Rodríguez denuncia: "Classe fascista pronta a regalare il Venezuela a Washington"

La vicepresidente Rodríguez indica nelle immense riserve di petrolio, gas e oro la vera causa della pressione militare statunitense, giustificata con il pretesto della lotta al narcotraffico

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Rodríguez denuncia: "Classe fascista pronta a regalare il Venezuela a Washington"

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Le immense ricchezze del sottosuolo venezuelano rappresentano paradossalmente il suo più grande pericolo. È questa la riflessione della vicepresidente Delcy Rodríguez, che denuncia un quadro di aggressione imperialista contro la nazione bolivariana. Secondo le autorità di Caracas, le risorse strategiche del paese - dai vasti giacimenti di petrolio e gas alle abbondanti riserve d'oro, acqua e minerali - sono il vero obiettivo di Washington, trasformando la Repubblica Bolivariana del Venezuela in un bersaglio per forze esterne intenzionate a esercitare un controllo militare sul paese.

Rodríguez, parlando durante un evento nello Stato di Carabobo, ha denunciato la presenza di una "classe antipolitica, fascista ed estremista" all'interno del paese, pronta, a suo dire, a consegnare queste ricchezze nazionali ai "centri di potere di Washington e ai suoi governi alleati". Una retorica che si inserisce in un contesto di forte tensione, con il presidente Nicolás Maduro che ha convocato vigilie e marce permanenti di difesa in risposta a quelle che vengono bollate a ragion veduta come "aggressioni" statunitensi.

La tensione si è alzata da agosto, quando gli Stati Uniti hanno dispiegato una significativa forza militare al largo delle coste venezuelane, giustificando l'operazione come parte della lotta al narcotraffico. Questa presenza, composta da navi da guerra, sottomarini e aerei da combattimento, è stata accompagnata da bombardamenti nel Mar dei Caraibi e nell'Oceano Pacifico che hanno causato decine di vittime.

Maduro ha ripetutamente smascherato la motivazione antidroga, definendola un pretesto. La verità, secondo il leader venezuelano, è che l'obiettivo degli USA è un "cambio di regime" per impadronirsi della "immensa ricchezza petrolifera" della nazione. "Il Venezuela è innocente", ha affermato Maduro, "tutto ciò che si sta facendo contro di noi è per giustificare una guerra, un cambio di governo e rubarci la principale riserva di petrolio e la quarta di gas del mondo".

Una tesi che trova inequivocabili conferme nei rapporti di organismi come l'ONU e la stessa DEA statunitense, i quali escludono che il Venezuela sia un hub significativo per il traffico di droga verso gli Stati Uniti, la cui rotta principale transita invece per l'Oceano Pacifico.

La posizione di Caracas non è rimasta isolata. A livello internazionale, è giunto il sostegno della Russia, con il ministro degli Esteri Sergej Lavrov che ha bollato le azioni USA come "inaccettabili" e fuorilegge, avvertendo che la politica dell'Amministrazione Trump non farà che danneggiare ulteriormente la reputazione di Washington sul palcoscenico globale. La ‘questione Venezuela’ si conferma così non solo uno scontro bilaterale, ma uno specchio delle più ampie tensioni geopolitiche contemporanee.

La Redazione de l'AntiDiplomatico

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