Trump mette nel mirino la Colombia: "Petro è un leader del narcotraffico"

Dopo il Venezuela, Washington alza la tensione con un ex alleato storico. La guerra al narcotraffico mostra il suo volto più cinico, tra violazioni della sovranità e minacce dirette

2343
Trump mette nel mirino la Colombia: "Petro è un leader del narcotraffico"

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE


di Fabrizio Verde

Un nuovo e pericoloso capitolo di ingerenza statunitense in America Latina: dopo aver preso di mira il Venezuela con operazioni militari giustificate da un'asserita "guerra al narcoterrorismo", l'amministrazione Trump volge ora le sue minacce verso la Colombia, tradizionale alleato nella regione. La tensione è esplosa in seguito alla denuncia del presidente colombiano Gustavo Petro di un "assassinio" e di una "violazione della sovranità" nazionale da parte di forze statunitensi.

Secondo la denuncia di Bogotà, il 16 settembre scorso, un aereo statunitense ha condotto un attacco in acque territoriali colombiane contro una piccola imbarcazione da pesca. Sulla barca, che viaggiava con il motore alzato in segnale di avaria e alla deriva, si trovava il pescatore Alejandro Carranza, il quale non ha più fatto ritorno a casa. La famiglia ne conferma la scomparsa, mentre il governo colombiano sottolinea l'assenza di qualsiasi legame dell'uomo con il narcotraffico. Una vita spezzata che Petro non esita a definire un omicidio, chiedendo spiegazioni formali a Washington e azioni immediate alla procura generale.

La risposta degli Stati Uniti, invece di affrontare le circostanze dell'incidente, ha assunto i toni della ritorsione e dell'umiliazione. Il presidente Donald Trump, in un comunicato sulla sua piattaforma Truth Social, ha lanciato un attacco personale senza precedenti contro Petro, definendolo un "leader del narcotraffico illegale". Accuse gravissime, accompagnate dall'annuncio della sospensione immediata di tutti i pagamenti e le forme di aiuto a Bogotà, descritti come "una truffa a lungo termine contro gli Stati Uniti". La tracotanza del messaggio raggiunge il suo apice con una minaccia velata ma chiara: Trump intima a Petro di "chiudere immediatamente questi campi della morte, o saranno gli Stati Uniti a farlo per lui, e non in maniera amichevole".

Questa escalation verbale e operativa svela la vera posta in gioco, che va ben oltre la retorica della lotta alla droga. Come lo stesso Petro ha più volte evidenziato, "non c'è una guerra contro il contrabbando, quello che c'è è una guerra per il petrolio". Le operazioni militari statunitensi nel Mar dei Caraibi, infatti, coincidono con un massiccio dispiegamento di forze in una regione ricca di risorse. L'aggressione alla Colombia, dunque, non è un caso isolato ma l'anello di una catena di attacchi alla sovranità dei paesi latinoamericani, iniziata con il Venezuela bolivariano e pronta ad allargarsi.

La reazione di Gustavo Petro non si è fatta attendere. Oltre a respingere le calunnie, il presidente colombiano ha invitato Trump a una maggiore discernimento, suggerendogli sarcasticamente di "stabilire dove sono i narcos e dove sono i democratici". Una risposta che segna una netta linea di confine e un cambio di paradigma nelle relazioni emisferiche. La Colombia, storicamente allineata a Washington, contesta oggi il ruolo di gendarme continentale degli Stati Uniti, denunciandone l'irrazionalità nella lotta alle droghe e la razionalità invece nelle mire di controllo geopolitico.

L’aggressività degli Stati Uniti, che rischia di trascinare la regione in un nuovo scenario di guerra, pone la comunità internazionale di fronte a un bivio. Accetterà passivamente le esecuzioni sommarie e le violazioni della sovranità nazionale compiute in nome di una guerra al narcotraffico che ormai è stata completamente smascherata come un banale pretesto? O saprà opporsi alla tracotanza di una potenza in declino che, dopo aver minacciato Caracas, oggi non esita a umiliare e minacciare Bogotà, dimostrando un disprezzo profondo per il diritto internazionale e per le vite dei cittadini latinoamericani?

 

Fabrizio Verde

Fabrizio Verde

Direttore de l'AntiDiplomatico. Napoletano classe '80

Giornalista di stretta osservanza maradoniana

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Potrebbe anche interessarti

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Il futuro è il nuovo souvenir: viaggio nella Cina hi-tech   Una finestra aperta Il futuro è il nuovo souvenir: viaggio nella Cina hi-tech

Il futuro è il nuovo souvenir: viaggio nella Cina hi-tech

La guerra culturale degli Usa contro l'Europa di Alessandro Bartoloni La guerra culturale degli Usa contro l'Europa

La guerra culturale degli Usa contro l'Europa

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Continuons le combat: le piazze d'Europa contro carovita e guerra di Giuseppe Giannini Continuons le combat: le piazze d'Europa contro carovita e guerra

Continuons le combat: le piazze d'Europa contro carovita e guerra

Italia e vincolo esterno di Gilberto Trombetta Italia e vincolo esterno

Italia e vincolo esterno

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti