Iran, grandi manifestazioni per celebrare il 47° anniversario della Rivoluzione islamica

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Iran, grandi manifestazioni per celebrare il 47° anniversario della Rivoluzione islamica

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Mercoledì si sono tenute grandi manifestazioni in tutto l'Iran per celebrare il 47° anniversario della Rivoluzione islamica del 1979, con funzionari statali e grandi folle che si sono radunate a Teheran e in più di 1.400 città in tutto il paese per le commemorazioni annuali del 22 Bahman.

 

Nella capitale, i manifestanti si sono radunati in piazza Azadi fin dalle prime ore del mattino, sventolando bandiere iraniane e portando striscioni, nell'ambito di uno degli eventi nazionali più significativi del Paese.

 

Marce simili si sono svolte in altre città, tra cui Bandar Abbas, Hamedan, Bushehr, l'isola di Kharg, Shiraz e Tabriz, nonostante le avverse condizioni meteorologiche in alcune regioni.

Il corrispondente di Al Mayadeen a Teheran ha riferito che durante le marce erano visibili bandiere palestinesi accanto a quelle iraniane, a sottolineare il sostegno di lunga data di Teheran alla causa palestinese. I media statali hanno descritto l'anniversario come una dimostrazione di unità nazionale e resistenza nel contesto delle continue tensioni regionali.

 

Il presidente iraniano si è unito alle manifestazioni di massa

Alti funzionari hanno partecipato alle commemorazioni nella capitale. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha partecipato al raduno di Teheran, insieme al presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, al ministro degli Esteri Abbas Araghchi, al segretario del Consiglio di Difesa Nazionale Ali Shamkhani, al comandante della Forza Quds dell'IRGC, generale di brigata Esmail Qa'ani, e al capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, generale di divisione Seyed Abdolrahim Mousavi. La loro presenza ha rafforzato l'enfasi dell'establishment politico e militare sulla solidarietà e la resilienza.

Pezeshkian pronuncerà il discorso principale alla cerimonia di quest'anno in piazza Azadi a Teheran, un evento seguito sia dalla stampa nazionale che da quella internazionale.

Il simbolismo militare ha avuto un ruolo di primo piano negli eventi di quest'anno. Diversi missili iraniani, tra cui i modelli identificati come Qassem Soleimani, Fateh e Fatah-110, sono stati esposti lungo il percorso del raduno a Teheran. Anche i resti dei droni israeliani, presumibilmente abbattuti durante una recente aggressione israelo-americana durata 12 giorni, sono stati esposti in piazza Azadi. Bare simboliche che rappresentavano i comandanti militari statunitensi sono state esposte durante alcune fasi del corteo.

Secondo quanto riferito, le immagini del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sono state calpestate da alcuni partecipanti e, in piazza Enghelab a Teheran, i dimostranti hanno dato fuoco alle bandiere israeliane e statunitensi, gesti diventati caratteristiche ricorrenti degli eventi dell'anniversario, che riflettono la sfida dell'Iran di fronte all'egemonia degli Stati Uniti e all'oppressione israeliana.

Mousavi:L'Iran supererà le pressioni esterne

Rivolgendosi ai partecipanti, il Maggiore Generale Mousavi ha ribadito che i nemici dell'Iran alla fine si sentiranno frustrati di fronte alla fede e alla fermezza del popolo iraniano. Ha attribuito la resilienza del Paese alla consapevolezza e all'unità dell'opinione pubblica, esprimendo fiducia nel fatto che l'Iran riuscirà a superare le pressioni esterne.

Oltre a Teheran, l'affluenza è rimasta significativa nelle città di provincia. A Tabriz, i partecipanti hanno marciato nonostante la forte pioggia e il freddo pungente, secondo quanto riportato dai media locali.

Nel Khuzestan, i membri delle tribù Bakhtiari e araba si sono uniti alle manifestazioni indossando abiti tradizionali, sottolineando l'impegno dello Stato nel presentare l'anniversario come un'occasione nazionale interetnica.

L'affluenza popolare invia un messaggio politico di unità

Il caporedattore del quotidiano iraniano Al-Wefaq, Mukhtar Haddad, ha dichiarato ad Al Mayadeen che la partecipazione pubblica su larga scala agli eventi dell'anniversario ha un significato sia morale che politico, riflettendo un fronte nazionale unito in mezzo alla crescente pressione esterna.

Haddad ha affermato che il popolo iraniano e le forze armate sono al fianco della leadership diplomatica del Paese, incluso il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Ha sostenuto che qualsiasi guerra contro l'Iran avrebbe come obiettivo ultimo il rovesciamento del suo sistema politico, ma ha ribadito che la visibile coesione pubblica dimostra un sostegno costante alla leadership e alle istituzioni statali.

Ha sottolineato che Teheran è stata trasparente nei negoziati e non ritirerà il suo sostegno ai movimenti di resistenza, aggiungendo che le discussioni restano strettamente limitate al dossier nucleare e non si estenderanno alle capacità difensive dell'Iran o alla posizione regionale.

Riferendosi alla deterrenza militare dell'Iran, Haddad ha avvertito che "non è garantito che le navi statunitensi torneranno negli Stati Uniti se dovesse scoppiare una guerra", sottolineando la prontezza del Paese a rispondere a qualsiasi aggressione.

Il corrispondente di Al Mayadeen ha inoltre segnalato una forte partecipazione dei giovani in tutto il Paese, descrivendo la loro presenza come un elemento di spicco delle commemorazioni di quest'anno.

Nel frattempo, il nostro corrispondente ha osservato che le grandi folle a Bandar Abbas e in centinaia di altre città, nonostante le sanzioni e le minacce, hanno trasmesso un messaggio chiaro: il fronte interno rimane coeso e che le pressioni esterne non sono riuscite ad indebolire il legame tra l'opinione pubblica e la classe politica.

Contesto più ampio

L'anniversario ha visto anche i tradizionali cori delle 21:00 sui tetti, "Allahu Akbar", che riecheggiavano in città e paesi di tutto il Paese. La pratica commemora cori simili uditi durante gli ultimi giorni della rivoluzione del febbraio 1979, quando le proteste di massa portarono al crollo della monarchia sostenuta dagli Stati Uniti e all'istituzione della Repubblica Islamica sotto Sayyed Ruhollah Khomeini.

Il raduno del 22 Bahman segna il culmine dei dieci giorni di celebrazioni dell'Alba, che iniziano il 1° febbraio, data del ritorno di Sayed Khomeini dall'esilio, e si concludono l'11 febbraio, giorno in cui le forze rivoluzionarie iraniane consolidarono il potere.

Le commemorazioni di quest'anno si svolgono in un contesto caratterizzato dalle minacce militari statunitensi, dall'acuirsi delle tensioni regionali, dalle pressioni economiche legate alle sanzioni e dalla continua sfida all'imperialismo occidentale. Per le autorità iraniane, l'anniversario rimane sia una riaffermazione simbolica degli ideali rivoluzionari sia una dimostrazione politica di resistenza, a quasi cinquant'anni dagli sconvolgimenti che hanno rimodellato il Paese e la più ampia regione dell'Asia occidentale.

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