PD e Lega in perfetta sintonia su tutti i temi che contano

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di Jean De Mille


Ormai sui temi che contano - quelli economici - Partito Democratico e Lega marciano in perfetta sintonia. Dopo l'offensiva volta a ribadire l'urgenza del Tav, tanto urgente da giacere ai blocchi di partenza da oltre vent'anni, l'allegra accoppiata rosaverde muove ora all'assalto degli accordi commerciali con la Cina, accampando ragioni geopolitiche che mostrano, una volta di più, il mostruoso mix di ignoranza e servilismo che si è impadronito come un dibbuk delle nostre classi dirigenti.


Senza il bisogno di improvvisare un giudizio universale sulla Cina, senza la necessità di sposarne le politiche in maniera più o meno informata, sarebbe sufficiente una pur modesta conoscenza della nostra storia repubblicana per leggere la questione in termini molto più equilibrati, e sottratti all'isterismo provinciale di questi micropolitici d'accatto.


La politica economica italiana, fin dai tempi di Mattei, fu caratterizzata dalla capacità di intrecciare relazioni vantaggiose anche con paesi esterni all'Alleanza atlantica. Non costituì ostacolo a questa attitudine nemmeno la contrapposizione politica col blocco sovietico, con cui gli esecutivi democristiani avviarono un intenso interscambio. 

Come scrive Alessandro Salacone ne "Le relazioni italo-sovietiche nel decennio 1958-1968":

"Tre furono le principali operazioni commerciali avviate nel decennio 1958-1968: l’accordo con l’ENI per l’importazione di petrolio dall’URSS firmato nel 1960 (che fu rinnovato negli anni seguenti); quello del 1966 con la FIAT per produrre automobili a Togliattigrad; la realizzazione del gasdotto ENI per fornire metano all’Italia dai giacimenti sovietici..."


Eravamo allora di fronte ad una classe dirigente che, pur criticabile e criticata, dimostrava una indubbia capacità di perseguire lo sviluppo economico del paese attraverso una politica complessa e multiforme di relazioni internazionali. A differenza degli gnomi di oggi, incapaci di intravedere un'opportunità e di concepire qualsiasi protagonismo strategico dell'Italia sullo scenario mondiale. Ma attaccati con le unghie a progetti risibili come il Tav, con cui distribuire risorse pubbliche alla parte più parassitaria dell'imprenditoria nazionale, e con cui consegnare a partiti moribondi come il Pd il misero bottino di vecchie e nuove clientele.

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