Venezuela. Il Psuv si rinnova: per avanzare più spedito verso la transizione al socialismo

Venezuela. Il Psuv si rinnova: per avanzare più spedito verso la transizione al socialismo

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Ricostruire una nuova maggioranza sul piano politico, elettorale e sociale per mantenere il cammino al socialismo della rivoluzione bolivariana. È questa la prima grande meta da realizzare per dare concretezza al Piano 2022-2030 approvato dal governo. Il presidente Nicolas Maduro, rieletto al recente congresso anche come presidente del Psuv (così come il vicepresidente Diosdado Cabello), lo ha ribadito durante la riunione della nuova Direzione Nazionale del Psuv, del Consiglio Politico e della Direzione della Gioventù del Partito, che si è svolta nel Teatro Teresa Carreño a Caracas.

Tre istanze dirigenti del partito, a cui spetta il compito di orientare la militanza in questa nuova fase, all’insegna delle “3R.nets”. Nets sta per “Nuova Epoca di Transizione al Socialismo”, ma indica anche il contesto di analisi in cui si situa la proposta di Resistenza, Rinascimento, Rivoluzionare tutto (le 3R): la crisi strutturale del capitalismo, evidenziata drammaticamente dalla crisi pandemica e da quella ambientale, e connotata dalla “rivoluzione digitale”, che impone alle forze rivoluzionarie una risposta adeguata al livello di dispiegamento degli apparati ideologici di controllo, nel quadro geopolitico di conflitto. Uno scenario determinato dalla tendenza alla guerra e dal tentativo di resettaggio globale del modello capitalista in base agli interessi del complesso militare-industriale.

Tra una mobilitazione e l’altra, in Venezuela se ne discute, spesso in modo acceso, prima di tutto nelle sedi preposte, a cominciare dal Partito Socialista Unito del Venezuela e dai vari congressi in corso per tutto l’anno: quello della Classe operaia, dei sindacati, delle donne, e di tutti i settori che compongono il blocco sociale del chavismo. Un arco di forze che ha agglutinato intorno ai soggetti storici della lotta al capitalismo in Venezuela – operai, contadini, donne, studenti – quelle parti di popolo tradizionalmente escluse e emarginate – indigeni, afrodiscendenti, poveri delle periferie -, portandoli a riconoscersi nel nuovo progetto di trasformazione. E che oggi rinnova la scommessa di coniugare il progetto delle comunas e dell’autogestione, con una politica di apertura, che favorisca il flusso di denaro “organico”, supportato dal lavoro e dalla produzione.

Per questo, occorre rafforzare, ridefinire e ricostruire una nuova e più ampia egemonia. Un concetto che ha attraversato le diverse fasi del processo bolivariano, al governo dal 1998, ma che mantiene una linea di continuità con l’idea di Chávez di intendere il concetto gramsciano sempre come conquista della maggioranza, limitando al minimo le forzature. Forse, solo con la proposta dell’Assemblea Nazionale Costituente, lanciata cinque anni fa da Maduro nel pieno delle proteste violente della destra golpista, l’egemonia è stata intesa come “azzardo” di un’avanguardia cosciente, capace di muoversi in un contesto ostile facendo appello, prima che all’esercizio elettorale formale, al potere originario, quello fondativo, il potere costituente del popolo.

Ora, per il presidente, si tratta di cercare consenso e appoggio praticamente a 360°: “aprire porte e finestre a tutta la società, andare da chi ci ama e chi non ci ama per dire: abbiamo davanti l’orizzonte del 2030, del 2040, del 2050, andiamo tutti e tutte a costruire la grandezza del Venezuela”. Al Psuv, il partito di Chávez, tocca strutturare il percorso senza smarrire la rotta, con la forza di una direzione che, ha affermato Maduro, ha raggiunto un livello ottimale. Affinché le decisioni dei congressi – il V del Psuv e il IV della gioventù – non rimangano lettera morta, le tre istanze del partito - Direzione Nazionale, Consiglio Politico, e Direzione della Gioventù – devono saper motivare, entusiasmare “le donne, gli uomini e i giovani delle periferie, gli studenti, i lavoratori e le lavoratrici, gli sportivi, gli artisti e gli intellettuali alla costruzione della transizione al socialismo: che, sosteneva il comandante Chávez, dev’essere umanamente gratificante, capace di coniugare la sfera materiale a quella spirituale”.

Dalla riuscita di questo processo di innovazione, dipende “non solo il destino della rivoluzione, ma anche quello dell’America latina e dei Caraibi”. Fondamentale è, perciò, ingaggiare una poderosa battaglia delle idee “su media, reti, pareti e dal profondo dei cuori, in tutti gli spazi dove ci sia coscienza che, per fare una rivoluzione, occorre coniugare ragione e sentimento”.

La formazione politica, culturale e ideologica di tutto il popolo, è dunque fondamentale nella costruzione di un sistema che ne forgi il carattere collettivo, che connoti “la ribellione antimperialista, antioligarchica, basata sui valori della giustizia, della partecipazione protagonista, per una società inclusiva: la società socialista, nell’eredità rinnovata di Guaicaipuro e di Bolivar”.

Nelle sue distinte tappe, ha ricordato il presidente, la rivoluzione bolivariana ha ottenuto risultati importanti. Quello che si sta evidenziando ora, a dispetto del bloqueo che, “per 14 mesi non ci ha consentito di vendere neanche una goccia di petrolio”, e che mostra una indiscutibile ripresa economica incamminata sulla via della sovranità produttiva “per la prima volta da 100 anni”, è però quasi un miracolo. Un miglioramento che, ha nuovamente assicurato Maduro, servirà a potenziare il salario e il potere acquisitivo dei lavoratori e delle lavoratrici.

Il nucleo principale del processo di rinnovamento, ha detto il presidente, è il potere popolare organizzato, in permanente dialettica con il governo rivoluzionario. Tuttavia, ha ricordato, nel processo bolivariano il potere politico si mantiene vincendo le elezioni, “e non possiamo permetterci il lusso, mai, in nessuna circostanza, di trascurare la costruzione di una maggioranza politica”. Per rafforzare la costruzione di una nuova maggioranza, occorre allora unificare i diversi movimenti sociali, e ridefinire l’agire politico nel paese. La macchina del partito deve perciò farsi più agile in tutte le sue strutture organizzative, per permettere la comunicazione permanente con la base, riesaminare il lavoro delle Vicepresidenze settoriali, eventualmente per ridurne il numero.

Non si può – ha ammonito Maduro – lasciare che l’onda della Rivoluzione bolivariana si affievolisca e ancora meno che il motore s’ingolfi, occorre adoperarsi per “un rinascimento permanente, in una resurrezione dei valori, dell’energia, della capacità di trasformazione”. Per oggi, alla conferenza settimanale del Psuv, si attende l’annuncio degli incarichi e l’organigramma scaturito dal nuovo orientamento.

 

Geraldina Colotti

Geraldina Colotti

Giornalista e scrittrice, cura la versione italiana del mensile di politica internazionale Le Monde diplomatique. Esperta di America Latina, scrive per diversi quotidiani e riviste internazionali. È corrispondente per l’Europa di Resumen Latinoamericano e del Cuatro F, la rivista del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV). Fa parte della segreteria internazionale del Consejo Nacional y Internacional de la comunicación Popular (CONAICOP), delle Brigate Internazionali della Comunicazione Solidale (BRICS-PSUV), della Rete Europea di Solidarietà con la Rivoluzione Bolivariana e della Rete degli Intellettuali in difesa dell’Umanità.

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