Psicopatologia del neomaccartismo mediatico e i venti di guerra sul Fronte Orientale

Psicopatologia del neomaccartismo mediatico e i venti di guerra sul Fronte Orientale

“Le chef du camp adverse a le visage du diable”. Anne Morelli, Principi elementari della propaganda di guerra

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di Giambattista Cadoppi* 

 

Il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi Jinping hanno fatto un appello congiunto affinché la NATO interrompa i piani per un’ulteriore espansione ad est evitando gli approcci ideologici tipici della mentalità della “Guerra Fredda”.

Il contrasto più che tra Mosca e Kiev è tra il blocco militare guidato dagli Stati Uniti assieme ai sempre servili regimi dell’Europa orientale e la Russia. Cina e Russia chiedono di allentare le tensioni rispettando la sovranità dei vari paesi e le loro diverse civiltà e differenze storico-culturali. In questo quadro nel campo occidentale è soprattutto la Francia a differenziarsi con ben tre candidati delle prossime presidenziali che chiedono l’uscita dalla NATO, assai poco popolare dopo l’onta dei sottomarini che ha danneggiato sia politicamente che economicamente Parigi (e indirettamente l’Italia).

Mosca e Pechino chiederebbero di dover affrontare piuttosto altre sfide come l’evoluzione della globalizzazione economica, la sfida del clima (di cui ormai si parla poco) e la pandemia. Ma gli USA, sulla difensiva ormai su quasi tutti i fronti, chiedono la guerra. Sembra che non possano vivere senza guerre. È una delle caratteristiche dello strisciante fascismo con caratteristiche americane. Ormai gli unici leader che parlano di pace e multilateralismo sono proprio quello russo e quello cinese.

Su cosa puntano l’ormai decotto Joe Biden e il suo Cold Warrior di fiducia Antony Blinken? Beh, una bella guerra in Ucraina avrebbe i suoi grandi vantaggi. Unire tutto il circo della tribù “democratiche” in una obbedienza assoluta attorno agli USA, interrompere il progetto North Stream 2 per poi vendere il gas americano molto più caro (poco concorrenziale e a rischio fallimento), aumentare le sanzioni contro la Russia come esempio per i paesi riottosi che non vogliono allinearsi, magari cacciandola dal circuito interbancario SWIFT.

Inoltre, gli americani potrebbero cercare di rovinare i Giochi Olimpici di Pechino come fecero già nel 2008 spingendo la Georgia ad attaccare la Russia durante le Olimpiadi estive di Pechino fregandosene della tregua olimpica. In questa politica hanno indubbiamente degli alleati come i verdi tedeschi, ormai l’estrema destra dello schieramento europeo, il cui ex-leader come un Renzi qualsiasi è alla presidenza (assieme alla Bonino) di una fondazione per la democrazia con sede nel proprio non democraticissimo Qatar, e qualche staterello vassallo dell’Europa Orientale più realista del Re. Contrari sembrano i francesi, poco entusiasti molti altri Stati europei ma soprattutto assai contrario il presidente ucraino che dovrà presumibilmente essere rimosso per portare il paese alla guerra con la Russia. Del resto, Zelensky non era la prima scelta degli americani e fu votato anche dai filorussi contro il vecchio oligarca Poroschenko sortito dal colpo di mano di Maidan, che nel mentre è ritornato in Ucraina da dove era partito per l’esilio dorato.

Americani e stati vassalli hanno rafforzato le provocazioni nei confronti della Russia nonostante questa abbia avvertito che la presenza rafforzata della NATO vicino ai suoi confini è una “minaccia alla sicurezza nazionale”. La questione ucraina è stata un argomento importante della conversazione telefonica tra Blinken e il suo corrispettivo Wang Yi. Gli Stati Uniti e la NATO hanno completamente trascurato il rispetto per la Russia, il suo status e i suoi interessi nello stabilire un sistema di sicurezza europeo. Gli Stati Uniti hanno scoperto quanto sia illusorio cercare di dividere Russia e Cina con manovre di bassa lega. Certamente i cinesi sono sempre stati molto cauti sulla questione per vari motivi, uno dei quali è l’appoggio alla secessione che spesso è uno strumento usato dagli americani contro i paesi nemici come la Cina (vedi Tibet, Xinjiang, Taiwan). Ma i cinesi si oppongono anche alle rivoluzioni colorate che sono state l’elemento scatenante della secessione. È certo che Cina e Russia non sosterranno mai l’aggressività degli americani che, come una bestia ferita nell’ora del proprio declino, cercano di fare male il più possibile ai supposti avversari.

Wang ha appoggiato invece l’accordo di Minsk che Ucraina, Russia, Germania e Francia (il cosiddetto Formato Normandia) hanno firmato nel 2015. I colloqui promossi da Macron hanno messo all’angolo gli americani (non invitati) che non vogliono sentire ragioni e spingono per il caos sostenuti a piene mani dai media. Macron, da presidente dell’UE, media sulla crisi per spingere Kiev verso l’autonomia negoziata per il Donbass. Un’ipotesi sostenuta da Putin.

L’accordo di Minsk è stato avvallato dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite riducendo fortemente le tensioni nell’Est dell’Ucraina. Wang nel suo colloquio con Blinken ha chiarito che la sicurezza di un paese non è semplicemente una questione interna, non deve andare a scapito della sicurezza di altri paesi a rischio della stabilità dell’intera regione. Gli USA usano la questione ucraina al pari di quella del Mar Cinese Meridionale che, come dice il nome, non è propriamente americano, come strumento di provocazione.

È sperabile che la situazione della guerra in Georgia, durante le Olimpiadi di Pechino 2008, non si ripeta. Il governo georgiano credeva di avere il sostegno degli Stati Uniti per provocare la Russia ma fu ricacciato indietro. Gli Stati Uniti stanno ritirando i loro diplomatici dall’Ucraina e forniscono in continuazione armi a Kiev sperando che il presidente ucraino compia lo stesso tragico errore di quello georgiano. Ma Zelesnky ha fatto infuriare Biden mostrando di non credere alla minaccia russa. La situazione sta solo danneggiando la già precaria situazione finanziaria ucraina ormai sull’orlo della bancarotta.

Bisogna essere chiari: la Russia non ha basi né in Messico e nemmeno a Cuba e le navi da guerra cinesi non sono visibili dalle colline di Hollywood né dalla Chinatown di San Francisco. Gli Stati uniti cercano di coinvolgere la Russia in un nuovo conflitto per poi gridare alla minaccia russa per l’Europa, sospendere il Nord-Stream 2, rendere dipendente la Germania e con essa l’Europa dagli USA e farli diventare una pedina per l’isolamento totale della Cina.

Sembra che gli Stati Uniti abbiano esortato la Cina affinché spinga la Russia ad arrendersi agli Stati Uniti. Perché Pechino dovrebbe farlo? Per poi diventare il prossimo obiettivo? Forse gli americani hanno promesso alla Cina la Siberia? Nel frettoloso ritiro dall’Afghanistan i talebani devono aver rifilato agli americani un carico di droga tagliata male.

Dalla Siberia invece arriverà la fornitura di gas alla Cina per 10 miliardi di metri cubi da parte della Russia come promesso nell’amichevole incontro tra i presidenti russo e cinese che ormai hanno stabilito una solida alleanza.

 

Psicopatologia del neomaccartismo mediatico

Un grande giornalista della RAI, Andrea Barbato, analizzò l’ascesa del senatore statunitense Joe McCarthy, grazie a un uso astuto e spregiudicato dei mezzi di comunicazione. Quali furono gli ingredienti di questa “caccia alle streghe”, che crearono un clima di sospetto e la demonizzazione dell’avversario. La definizione di maccartismo che dava lo Standard Dictionary of the English Language – Britannica World Language Dictionary era: «La pratica di fare pubbliche e sensazionali accuse… di solito con poche o nessuna prova, o con dubbi sospetti» che è quanto stanno facendo Blinken e soci.

Barbato individua un nesso comune tra i mass-media e la strategia politica di McCarthy. Un intreccio fra le esigenze del mondo dei mass-media, tendenti ad espandere a dismisura ciò che fa scalpore e suscita forti reazioni e coinvolgimenti, e quelle della politica in un ambiguo rapporto con il potere. Il giornalismo e l’informazione si fondano sempre più spesso sulla manipolazione e il plagio dell’opinione pubblica in funzione degli obbiettivi dell’apparato militar-industriale americano, che già il presidente Eisenhower considerava una minaccia per la democrazia.

I media occidentali inscenano pantomime virtuali per suscitare la reazione pavloviana dei commentatori a cui viene fatto vedere l’osso dell’Orso russo e del Fu Manchu, ossia lo stereotipo del cinese e del russo malvagio che agiscono nell’ombra come ai bei tempi del red-under-the-bed. E allora abbiamo capito tutto. La stampa “rispettabile” è solo una centrale complottista più raffinata rispetto ai trogloditi, ma nemmeno più di tanto.

L’intellettuale asiatico, il professor Mahbubani, sostiene che i media occidentali (CNN, NYT, WP e persino Bloomberg) hanno una relazione incestuosa tra loro, ripetendosi e rispecchiandosi a vicenda senza riguardo all’obiettività o del commento equilibrato quando qualcosa si adatta ai loro scopi. Una volta che un piccolo gruppo di persone con un secondo fine che si adatta alla loro narrativa escogita qualcosa per colpire la Cina (o la Russia), lo ripeteranno all’infinito sperando che poi diventi la nuova verità. Il perfetto stile maccartista.

In questo orizzonte quello che manca veramente è un movimento per la pace come fu quello del Vietnam o anche, quasi venti anni fa, quello contro la guerra in Iraq.

 

*Esperto di questioni internazionali; studioso di questioni cinesi; collaboratore di "Cumpanis. Ringraziamo il direttore di Cumpanis Fosco Giannini per la pubblicazione

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