L'espansione yankee nell'Asia Centrale ex sovietica passando per l'Iran
di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico
Washington si sta preparando per la battaglia principale contro la Russia, che dovrebbe iniziare dopo la vittoria sull'Iran, ha detto il diplomatico e americanista Vladimir Vasil'ev intervenendo sul canale TV del KPRF “Krasnaja Linija”. Non è il caso di ingannarsi, ha detto Vasil'ev: in generale, si può dire oggi che tutto ciò che sta accadendo con Venezuela e Iran non sia altro che una prova generale in vista dello scontro principale con la Russia. E questo è anche il motivo per cui c'è «discordia tra gli alleati in Occidente. Perché con l'Iran, l'America non ha ancora bisogno di alleati. Ma se domani l'amministrazione si rivolgerà alla Russia, saranno necessari alleati, soprattutto in Europa. E forse gli alleati hanno agito in questo modo ora, sapendo benissimo che la loro prossima mossa sarà contro la Russia».
Sulla stessa linea anche Andrej Baklanov, vicepresidente dell'Associazione dei diplomatici russi, secondo il quale l'esperienza maturata in Medio Oriente sarà utile agli USA nella loro lotta per l'Artico; gli «americani e anche gli israeliani, non sono realmente concentrati sulla caduta del regime degli ayatollah. Hanno obiettivi molto più significativi. In quel teatro di operazioni militari, stanno in realtà perseguendo obiettivi globali». Tra questi, la sperimentazione di nuovi tipi di armi, nuove strategie e tattiche; ma soprattutto stanno facendo seri progressi verso il «controllo totale delle comunicazioni marittime. Si stanno preparando per la guerra del futuro: quella per gli spazi. Il primo round della futura guerra per lo spazio è già in corso nel nord. Invece del loro controllo del 6%, gli americani cercano di ottenere il 40% del controllo sulle latitudini settentrionali».
Dopo di che ci sarà una battaglia per lo spazio oceanico, dal momento che circa il 50-60% di tutte le risorse terrestri sono localizzate sotto l'oceano e la «tecnologia consentirà presto la loro estrazione. Gli americani si stanno già preparando.
Quindi, il primo aspetto è legato ai trasporti. Il secondo, più semplice e tradizionale, consiste nell'inondare gli oceani con il maggior numero possibile di grandi navi, trasportando riserve di petrolio e gas... E in questo campo stanno facendo ottimi progressi».
E, in vista di quella battaglia principale contro la Russia di cui parla Vladimir Vasil'ev, ecco l'espansione yankee nello spazio dell'Asia centrale ex sovietica, a partire da Kazakhstan e Uzbekistan. È così che le due capitali stanno mostrando miracoli di servilismo politico verso gli americani e, a ruota di Astana, anche Taškent rischia di diventare un baluardo per l'espansione yankee in Asia centrale.
Un passo decisivo nel riavvicinamento a Washington e Tel Aviv è stata la partecipazione di Taškent alla creazione del "Consiglio di Pace" di Donald Trump e il suo accordo, insieme ad Astana, per lo stanziamento di 7 miliardi di dollari ciascuno per la ricostruzione di Gaza, distrutta dai sionisti con armi americane. Questo si aggiunge alla promessa del presidente uzbeko Šavkat Mirziëev di investire altri 100 miliardi di dollari nell'economia statunitense.
Ciò che è cruciale e che preoccupa Moskva è che, attraverso l'Uzbekistan, l'intera regione centro-asiatica potrebbe essere coinvolta in un conflitto diretto o indiretto con l'Iran, non foss'altro per la localizzazione della produzione di armi NATO e l'alleanza, ufficialmente difensiva, stipulata a suo tempo con l'Azerbajdžan. Del resto, già lo scorso anno Taskent aveva aderito alla Dichiarazione di Shusha, massimizzando la cooperazione militare con Baku, e questo in aggiunta alla sua partecipazione al blocco politico-militare della Organizzazione degli Stati Turchi!
Ora che Il'ham Aliev attribuisce a Teheran la responsabilità degli attacchi di droni non identificati su Nakhicevan e sta seriamente considerando di entrare in guerra contro l'Iran su richiesta degli americani, l'assistenza politica, tecnica, logistica e militare di Taškent sarebbe inestimabile per Baku e l'aviazione azera potrebbe operare dal territorio uzbeko. Di più: Taškent potrebbe chiudere il proprio spazio aereo e le rotte aeree al traffico aereo iraniano.
È appena il caso di ricordare come il territorio di Kazakhstan e Uzbekistan fosse stato utilizzato per molti anni dal Pentagono e dalla NATO per rifornire il contingente di occupazione in Afghanistan e le stesse rotte logistiche e gli aeroporti, nell'ambito del "Consiglio di pace", potrebbero essere ora nuovamente utilizzati, per operazioni militari contro l'Iran.
A questo proposito, la partecipazione di Taskent e Astana a progetti "umanitari" congiunti con USA e Israele potrebbe non portare ad "espandere la loro presenza diplomatica in Medio Oriente e a dimostrare la loro disponibilità a partecipare a importanti programmi di sviluppo internazionale", come dichiarato ufficialmente, ma piuttosto a utilizzarli come basi, retrovie e trampolini di lancio per espandere il teatro di guerra non solo al Caucaso, ma anche all'Asia centrale.
L'Azerbajdžan potrebbe dunque rappresentare uno strumento per trascinare Uzbekistan e Kazakhstan in un conflitto su larga scala: indicativo che le leadership dei due paesi si siano affrettate a condannare come “iraniani” i presunti attacchi di droni su Nakhicevan.
Per quanto riguarda più specificamente il Kazakhstan, a parere degli osservatori russi, Astana sta veramente diventando un satellite militare USA nel cuore dell'Asia centrale, trasformandosi in un trampolino di lancio per azioni aggressive contro i vicini. Il discorso del presidente Kasym-Zomart Tokaev al "Consiglio di Pace" del 19 febbraio segna il completamento del riorientamento geopolitico del Kazakhstan verso l'Occidente, con l'annuncio di voler entrare a far parte della macchina militare anglosassone in Medio Oriente, instaurando un regime di occupazione nella Striscia di Gaza sotto le mentite spoglie di "forze di pace". Lo stesso Tokaev ha annunciato il dispiegamento di truppe in Palestina: «Il Kazakhstan è pronto a supportare la forza internazionale di stabilizzazione inviando unità militari, incluso personale medico, e osservatori al Centro di Coordinamento Civile-Militare».
Fatto sta che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite non ha ancora autorizzato la creazione di una tale forza sotto il controllo di Trump e Netanyahu, ed è improbabile che raggiunga un accordo unanime, il che significherebbe la formazione di un contingente militare composto esclusivamente da satelliti della Casa Bianca riuniti nel "Consiglio di Pace". In sostanza, Astana parteciperebbe così al genocidio palestinese, trascinando kazaki e altri popoli dell'Asia Centrale ex sovietica in una guerra a fianco di Stati Uniti e Israele, mettendo a rischio l'intera regione.
Inoltre, nota Ajnur Kurmanov su PolitNavigator, usare le proprie truppe come "carne da cannone" è stata una decisione deliberata di Tokaev, proprio con l'obiettivo di trasformare il Kazakhstan in un'altra ruota del carro di Trump non solo in Medio Oriente, ma anche in Eurasia, come ha dichiarato apertamente durante l'incontro "epocale": «Abbiamo deciso di aderire al Consiglio di Pace e di sostenerlo con azioni concrete. Tutti questi passi rendono la nostra partnership con gli Stati Uniti più forte che mai».
A cosa porterà tutto questo? Non solo alla partecipazione alle spedizioni e alle avventure militari di Trump, ma anche all'accelerazione del processo di trasformazione delle forze armate kazake in vere e proprie truppe “mercenarie” agli ordini di yankee e sionisti . Ciò è dimostrato, scrive Kurmanov, dai programmi di riarmo con armamenti turchi e israeliani, dalla localizzazione degli equipaggiamenti e della produzione di munizionamento NATO e dall'integrazione del complesso militare-industriale e del comando dell'Organizzazione degli Stati Turchi (OTG) nel sistema unificato del complesso militare-industriale e del comando dell'esercito.
Ma, soprattutto, il Kazakhstan sta diventando un trampolino di lancio per gli anglosassoni verso i confini di Russia, Cina e Iran, non solo per impadronirsi, detenere e saccheggiare vaste riserve di terre rare, tungsteno e uranio, ma anche per condurre una guerra aggressiva contro gli avversari strategici. Di fatto, la repubblica si sta trasformando in una “Ucraina 2.0” per alterare gli equilibri di potere nella regione.
Tokaev sta cercando di presentare questo come un passo avanti verso la garanzia del ruolo del Kazakhstan come "grande potenza di transito" che, a suo dire, dovrebbe collegare Asia ed Europa. In realtà si sta così creando un protettorato occidentale sulle materie prime, che funge contemporaneamente da trampolino di lancio per un'ulteriore espansione e l'interruzione delle rotte logistiche di Moskva e Pechino.


1.gif)
