USA e Iran, cosa c’è dietro lo stop ai negoziati di Doha

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USA e Iran, cosa c’è dietro lo stop ai negoziati di Doha

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Secondo quanto scritto da Maziar Motamedi su Al Jazeera, l'altalena tra diplomazia e scontro aperto continua a dominare le relazioni tra Teheran e Washington. Nonostante l'annuncio del presidente Donald Trump riguardo a un imminente incontro bilaterale a Doha, i fatti sul campo e le dichiarazioni ufficiali raccontano una realtà molto più complessa e frammentata.

Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha infatti smentito l'avvio di negoziati a livello tecnico in Qatar, riducendo i colloqui a semplici consultazioni con i funzionari di Doha. A confermare lo stallo sono state anche le parole di Mehdi Fazaeli, esponente dell'ufficio della Guida Suprema, il quale ha rivelato che i negoziatori di Teheran hanno annullato i tavoli previsti a causa di divergenze insanabili su dossier strategici, in primis la gestione dello Stretto di Hormuz.

Lo Stretto di Hormuz: l'arma di pressione commerciale e militare

Gli attacchi reciproci della scorsa settimana — i primi dalla firma del Memorandum d'intesa (MoU) del 17 giugno — si sono scatenati dopo il rifiuto iraniano di accettare una rotta di evacuazione per le navi bloccate sostenuta dagli Stati Uniti. L'escalation ha visto il bombardamento di navi commerciali, la successiva risposta USA sulle infrastrutture iraniane nelle isole meridionali e la controrisposta di Teheran contro le basi americane in Bahrein e Kuwait.

Entrambe le parti si accusano di aver violato l'Articolo 5 del MoU, che prevede l'impegno iraniano a garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali per 60 giorni. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito fermamente che nessuno deve interferire nella gestione dello stretto, stimando in almeno un mese il tempo necessario per riportare la rotta alla piena capacità energetica dopo i danni della guerra. Nel frattempo, l'IRGC (il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie) ha già rispedito al mittente la proposta del vicepresidente USA JD Vance di istituire una linea diretta militare, mentre Washington rifiuta categoricamente l'intenzione dell'Iran di imporre tariffe e pedaggi assicurativi ed ambientali nel tratto di mare.

Il nodo economico: la partita sui 6 miliardi di dollari

Un punto cruciale per il futuro di qualsiasi dialogo riguarda i fondi iraniani congelati all'estero a causa delle sanzioni. Il presidente Masoud Pezeshkian punta a sbloccare immediatamente almeno 6 miliardi di dollari detenuti dal Qatar. Sebbene il Memorandum stabilisca che tali fondi debbano essere "pienamente disponibili per l'uso" e privi di vincoli di acquisto coercitivi (nonostante Trump avesse accennato al loro utilizzo esclusivo per beni umanitari come mais e medicine), l'amministrazione USA frena, sostenendo che l'accesso al denaro avverrà solo in un secondo momento e sarà strettamente subordinato al rispetto degli impegni da parte di Teheran.

Il fronte libanese e il "muro" sul nucleare

La tensione si estende anche al Libano. Sebbene il primo punto del MoU imponesse la cessazione delle ostilità su tutti i fronti, un recente accordo mediato dagli Stati Uniti con il governo di Beirut ha di fatto consolidato la presenza militare israeliana nel sud del Paese, senza obbligare i soldati al ritiro. Questa mossa, duramente criticata da Hezbollah, viene vista da Teheran come una palese violazione e un tentativo di aggirare il Memorandum.

Infine, restano forti le resistenze interne in Iran sul fronte del disarmo. Sebbene il programma missilistico sia stato escluso dai negoziati, l'ala più intransigente della Repubblica Islamica non vuole fare concessioni sul nucleare. Ben 60 membri della potente Assemblea degli Esperti hanno firmato una dichiarazione per blindare le "linee rosse" della Guida Suprema Mojtaba Khamenei: nessun dialogo sui diritti nucleari o sulla chiusura di Hormuz. La disponibilità del governo a diluire l'uranio arricchito rimane quindi congelata, vincolata alla richiesta di un calendario certo e graduale per la revoca totale delle sanzioni economiche.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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