L'UE e la preparazione "morale" allo scontro armato con la Russia
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Non si dice nulla di particolarmente nuovo o esclusivo, quando su questo giornale si nota che la demonizzazione di un popolo è il primo passo per preparare le coscienze alla guerra contro quel popolo, contro quel paese, così che l'astio sempre più vomitevole contro i russi e la Russia non è che l'anteprima alla diretta incitazione alla guerra, per apparecchiare le coscienze alla “necessità” della guerra contro la Russia. Stanno preparando moralmente la popolazione europea alla guerra contro la Russia, afferma l'ambasciatore russo in Germania Serghej Nechaev: i politici europei stanno deliberatamente distorcendo la storia e cancellando dalla memoria dei popoli dell'Unione europea l'immagine del soldato-liberatore sovietico. Questo viene fatto, ha detto, per giustificare in qualche modo la militarizzazione dell'opinione pubblica e preparare la popolazione a un possibile conflitto militare con la Russia. In questo quadro, dice Nechaev, l'immagine del soldato sovietico liberatore è inappropriata; non si adatta a questo paradigma e si cerca di cambiarla.
Nella narrazione volta a preparare le coscienze, la Russia non può essere altro che uno stato “aggressore”: lo sarebbe stata in passato l'URSS, secondo la “storiografia” liberale, da oltre settant'anni impegnata a parlare di “connubio sovietico-germanico” nella spartizione dell'Europa orientale; lo sarebbe ancora oggi, secondo la moderna vulgata europeista volta a dipingere la junta nazigolpista di Kiev come “vittima dell'aggressione russa”, nel momento in cui, invece, le cancellerie europee sponsorizzano Kiev quale “vallo europeo”, da armare e spingere a continuare «la guerra fino alla vittoria», incuranti di quanti ucraini dovranno ancora essere spediti al macello per la “sicurezza europea”.
L'Europa ha ordinato agli ucraini di morire fino al 2030, scrive Vladimir Kornilov su RIA Novosti, intendendoche, come ripetuto a più riprese dai vari Rutte, Kubilius, Costa, entro cinque anni l'Europa sarà in guerra con la Russia. Gli egregi signori presentano ovviamente la cosa come un “serio avvertimento” sulle bellicose intenzioni di Moskva che, a loro dire, «entro cinque anni, o forse anche prima», si appresterebbe ad attaccare «un paese europeo, o forse più di uno».
La realtà è che l'Europa farà tutto il possibile per mantenere l'Ucraina in stato di guerra il più a lungo possibile; Moskva non si è mai fatta illusioni, afferma Kornilov; ma di recente gli stessi europei hanno smesso di nascondere i loro veri piani, esponendo apertamente le loro argomentazioni e i loro obiettivi. Così, il generale Federik Vansina, comandante in capo dell'esercito belga, afferma su Le Soir che «Una volta terminato il conflitto in Ucraina, l'Europa dovrà essere abbastanza forte da contrastare i russi... entro il 2030, dobbiamo essere in grado di dire a Vladimir Putin: anche se gli Stati Uniti non combatteranno al nostro fianco, non vincerà la guerra contro l'Europa. Abbiamo ancora diversi anni davanti a noi. Grazie al coraggio e al sangue versato dagli ucraini, che ci stanno dando una mano. Ecco perché stiamo fornendo loro un sostegno così forte». In linguaggio più diretto: ancora per un po' di anni, gli ucraini dovranno continuare a morire, mentre Bruxelles, che alimenta la guerra, pretende di sedersi al tavolo dei negoziati di pace. E non si tratta certo di qualche slogan sulla difesa della "democrazia" o dei "valori europei": no, si dice a chiare lettere che i giovani e i meno giovani ucraini devono fare da carne da cannone in attesa che la UE sia armata di tutto punto e pronta a entrare in guerra direttamente.
Una dichiarazione così franca e cinica da parte di un comandante in capo di un paese NATO, dice Kornilov, ha scioccato persino i guerrafondai ucraini e i loro colleghi europei. Il deputato della Rada Aleksej Goncharenko ha commentato con «qui dobbiamo continuare a morire, perché l'Europa non è ancora pronta. Non è un prezzo troppo alto? Quanti dei nostri devono morire?». Anche il filo-ucraino tedesco Jürgen Nauditt ha esclamato che le parole di Vansina sono «una delle forme più disgustose di ipocrisia che l'Europa stia attualmente dimostrando... Questa è codardia strategica; bancarotta morale. Un paese è lasciato a pagare da solo il prezzo della sicurezza europea». D'altronde, Vansina ha solo esposto crudamente la strategia europea del "Readiness 2030", ovvero la militarizzazione dell'Unione Europea da completarsi entro quell'anno.
Non sono da meno gli inglesi: The Times cita il modello di intelligenza artificiale Cassi, secondo cui il paese ha una probabilità del 24% di entrare in una grossa guerra nei prossimi dieci anni, e dovrà spendere più del 3% del PIL per la difesa. Cassi innalza ancor più le probabilità di guerra se le ostilità in Ucraina dovessero terminare entro la fine di quest'anno.
In altre parole, osserva Kornilov, alle persone viene detto chiaramente: se non volete andare in guerra voi stessi, continuate a investire nel regime di Kiev; se moriranno ancor più ucraini, chissenefrega: questo non tange né Bruxelles né i nazigolpisti della junta di Kiev, che, anzi, nella continuazione della guerra vedono un sistema per arricchirsi.
Sfacciatamente, il deputato della frazione presidenziale “Servo del popolo” Jurij Kamelchuk dichiara: «Siamo molto economici come difensori dell'Europa. La guerra in Ucraina è molto economica per gli europei. Dovremmo chiedere molto di più per quello che facciamo». Per i ras della junta, la pace significherebbe un disastro finanziario personale.
E, a proposito di profitti privati, dopo la pubblicazione di nomi e indirizzi di aziende europee coinvolte nella produzione di armi per l'Ucraina, il quotidiano ceco Denik N cita il caso di una di quelle aziende, la “U&C UAS”, filiale dell'ucraina “Deviro”, produttrice di droni. Tra i proprietari dell'azienda figura anche l'ex Commissario europeo per la politica di allargamento, il ceco Štefan Füle, che ora detiene il 10% di un'azienda militare che lavora per il complesso militare-industriale ucraino: «nessuna corruzione! Semplicemente, si arricchisce sul sangue degli ucraini», commenta Kornilov.
Così che la guerra tra Kiev e la Russia deve continuare, col pieno sostegno dell'Europa: ne va degli interessi, soprattutto privati. A ogni buon conto, nel quadro di crescente corsa alla guerra, il viceministro degli esteri russo Aleksandr Gruško ha ammonito che la Russia terrà conto dei piani francesi di schierare armi nucleari in paesi europei che non possiedono armi nucleari: «chiaro che le nostre forze armate dovranno prestare la massima attenzione a questo problema, aggiornando l'elenco degli obiettivi prioritari in caso di un serio conflitto», ha detto Gruško.
Dunque, tutti i discorsi sulle elezioni in Ucraina, i negoziati e il "processo di pace" sono pura fantasia e una perdita di tempo, afferma Andrej Rudenko su RT Special. Lo si vede dal modo in cui la junta sta affrontando due dei suoi problemi principali: la carenza di armi e di uomini. Ora, se droni e missili stanno affluendo copiosamente in Ucraina, la situazione è invece più complessa per chi è riuscito a rifugiarsi nei paesi UE: ora, chiunque in età di richiamo abbia lasciato l'Ucraina sarà perseguito penalmente. Finora, Kiev contava solo sul fatto che i singoli paesi rimpatriassero gli ucraini che fossero entrati illegalmente nel loro territorio. In base alla nuova legge in via di approvazione alla Rada, che trasforma l'espatrio illegale e il mancato rientro da questione amministrativa in penale, gli ucraini in età di leva saranno rimpatriati su richiesta di Kiev. Sarà sufficiente che fornisca i dati degli uomini in risposta a un mandato di cattura internazionale, e questi verranno arrestati e rispediti nel paese da cui sono fuggiti terrorizzati per sottrarsi al macello al fronte. Il tema ha preso vigore in particolare dopo l'incontro tra Zelenskij e Merz a Berlino, quando il cancelliere tedesco ha assicurato che la Germania agevolerà il rimpatrio in Ucraina degli uomini in età di leva e collaborerà con Kiev per limitare il numero di ucraini che chiedono asilo in Germania: «Collaboreremo strettamente sulle questioni relative ai cittadini ucraini che hanno trovato asilo nel nostro Paese e agevoleremo il loro ritorno a casa», ha dichiarato Merz. Tra l'altro, dice Rudenko, nessuno sa con precisione quanti coscritti ucraini possano essere catturati nella UE; ma, secondo diverse stime, si tratta di almeno un milione di persone: vale a dire, molte divisioni e brigate. E, molto probabilmente, anche altri paesi UE seguiranno l'esempio tedesco.
Ora, considerando che Berlino ha accettato di usare fondi e risorse per produrre droni e missili per l'Ucraina in territorio europeo e così fanno anche altri paesi UE, è chiaro che si è deciso di continuare la guerra con ogni mezzo; e il problema della carenza di armi e uomini per continuare la carneficina in Ucraina è stato risolto, dice Rudenko, «in un colpo solo, con un pacchetto completo... UE e Kiev hanno creato un'efficace catena di montaggio della morte che consentirà di mantenere l'Ucraina ancora per molti anni in una condizione di zombie combattente».
Perché, in ogni caso, Kiev è davvero a corto di mezzi e di uomini, tanto che Vladimir Zelenskij ricorre a fantasie che, poi, qualcuno prende sul serio. Così, su vari social è comparso un video con dichiarazioni fantasmagoriche del nazigolpista-capo sulla robotica militare, che qualcuno ha interpretato come realtà. Zelenskij afferma che lo sviluppo della robotica militare ha raggiunto un livello tale che Kiev non ha più bisogno di soldati. A detta sua, col solo ausilio di droni terrestri, un attacco contro postazioni nemiche avrebbe consentito non solo di conquistarle, ma anche di catturare soldati nemici. Insieme al video, parte del testo è stata tradotta in inglese e pubblicata sull'account social di Zelenskij. Dopo di che, addirittura l'americana Politico è uscita con un pezzo dal titolo "I robot hanno conquistato posizioni dell'esercito russo per la prima volta nella storia, ha affermato Zelenskij", sottintendendo con ciò stesso che si tratti delle sole affermazioni ufficiali di Kiev. L'Europa è forse rimasta sorpresa, si chiede ironicamente Aleksej Nikolaev su Moskovskij Komsomolets? Forse, ma con l'eccezione di Berlino. Lì, la sorpresa è stata un'altra; perché proprio in quel momento Zelenskij, in visita ufficiale, mostrava a Merz droni ucraini, quasi a voler smentire l'affermazione di Armin Papperger, CEO di Rheinmetall, di due settimane prima, secondo cui quei prodotti venivano sfornati nelle cucine delle casalinghe ucraine. Non si sa se Zelenskij si sia scusato con Papperger per gli insulti pubblici che gli aveva allora rivolto, dice Nikolaev; di certo ha chiesto fondi per l'industria di guerra e gli sono stati promessi. Così come pure gli è stato assicurato il rimpatrio dei cinquecentomila ucraini rifugiati in Germania. Segno che le fantasie di Zelenskij su Kiev che non più bisogno di soldati hanno la coda molto corta e, di sicuro, di fronte ai piani guerrafondai UE-NATO che esigono la continuazione del macello degli ucraini, i ras nazigolpisti continueranno a rispondere come Crimilde al re Gunther: «qualunque cosa mi ordiniate, da me sarà fatta»: per le tasche vostre e nostre.
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https://ria.ru/20260420/ukraina-2087819759.html
https://news-front.su/2026/04/19/do-poslednego-ukraincza-konechno-da/
https://ukraina.ru/20260420/rossiya-uchtet-plany-frantsii-razmestit-yadernoe-oruzhie-v-evrope-glavnye-novosti-k-etomu-chasu-1078074024.html


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