ONU, Incontro USA-Iran: Teheran fissa le condizioni per riaprire Hormuz

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Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araqchi, ha comunicato all'inviato speciale statunitense Steve Witkoff le condizioni poste da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz.

L'incontro si è svolto martedì (ora locale) a margine dell'81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite (UNGA), su esplicita richiesta della diplomazia americana. Nel corso del colloquio, Araqchi ha ribadito la ferma posizione dell'Iran sul conflitto e sui presupposti necessari per far procedere il dialogo.

Tra le richieste vincolanti avanzate da Teheran figurano la revoca immediata del blocco marittimo, lo sblocco di tutti gli asset iraniani congelati e il definitivo cessate il fuoco su tutti i fronti.

Nel frattempo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha confermato che una delegazione americana ha avuto un vertice di tre ore con i rappresentanti iraniani. "È stato un incontro produttivo. Erano presenti anche Kushner e Whitaker", ha dichiarato il tycoon ai microfoni dell'emittente qatariota Al Jazeera.

Trump ha aggiunto che sul tavolo ci sono diverse proposte, attualmente al vaglio delle parti, che potrebbero portare — almeno in via provvisoria — a una de-escalation e alla revoca dell'embargo. Il presidente USA ha inoltre anticipato che "un nuovo summit con l'Iran è previsto a breve".

L'Iran continua così a rafforzare il proprio controllo sul Golfo Persico e sullo Stretto di Hormuz nel contesto del conflitto esploso a fine febbraio 2026, mentre gli Stati Uniti mantengono il blocco navale nell'ambito della strategia di massima pressione economica contro la Repubblica Islamica.

L'impatto politico ed economico negli USA

Sul fronte interno americano cresce il malcontento dell'opinione pubblica, sia per il prosieguo della guerra sia per la gestione economica dell'amministrazione Trump, alle prese con un'inflazione persistentemente elevata. L'indice di gradimento del presidente è infatti sceso al 32% — il punto più basso della sua carriera politica — secondo l'ultimo sondaggio condotto da Reuters/Ipsos.

A gravare sul Partito Repubblicano è anche il timore che il conflitto, ormai giunto al settimo mese, si trasformi in un pesante boomerang elettorale in vista delle elezioni di metà mandato (midterm) di novembre, decisive per il controllo delle risicate maggioranze alla Camera dei Rappresentanti e al Senato.

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La Redazione de l'AntiDiplomatico

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