Protezione o trappola? Il doppio volto della presenza USA nel Golfo

1489
Protezione o trappola? Il doppio volto della presenza USA nel Golfo

I nostri articoli saranno gratuiti per sempre. Il tuo contributo fa la differenza: preserva la libera informazione. L'ANTIDIPLOMATICO SEI ANCHE TU!

OPPURE

La guerra contro l’Iran ha reso visibile una struttura consolidata, fatta di gerarchie di potere, territori esposti alla distruzione e infrastrutture pensate per sostenere il dominio strategico. Per decenni, molti Paesi arabi hanno costruito la propria sicurezza attorno alla presenza militare statunitense, tra basi, sistemi di difesa integrati e forniture di armamenti. Questo modello è stato presentato come protezione, ma nella pratica ha funzionato come un meccanismo di dipendenza, limitando l’autonomia regionale e incanalando le dinamiche di sicurezza dentro un quadro dominato da Washington.

In questo contesto, l’Iran è stato sistematicamente rappresentato come minaccia, non tanto per la sua capacità espansionistica quanto per la sua autonomia politica rispetto all’ordine imposto. La conseguenza è stata la costruzione di un sistema non orientato a risolvere i conflitti, ma a gestirli in modo permanente, mantenendo una tensione utile alla stabilità dell’egemonia. Le infrastrutture militari USA nella regione - basi, porti, reti radar - appaiono in tempo di pace come strumenti di deterrenza. Ma in tempo di guerra rivelano la loro natura reale: nodi operativi di un sistema di potere.

Non a caso diventano bersagli prioritari, trasformando i territori che le ospitano in fronti attivi del conflitto. Emblematica è la situazione dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota fondamentale del petrolio mondiale. L’escalation militare in quest’area mostra una profonda asimmetria: i rischi economici e di sicurezza ricadono sui Paesi della regione, mentre le decisioni strategiche restano esterne. Anche gli accordi di normalizzazione tra Israele e diversi Paesi arabi si inseriscono in questa logica. Presentati come strumenti di pace, hanno in realtà consolidato un sistema di integrazione militare e politica sotto egemonia statunitense, rafforzando una struttura già esistente più che modificarla. Il risultato è una contraddizione sempre più evidente: gli Stati che ospitano questa architettura di sicurezza finiscono per diventare parte del problema che cercano di evitare.

Le garanzie di protezione si trasformano in vulnerabilità, e la sicurezza promessa si intreccia con il rischio di essere coinvolti direttamente nel conflitto. La guerra in corso, dunque, non segna la nascita di un nuovo ordine regionale. Piuttosto, mette a nudo un sistema fondato su dipendenza, gerarchia e uso strutturale della forza, in cui la violenza non è un’eccezione, ma uno degli strumenti attraverso cui l’ordine stesso si mantiene.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE "Il MONDO IN 10 NOTIZIE" - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

La Redazione de l'AntiDiplomatico

La Redazione de l'AntiDiplomatico

L'AntiDiplomatico è una testata registrata in data 08/09/2015 presso il Tribunale civile di Roma al n° 162/2015 del registro di stampa. Per ogni informazione, richiesta, consiglio e critica: info@lantidiplomatico.it

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Parola d’ordine: guerra ibrida Parola d’ordine: guerra ibrida

Parola d’ordine: guerra ibrida

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026 di Michelangelo Severgnini CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

CONTRO-STORIA DELLA TURCHIA 2016-2026

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà   Una finestra aperta Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

Da Brescia a Hangzhou: digitale, UNESCO e dialogo tra civiltà

La guerra culturale degli Usa contro l'Europa di Alessandro Bartoloni La guerra culturale degli Usa contro l'Europa

La guerra culturale degli Usa contro l'Europa

La mano rossa parla solo di guerra? di Raffaella Milandri La mano rossa parla solo di guerra?

La mano rossa parla solo di guerra?

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni" di Francesco Erspamer  Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Maduro, il New York Times e il colonialismo dei "buoni"

Ma chi sono gli stranieri a Milano? di Paolo Desogus Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Ma chi sono gli stranieri a Milano?

Il voto su AfD e le vecchie beghine di Alessandro Mariani Il voto su AfD e le vecchie beghine

Il voto su AfD e le vecchie beghine

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro di Marinella Mondaini Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Mentre la Francia brucia... Macron è occupato da tutt'altro

Colpo di Stato liberal: così le democrazie reprimono il dissenso di Giuseppe Giannini Colpo di Stato liberal: così le democrazie reprimono il dissenso

Colpo di Stato liberal: così le democrazie reprimono il dissenso

Storia dell'integrazione europea di Gilberto Trombetta Storia dell'integrazione europea

Storia dell'integrazione europea

FRIEDMAN HA VINTO di  Leo Essen FRIEDMAN HA VINTO

FRIEDMAN HA VINTO

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA! di Giorgio Cremaschi ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

ORA ALMENO RISPARMIATECI L’IPOCRISIA. GIUSTIZIA PER ANDREA!

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti