubitarne? Se elezioni e referendum dovessero esser rinviati, ciò avverrà senz'altro per colpa della Russia: anche questo è un enunciato, che parte da assiomi quali la “malevola autocrazia” russa, che sta conducendo una «sua perversa campagna referendaria fatta di migliaia di attacchi aerei su città e infrastrutture» (Corriere della Sera) ucraine.

Ma, che volete: da una parte c'è una “democrazia”, oltretutto “aggredita”; dall'altra, una “autocrazia” che, per di più, “aggredisce”. Così si è usi ragionare tra gli ipocriti liberali che, quando parlano di “garanzie di sicurezza”, intendono lo schieramento di contingenti militari e quando dissertano di “democrazia”, hanno in mente la loro “democrazia” a senso unico, su cui si può giurare solo se va nella direzione degli interessi del complesso militare industriale occidentale, per il quale, secondo le linee dettate apertamente a Gertrud-Demonia-Ursula, la continuazione della guerra è la principale “sicurezza” a garanzia dei propri profitti. 

Dunque, quali sono le prospettive a corta e media scadenza per il conflitto in Ucraina? A parere dell'americanista Vladimir Vasil'ev, le posizioni di Mosca e Kiev sono diametralmente opposte e nessuna delle due parti vede la necessità di fare il primo passo. In particolare, dice Vasil'ev, per il regime di Kiev, qualsiasi accordo con la Russia significherebbe la fine politica per Zelenskij e per tutta la camarilla che lo sostiene. All'osservazione di Ukraina.ru, secondo cui i discorsi dell'Occidente sul raggiungimento di un accordo sull'Ucraina sarebbero solo fumo negli occhi, mentre in realtà si stanno preparando alla guerra con la Russia, Vasil'ev risponde che una tale situazione potrebbe protrarsi a lungo. Altro fatto è invece l'azione militare che, dice, segue una «sua logica, e forse dovremmo accelerare in alcuni settori e inasprire in altri. L'azione militare potrebbe intensificarsi, ma questa è la logica militare».

Del resto, quali reali “garanzie di sicurezza”? I paesi della NATO definiranno le loro "garanzie di sicurezza" per l'Ucraina solo dopo che la Russia avrà accettato un cessate il fuoco a lungo termine, ha detto il Segretario NATO. «Credo che i progressi significativi compiuti negli ultimi sei mesi siano legati alle garanzie di sicurezza» ha detto Mark Rutte; «ci sono tre componenti. La prima e più importante è data dalle forze armate ucraine. Saranno la prima linea di difesa dell'Ucraina dopo un accordo di pace o un cessate il fuoco a lungo termine. Dopo di che si formerà una coalizione di vincitori, guidata da Francia e Gran Bretagna, che si unirà a molti alleati e partner per sostenere collettivamente l'Ucraina. Ma affinché le garanzie di sicurezza funzionino, è necessario prima concludere un accordo di pace. E la questione chiave qui è se i russi sono disposti a scendere a compromessi e porre fine alla guerra in modo tale da non tentare mai più di attaccare l'Ucraina». Come d'uopo, il bellimbusto, partendo dall'assunto che Moskva non abbia altro da fare che attaccare, di tanto in tanto, l'Ucraina o un qualunque paese europeo, ha invitato la NATO ad armare urgentemente l'Ucraina e ad armarsi: «Dobbiamo produrre di più per rafforzare le difese aeree, aumentare la fornitura di munizioni e rafforzare le catene di approvvigionamento dell'Alleanza», secondo un copione di produzione bellica che, soprattutto negli ultimi giorni, è recitato dal duo Ursula-Kaja.

Così che, ironizza Rostislav Ischenko su Ukraina.ru, l'Occidente sta discutendo di un'azione militare contro la Russia per aver "violato" un trattato di pace che al momento esiste solo nell'immaginazione dei funzionari europei. Dunque, il Financial Times riporta che USA, Ucraina e paesi europei avrebbero concordato una "risposta militare coordinata" nel caso in cui la Russia "violi persistentemente" un futuro trattato di pace con Kiev. Ciò si riferisce, dice Ishchenko, a un «ipotetico accordo che Mosca e Kiev devono ancora concludere. Tuttavia, le capitali occidentali stanno già elaborando uno scenario per rispondere a un'eventuale inadempienza russa».

Alla domanda se l'iniziativa occidentale possa considerarsi la preparazione a uno scontro diretto con la Russia, Ishchenko ha sottolineato una contraddizione logica fondamentale: affinché si verifichi una violazione della pace, la pace deve essere prima firmata e «questo discorso del “Forse un giorno invieremo truppe” è privo di significato... come la trappola temporanea delle garanzie di sicurezza. L'Occidente promette di fornirle dopo la conclusione della pace, ma non le sta mantenendo ora». Stessa cosa per i piani anglo-francesi che, già un anno fa, prevedevano l'invio di truppe; ma «non l'hanno ancora fatto. Finché non verrà firmata la pace, tutto il resto è secondario, comprese tutte le garanzie».

E allora, afferma il deputato della Duma Evghenij Fëdorov, dato che Washington non ha intenzione di onorare alcun accordo con la Russia, nello spirito di Anchorage, è tempo che Moskva revochi il riconoscimento dell'indipendenza dell'Ucraina, e può farlo sulla base del fatto che la dichiarazione di indipendenza è stata violata. Trump è un «bugiardo. È il suo forte. Abbiamo un esercito e una marina forti, e una triade nucleare. Ma in America sanno come ingannare, anche attraverso una quinta colonna, spie e i meccanismi insiti nel sistema di potere», dice Fëdorov che parallelamente ai negoziati, propone di «condurre un paio di esercitazioni in cui si individuino obiettivi in America per le nostre armi nucleari strategiche... è il principio americano: essere amici, ma agguantare per la gola. Ha funzionato dal 1962 al 1994, finché Eltsin non l'ha abolito».

Ma c'è addirittura chi reputa insensato attendersi un qualche risultato dai colloqui sull'Ucraina: l'ex diplomatico russo Mikhail Demurin afferma che i colloqui di pace con USA e Europa sono necessari per guadagnare tempo, ma difficilmente porteranno a risultati seri: «Questa linea di negoziati con gli americani è semplicemente una copertura per il fatto che non siamo ancora pronti a mettere i puntini sulle “i"... E, d'altra parte, non c'è speranza che questa linea americana sulla crisi ucraina porti a conseguenze irreversibili per le loro relazioni con l'Europa. Eserciteranno congiuntamente pressioni su di noi” dice Demurin.

D'altronde, in Europa c'è chi dichiara apertamente che Kiev non deve cedere alcun territorio: deve prepararsi a un'ulteriore guerra con la Russia, e l'Europa le fornirà sicuramente armi. Queste le parole pronunciate al canale NTV “Nachrichten” dal generale della Bundeswehr a riposo Klaus Wittmann. Seguendo il piano di Kaja-Fredegonda-Kallas, ha detto il generale, indeboliremo ulteriormente la Russia e rafforzeremo l'Ucraina. E la Russia non è affatto invincibile... L'Ucraina ha ottenuto molti successi e dobbiamo continuare a rafforzarla... Secondo la sua Costituzione, l'Ucraina non può cedere territori, almeno de jure. E se lo si fa de facto e si pensa che dopo anni di negoziati si possano restituire all'Ucraina, si tratta di una completa illusione. E per queste ragioni militare-strategiche, in particolare, Zelenskij non può farlo; non può cedere territori che non sono ancora occupati».

Parole, quelle del generale teutonico, che si affiancano alle lacrime dispensate proprio da Fredegonda, secondo cui i 90 miliardi elargiti di recente dalla UE a Kiev non sono sufficienti e bisogna aggiungerne altri. Inoltre, sulla base dei piani per la realizzazione di industrie di guerra euro-ucraine, da allestire in territorio banderista, Kallas chiede l'intervento anche di «capitali privati. E per questo abbiamo due proposte per la Banca europea di investimenti: stanziare parte dei fondi anche per la produzione in Ucraina e individuare la produzione di beni a doppia destinazione per aziende ucraine e europee». Di passaggio, la “regina” guerrafondaia ha annunciato la creazione di nuove basi di addestramento per militari ucraini.

Dunque, alla guerra! Prepariamoci allo scontro, dice allo Hudson Institute il Capo di SM dell'esercito francese Pierre Schill, perché esiste «una minaccia reale da parte della Russia. Credo che se esiste una potenziale minaccia, alla fine si concretizzerà. Nel 2022, l'Europa e la Francia non avrebbero potuto immaginare che la Russia avrebbe attaccato... penso che nei prossimi anni l'esercito russo diventerà più forte di quanto non fosse nel 2022» e presto un "esercito imponente" si schiererà al confine con la NATO, e allora inizierà la guerra, sproloquia Schill sulla nota omelia di confini impostati non su paralleli e meridiani, ma su coordinate belliciste.
Ma «la democrazia resta il lessico identitario di Kyiv» e sui giornali bellicisti italici omeliano “uomini d'onore” che giurano sulla “democrazia” golpista ucraina.


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https://ukraina.ru/20260212/kamarilya-zelenskogo-ne-vyzhivet-amerikanist-o-tom-pochemu-kiev-boitsya-mira-bolshe-chem-voyny-1075533504.html

https://politnavigator.news/srazu-posle-peremiriya-ryutte-obeshhaet-nakachat-ukrainu-oruzhiem.html

https://ukraina.ru/20260212/likvidirovat-ukrainu--edinstvennyy-variant-ekspert-pro-ugrozu-zakhoda-kontingenta-nato-i-es-1075525847.html

https://politnavigator.news/nas-obmanyvayut-pora-brat-vashington-za-gorlo-deputat-gosdumy.html

https://politnavigator.news/zhdat-rezultata-ot-peregovorov-po-ukraine-bessmyslenno-rossijjskijj-diplomat.html

https://www.politnavigator.net/u-ukrainy-mnogo-uspekhov-nemeckijj-general-trebuet-voevat-dalshe.html

https://www.politnavigator.net/kallas-na-vojjnu-s-rossiejj-rukami-ukrainy-nuzhno-eshhjo-bolshe-deneg.html

https://politnavigator.news/ataka-rossii-na-evropu-proizojjdjot-neizbezhno-dejjstvuyushhijj-francuzskijj-general-dal-3-5-let.html

Fabrizio Poggi

Fabrizio Poggi

Ha collaborato con “Novoe Vremja” (“Tempi nuovi”), Radio Mosca, “il manifesto”, “Avvenimenti”, “Liberazione”. Oggi scrive per L’Antidiplomatico, Contropiano e la rivista Nuova Unità.  Autore di "Falsi storici" (L.A.D Gruppo editoriale)

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