"Slava Ukraini". Deturpato l'omaggio a Luana d'Orazio: perché Jorit fa così paura?

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"Slava Ukraini". Deturpato l'omaggio a Luana d'Orazio: perché Jorit fa così paura?

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di Agata Iacono

Perché fa così paura Jorit? Perché questa campagna di odio e persecuzione nei confronti dell'artista napoletano?

A Roma è stata vandalizzata la sua gigantografia dedicata a Luana D'Orazio, la ragazza di 22 anni morta sul lavoro, anzi di lavoro, a Prato, per l'assenza di elementari norme di protezione. Un ennesimo omicidio sul lavoro che sintetizza il dramma dei morti di lavoro in Italia: pochi giorni fa, ad esempio, a Terlizzi è precipitato nel vano ascensore un capocantiere di 79 anni. Sono stati 585.356 gli infortuni  sul lavoro nel 2023 (dati Inail), 1.041 dei quali con esito mortale. Nel solo 2024 sono già più di 145 i morti di lavoro.

Come riporta VoxKomm, il ritratto gigantesco di Luana fatto da Jorit è stato deturpato e hanno anche scritto sul suo corpo "Slava Ucraini". Pochi giorni fa un altro murales era stato danneggiato a Ischia e avevano lasciato sul posto una bandiera dell'Ucraina.

Ma perché, ripetiamo, Jorit fa così paura? Molte risposte le trovate in questa bellissima intervista di Clara Statello pubblicata da l'AntiDiplomatico.

Addirittura contro di lui si sono scatenate le fabbrichette di bufale, che sostengono sia pagato dalla propaganda russa. La questione è diventata virale sui social: sotto ogni post che esprime solidarietà al nostro artista di strada, spuntano decine e decine di commenti che lo accusano di essere solo un "venduto", uno che ha ricevuto dalla Russia addirittura novantamila euro tramite un'azienda controllata dal ministero dell'edilizia russo per dipingere dieci murales in territorio russo e persino nelle terre ucraine "occupate militarmente", cioè in Donbass.

Mi sono incuriosita: da dove arrivano tutte queste accuse e perché? Le diffamazioni, diventate virali, dipingono Jorit un prezzolato dalla propaganda russa.
Un articolo di Massimiliano Coccia su Linkiesta dal titolo "Guaglioni di Putin. Ecco come il Cremlino ha finanziato Jorit" è la "fonte" delle accuse.

L'articolo era stato subito rilanciato da Open. Ma Jorit, sabato 9 marzo, ha dato incarico al suo legale di diffidare sia Massimiliano Coccia, chiedendo anche la sua espulsione dall'albo dei giornalisti, che Open. Pubblica la querela sulle stories di Facebook dove dichiara che la denuncia sarà depositata lunedì 11 marzo. Open è velocissima a prendere le distanze dagli accusatori, dimostrando che in effetti le accuse non hanno alcun fondamento. Scrive infatti il direttore di Open, (sottolineo proprio Open, la testata giornalistica incaricata da facebook per individuare le "fake news" che Meta  provvede poi a censurare), che ha ricevuto la diffida dall'avvocato Massimo Pinardi, per conto del suo cliente Ciro Cerullo, in arte Jorit, per sostenere che il suo cliente «non ha mai percepito neanche un centesimo dal Governo della Federazione russa», al contrario di quanto sostenuto da un articolo de Linkiesta, che Open aveva citato.

Jorit, l'artista napoletano, di cui abbiamo ammirato gli enormi ritratti sulle facciate dei palazzi, non è un filosofo, non è un opinionista, non è neppure un influencer youtuber che spaccia pandori e bambole, non parla in modo complicato.
 
Le sue immagini struggenti, di denuncia, parlano per lui.

Soprattutto, parlano a tutti e ogni giorno, per strada e non nei musei, con la forza ingombrante, dirompente, propria solo di una vera opera d'arte universale, profondamente umana, nell'epoca del dilagare dell'intelligenza artificiale.

Jorit fa paura, perché la sua arte può anche non piacere, ma il suo messaggio trascende le parole, non si può confutare in uno studio televisivo con attacchi parenziani, è popolare e immediato.

E questo succede proprio nell'era dell'immagine-merce usa e getta.

È singolare che la narrazione mainstream, standardizzata sulla creazione e distruzione di martiri ed eroi, consumati nel tempo virtuale di una storia Istagram, destinati all'oblio, abbia fallito davanti a reali muri dipinti su decine di palazzi e ad un ragazzo napoletano vero, in carne, ossa, sentimenti, emozioni.

Agata Iacono

Agata Iacono

Sociologa e antropologa

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