Uniti nella lotta contro l'invio delle armi all'Ucraina

Uniti nella lotta contro l'invio delle armi all'Ucraina

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Riceviamo questo appello sulle armi in Ucraina da parte di "Cumpanis" e volentieri rilanciamo

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Uniti nella lotta contro l'invio delle armi all'Ucraina

Segreteria Nazionale “Cumpanis”

 

Continua la guerra in Ucraina.

Continua l'azione militare russa strategicamente diretta ad impedire che l'Ucraina, com'è nelle mire palesi degli Usa e della Nato, si trasformi in un'immensa base Nato ai confini russi e geo politicamente non lontanissima dalla Cina, una nuova base che si aggiungerebbe alle grandi postazioni Nato già minacciosamente presenti in Corea del Sud, in Giappone e, con la Settima Flotta militare USA, nell'Oceano Pacifico.

Continua l'invio del già infinito fiume di dollari, sterline ed euro a favore del governo Zelensky, da sempre sorretto dal movimento neofascista ucraino.

Continua lo spregiudicato, prepotente, aggressivo e folle invio di armi verso Kiev da parte dell'intero fronte imperialista, con gli Usa alla testa.

Se anche i carri armati tedeschi “Leopard” fossero inviati in Ucraina, come sembra, il pericolo di un'estensione della guerra sul piano mondiale si accrescerebbe a dismisura.

L'orologio della guerra nucleare è già vicinissimo alla mezzanotte dei funghi nucleari multipli, della morte su scala planetaria e del buio dell'umanità.

Di fronte a tutto ciò, drammatica, agghiacciante è l'assenza di un movimento mondiale contro la guerra, come se una pulsione suicidaria stesse segnando di sé l'intera umanità, come se i popoli occidentali fossero in ginocchio, rassegnati al silenzio e all'inazione, come se l'intero potere capitalistico/imperialista mondiale avesse svuotato le loro coscienze, li avesse ridotti a sacchi vuoti afflosciati sui pavimenti della storia, li avesse corrotti e resi schiavi attraverso la narrazione dell'individualismo liberale, attraverso il circo tonitruante della  mercificazione di massa.

L'Italia non fa eccezione. La classe operaia, gli intellettuali, le forze sindacali (particolarmente grave è la subordinazione al sistema di guerra e al dominio della Nato della CGIL), il movimento giovanile e studentesco, le accademie, le università, le “forze della sinistra”, sono in un vergognoso, inquietante e subordinato silenzio, con le teste chine.

Avanguardie ce ne sono, e sono anche, coraggiosamente e generosamente, in campo. Partiti comunisti, movimenti, sindacati di classe, siti e giornali on line di natura comunista e antimperialista. Ma la loro voce non ha la forza di alzarsi, di estendersi sul piano nazionale, di incidere, di costruire coscienza e militanza al di là dei loro stessi, ristretti, ristrettissimi confini.

Le avanguardie contro la guerra, seppur anche spasmodicamente impegnate, sono poche, polverizzate, deboli, a volte esistono e agiscono in una sola città, in un solo territorio, espressioni di una solitaria parzialità di quello stesso territorio e nessuno ha la forza per agire sul piano nazionale. Di porsi come forza catalizzatrice di tutte le altre forze. Di fronte alla catastrofe bellica potenzialmente di fine mondo, nel nostro Paese – ma non solo – si alza solamente un pulviscolo infinitesimale e irrilevante anti-guerra, che il vento del potere, dei media, dell'egemonia della cultura dominante spazza via ancor prima che una particella di questo pulviscolo possa essere intravisto, sentito, annusato non dico dalle masse, ma almeno dalle parti più avanzate di esse.

Cosicché anche il lavoro, l'impegno spesso indefesso e controcorrente di pochissimi, in pochissime città, in alcuni paesi è reso vano. Cosicché la protesta contro la guerra, in verità, non si leva mai, mai assume una pur minima massa critica.

D'accordo: le forze contro la guerra, le forze consapevoli che la guerra planetaria sia oggi più che mai una possibilità della storia, che la guerra sia il prodotto e il volere degli Usa e della Nato, le forze che a partire da queste consapevolezze escono di casa per riunirsi, scrivere volantini, distribuirli nelle piazze, organizzare manifestazioni sono poche. Sono ristretta minoranza. Ma questo essere minoranza non è il primo dei problemi.

Il primo dei problemi è la polverizzazione di questo movimento, è la sua irriducibile disunità.

Una disunità che sembra non avere – drammaticamente -– coscienza della propria disunità e del danno della disunità. Una disunità che fa strappare i capelli dalla testa di fronte all'orrore potenziale e verosimile della guerra mondiale e che tuttavia è, spesso, una disunità persino perseguita, tenacemente ribadita, continuamente e “orgogliosamente” ratificata, nella prassi, dai piccoli e assurdamente autoreferenziali soggetti antimperialisti in campo.

Abbiamo bisogno come il pane – questa figura retorica che, sola, ha la forza di dirci di quanto abbiamo bisogno di una cosa –, abbiamo bisogno come il pane dell'unità delle forze antimperialiste contro la guerra. Contro la Nato.

Abbiamo bisogno di costruire unità a partire da un primo e potente grumo unito, quello delle forze più consapevolmente antimperialiste, contro la guerra. E da questo primo grumo unito cercare di allargare il fronte contro la guerra e contro la Nato.

Occorre popolarizzare un'idea-forza in grado di unire nell'azione il primo grumo, quello antimperialista, e poi agire quell'idea-forza per allargare il fronte della lotta.

L'idea-forza che può unire il primo grumo e poi allargare il fronte della lotta ha una densità e un valore popolare e di massa: no all'invio delle armi in Ucraina!

Il no all'invio delle armi in Ucraina può diventare di massa poiché di fronte a molti la figura di Zelensky inizia ad essere compresa nella sua essenza guerrafondaia e reazionaria. La sua figura “agìta” dagli Usa, dalla Nato e dal fronte reazionario internazionale non è lontana dall'essere compresa, se non sul piano di massa, da una già significativa porzione sociale. La determinazione degli Usa e della Nato per la continuazione della guerra inizia anch'essa ad essere “rigettata” dai popoli dell'Occidente. Come iniziano ad essere comprese, da fasce non più così ristrette delle popolazioni occidentali, le ragioni della Russia. Le contraddizioni all'interno del fronte occidentale iniziano ad allargarsi e l'invio delle armi in Ucraina non è più una parola d'ordine che tutti i governi e gli Stati occidentali, a partire dalla Germania, eseguono con convinzione e trasporto. Tutt'altro. La contrarietà totale di Zelensky per ogni compromesso o mediazione con la Russia che possa aprire una strada di pace inizia ad essere invisa a milioni di cittadini e lavoratori dell'Occidente. E le spese militari che i popoli, i lavoratori dell'Occidente sostengono sulle loro spalle e pagano sempre più chiaramente in termini di contenimenti salariali e tagli alla sanità e alla scuola pubblica, alle pensioni e al welfare generale, aprono spazi di massa affinché la parola d'ordine “no all'invio delle armi in Ucraina” diventi una parola d'ordine di popolo e di massa.

La stessa, profonda, crisi politica ed elettorale del PD, l'ingannatore politico massimo del “popolo progressista”, è un segno che questo popolo si va, seppur faticosamente, smarcando dal controllo politico delle forze liberiste di massa, come lo è il PD, e potrebbe essere contattato/contaminato dalle istanze anti guerra più avanzate.

Cosa manca per iniziare ad unire il primo grumo di lotta, quello antimperialista, ora così tanto polverizzato e che potrebbe divenire il motore per un fronte più largo di lotta?

Manca l'unità d'azione tra i soggetti antimperialisti, tutti pervicacemente chiusi nella loro testuggine singola e miope, che mai si unisce nella testuggine unita e potente di romana memoria.

È l'ora, per queste forze, dell'unità!

In nome della possibilità di una più vasta ed unita azione contro la guerra e contro la Nato; in nome della possibilità che dal primo motore unito possa nascere un più vasto fronte di lotta, in nome di ciò e contro ogni residua e rugginosa spinta alla divisione lanciamo un appello per un incontro, per un'azione unitaria contro la guerra!

Ma davvero è così difficile che le forze comuniste in campo, i partiti, i siti, i giornali, i gruppi, le associazioni comuniste di questo Paese possano incontrarsi, stabilire un piano d'azione comune in tutto il Paese, scendere in campo uniti dalla parola d'ordine “no all'invio delle armi in Ucraina”?

È davvero impossibile che queste, diverse, forze comuniste si uniscano ai movimenti che sostengono la parola d'ordine “no alle armi in Ucraina”? Che invitino i movimenti ad unirsi nella lotta?

È davvero impossibile che un arco, potenzialmente vasto, dalle forze comuniste, partitiche e non partitiche, ai diversi movimenti sociali, politici e intellettuali; dalle aree cattoliche avanzate – pensate a Raniero La Valle e al suo importante mondo –  ai movimenti contro la guerra delle metropoli e delle loro periferie a noi sconosciute, da tutti quei settori del M5S che operano positivamente nei territori, alle centinaia di centri politico-culturali, ad intellettuali come Domenico Gallo e al suo “mondo giuridico” avanzato e contrario all'invio di armi in Ucraina, è davvero impossibile mettere in campo un movimento basato non sui principi della rivoluzione planetaria ma che si incardini “solamente” (e cento virgolette dovrebbero stare ai fianchi di questo avverbio!) attorno alla parola d'ordine “no alle armi n Ucraina”, parola d'ordine tanto “semplice”, tanto unificante e mobilitante quanto scardinante della macchina della guerra imperialista?

Una parola d'ordine che forse, oggi, è molto più di popolare e di massa di quanto noi stessi pensiamo e che occorrerebbe “portare alla luce” con un'azione di massa?

Immaginiamo una possibile realtà: si arriva ad una vasta determinazione comune, sospinta e caldeggiata innanzitutto dai partiti e dalle varie esperienze comuniste, si va nelle piazze come movimento unitario che trova il proprio cardine nella parola d'ordine “no alle armi in Ucraina — no alla guerra”, si allarga il movimento alle fabbriche e agli studenti, si porta ovunque lo stesso volantino con tutte le sigle unite da quella parola d'ordine, si organizzano banchetti, convegni, sit-in e forme di lotta più eclatanti e volte a rompere il muro del silenzio. Portando, nella lotta, la parola d'ordine dell'uscita dell'Italia dalla Nato, introducendo nella lotta una visione antimperialista della lotta.

Non è impossibile!

Occorre tentare! Occorre che ognuno receda dal proprio settarismo e dalla propria autoreferenzialità, che oggi sono freni drammatici e perniciosi per l'unità del movimento e per la lotta contro la guerra.

Occorre assolutamente prendere coscienza di quanto ogni posizione settaria e autoreferenziale oggi freni e danneggi il progetto di massa contro la guerra e contro la Nato!

Occorre pensare quanto le antiche ruggini, tra i piccoli partiti comunisti e tra i leader di questi partiti, le ruggini tra partiti e movimenti, tra movimenti e movimenti, tra gruppi e gruppi siano oggi terribili e persino risibili impedimenti alla formazione di quel primo grumo antimperialista che potrebbe svolgere il ruolo di attivatore di un più vasto e popolare movimento contro l'invio delle armi in Ucraina e, dunque, contro la concreta postazione di guerra imperialista.

La fine dell'invio delle armi imperialiste all'Ucraina è la prima casamatta da conquistare nella lotta contro la guerra imperialista e contro la Nato.

Se, uniti, potessimo costruire un movimento di massa o almeno appoggiato dalle parti più avanzate dei lavoratori, degli studenti e degli intellettuali, avremmo la forza di occupare i porti per impedire l'invio delle armi all'Ucraina, circondare gli aeroporti, assediare le Basi Nato e Usa in Italia, organizzare un presidio permanente attorno alla Camera e al Senato, attorno alla Farnesina e a Palazzo Caprara, sede dello Stato Maggiore della Difesa.

Uniti, potremmo finalmente sviluppare la prima parte della lotta contro la guerra, quella relativa alla costituzione del primo grumo di lotta, dato dalle avanguardie unite, con l'obiettivo di passare al secondo stadio della lotta, quello più vasto e di massa.

Nessuno dovrebbe, sul fronte comunista, sul fronte delle avanguardie, sottrarsi a questo impegno, poiché sottrarsi significherebbe assumersi la responsabilità della rinuncia alla lotta e alla rinuncia alla costruzione di un fronte più vasto – ben più vasto di quello che ognuno di noi, ognuno dei vari “soggetti”, da solo può garantire – della lotta contro l'invio delle armi in Ucraina e contro la guerra.

Solo da una mobilitazione vasta, unitaria, efficace, continua, la parola d'ordine “no all'invio delle armi in Ucraina” potrà passare da uno slogan di sparute formazioni, dall’essere linea di sperduti “soliti noti” ad una linea con un sostegno di massa.

In tanti, tutto sarà possibile: dalla scalata con gli striscioni sul Duomo di Milano, alla scalata alla Torre di Pisa; dall'“assedio” ai cantieri navali alla presenza davanti alle scuole e alle fabbriche.

Nessuno dovrebbe sottrarsi ad un appello unitario.

Nessuna argomentazione, dal nostro punto di vista, potrà reggere politicamente e moralmente un “NO” all'unità.

Questo appello all'unità d'azione, alla popolarizzazione della parola d'ordine “no alle armi all'Ucraina” “Cumpanis”, senza nessuna spocchia da primadonna, lo invierà a tutte le forze comuniste, antimperialiste, di lotta contro la guerra.

Il primo obiettivo potrebbe essere quello di un primo incontro, anche on line, tra tutte le forze che condividono la parola d'ordine “no all'invio delle armi in Ucraina”, per decidere l'inizio dell'azione e della lotta unitaria su scala nazionale!

Proviamoci!

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