Venezuela. Guerra mediatica ed economica spiegata in due foto

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Venezuela. Guerra mediatica ed economica spiegata in due foto

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di Alessandro Bianchi

Dopo il Brasile e il golpe in corso contro Dilma, l'oligarchia finanziaria che contemporaneamente vuole imporre all'Europa il TTIP, ha come bersaglio il Venezuela (qui per conoscere le ragioni). E la strategia è un mix di guerra mediatica ed economica a dosi sempre più grandi.

La scorsa settimana il ministro degli affari esteri del Venezuela, Delcy Rodríguez, denunciava il quotidiano spagnolo ABC, tristemente noto per aver esultato da franchista al colpo di stato di Pinochet nel settembre del 1973, il quale aveva pubblicato una foto falsa per gettare fango contro il Venezuela. Nell'immagine si vede un uomo raccogliere cibo per terra e si lascia credere al lettore che si tratti di una scena in corso in questi giorni in Venezuela. In realtà si tratta di una immagine di un quotidiano belga del 2013. “ABC della Spagna si occupa di Venezuela di nuovo! Riproduce un'immagine di un quotidiano belga del 2013 come se fosse in Venezuela", ha scritto il ministro degli Esteri del Venezuela attraverso Twitter.



Manipolazione dell'informazione, dunque. Nulla di nuova per l'occidente.
 

E poi, seconda gamba della strategia, guerra economica. Come potete leggere da questa notizia, che nessun media libero in Italia vi riporterà, la portata dell'attacco contro il Venezuela è enorme.
 



Guerra mediatica ed economica procedono insieme contro tutti i paesi che hanno scelto una via libera ed indipendente.


Per darvi un'idea nei giorni precedenti al golpe istituzionale in Brasile contro Dilma, i media del paese, in mano a sette famiglie, avevano offerto un'"informazione" con il 95% delle notizie contro il governo.

Per affrontare quest'offensiva senza precedenti di media e oligarchie finanziarie, che non hanno più paura nemmeno di nominare l'intervento armato come opzione, il presidente del Venezuela Nicolas Maduro ha deciso di proragare la situazione d'emergenza di altri 60 giorni, di nazionalizzare tutte le fabbriche inattive o che boicottano la produzione – la gestione sarà data agli operai – di arrestare, infine, gli imprenditori responsabili del sabotaggio contro il paese. Un ottimo segnale, finalmente, da Caracas.

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