Le bambine di Minab e il nazismo della guerra algoritmica
Report sulla strage della scuola Shajareh Tayyebeh: l'algoritmo come protesi della ferocia
di Tom Joad
La strage
La mattina di sabato 28 febbraio 2026 - primo giorno della settimana scolastica in Iran - le forze armate statunitensi e israeliane hanno lanciato l'Operazione Epic Fury, la più vasta offensiva aerea nel Medio Oriente dalla guerra del 2003 contro l'Iraq. Mentre i raid colpivano infrastrutture nucleari, centri di comando e sistemi di difesa aerea attraverso l'intero territorio iraniano, nella piccola città costiera di Minab, nella provincia meridionale di Hormozgan, la vita proseguiva in modo normale: le bambine si recavano a scuola, il traffico sulle strade circostanti la scuola elementare femminile Shajareh Tayyebeh - L'Albero Buono - era regolare. Le immagini satellitari documentano che alle 10 e 23 ora locale l'edificio era ancora intatto. Venti minuti dopo, non esisteva più.
Tre strike di precisione distinti (non uno, tre) hanno centrato la struttura scolastica, causando il collasso del tetto e delle pareti portanti sulle bambine e sulle insegnanti che si trovavano all'interno durante le lezioni mattutine. Il portavoce del ministero dell'Istruzione iraniano, Ali Farhadi, ha precisato che la scuola ospitava quel giorno 264 alunni. Le autorità iraniane hanno fissato il bilancio definitivo in 165 morti - la stragrande maggioranza bambine di età compresa fra i sette e i dodici anni - e almeno 95 feriti gravi. Shiva Amelirad, rappresentante del Consiglio di coordinamento delle associazioni sindacali degli insegnanti iraniani, ha confermato al Time che le camere mortuarie dell'ospedale di Minab sono state rapidamente esaurite, costringendo le autorità a requisire camion frigorifero per conservare i corpi. Alcune famiglie hanno perso più di una figlia nello stesso attacco. Si tratta dell'attacco singolo più letale dell'intera campagna militare contro l'Iran.
I video geolocalizzati emersi dalla scena, verificati dal New York Times, dal Washington Post, da Reuters e dal servizio iraniano di fact-checking Factnameh, mostrano uno scenario che sfida ogni tentativo di razionalizzazione: soccorritori che scavano a mani nude nelle macerie, zaini scolastici intrisi di sangue, libri di testo coperti di polvere di cemento, muri decorati con murales pastello spazzati via dall'onda d'urto. Un uomo, in un filmato tradotto dal Guardian, agita quaderni polverosi gridando: "Questi sono i libri delle bambine che stanno sotto queste macerie. Vedete il sangue di queste bambine su questi libri. Sono civili. Non sono militari. Questa era una scuola."
Il 3 marzo, è stato celebrato un funerale di massa nella piazza pubblica di Minab, con migliaia di partecipanti, file di piccole bare avvolte nella bandiera iraniana e scavatrici che preparavano oltre cento fosse in un sito di sepoltura collettiva. La madre di una delle vittime, Atena, ha alzato dal palco un'immagine della figlia definendola "un documento dei crimini americani".
Il contesto geostrategico: perché Minab
Per comprendere perché la scuola Shajareh Tayyebeh sia stata inclusa nel raggio d'azione della più sofisticata operazione aerea della storia, occorre collocare Minab nel suo contesto strategico. La città si trova nella provincia di Hormozgan, nell'Iran sudorientale, un territorio di enorme importanza militare: si affaccia direttamente sullo Stretto di Hormuz, la strettoia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, e costituisce il nodo operativo cruciale della Marina dei Pasdaran (la flotta delle Irgc, Islamic Revolutionary Guard Corps). Questa adotta una strategia di guerra asimmetrica basata su motovedette veloci, droni e piattaforme missilistiche costiere capaci di interdire il traffico marittimo o colpire unità navali ostili.
Il complesso militare "Sayyid al-Shuhada" di Minab ospitava il quartier generale della "Brigata Asif", una delle più importanti unità missilistiche della Marina Irgc, componente del primo Distretto Navale Saheb al-Zaman, che monitora e controlla il traffico nello Stretto di Hormuz. La distruzione di questa brigata era un obiettivo primario dell'offensiva.
Come ha rilevato Jeffrey Lewis del Middlebury College, data la posizione di Minab nel sudest dell'Iran, l'attacco è stato con ogni probabilità condotto dagli Stati Uniti piuttosto che da Israele, per ragioni legate ai tipi di munizioni e alla collocazione geografica. Questa valutazione è stata corroborata dall'indagine del New York Times, dalla Cbc e dalle dichiarazioni del generale Dan Caine, presidente dei capi di stato maggiore congiunti, il quale ha confermato in conferenza stampa che le forze americane conducevano attacchi lungo l'asse meridionale dell'Iran, mostrando una mappa che includeva l'area di Minab fra gli obiettivi colpiti nelle prime cento ore dell'operazione, senza menzionare alcuna attività israeliana in quella zona. Il 6 marzo, Reuters ha riferito che investigatori militari americani ritengono probabile che le forze statunitensi siano responsabili dello strike sulla scuola, pur non avendo ancora raggiunto una conclusione definitiva.
La scuola, la separazione architettonica, il decennio ignorato
La reazione immediata delle catene di comando statunitense e israeliana è stata caratterizzata da evasività, dinieghi e reciproco scaricabarile. Il portavoce dell'Idf, tenente colonnello Nadav Shoshani, ha dichiarato di non essere a conoscenza di operazioni israeliane nell'area. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha affermato che gli Usa "stanno indagando" e che "naturalmente non prendono mai di mira obiettivi civili". Il Segretario di Stato Marco Rubio ha aggiunto che sarebbe "impensabile" che gli Usa colpiscano deliberatamente una scuola. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, interrogata dai giornalisti, ha risposto: "Non ne siamo a conoscenza", aggiungendo che "il Dipartimento della Guerra sta indagando".
Ma la questione non è (più) chi abbia materialmente premuto il grilletto. La questione è come sia stato possibile che un'infrastruttura scolastica, fisicamente e funzionalmente separata da qualsiasi installazione militare da oltre un decennio, sia stata inclusa in un set di targeting che si pretende di precisione chirurgica.
L'indagine geospaziale condotta dalla Digital Investigations Unit di Al Jazeera, basata su immagini satellitari d'archivio dal 2013 al 2026, ha ricostruito l'evoluzione del sito con una precisione che non ammette repliche:
- Il complesso unificato. L'edificio scolastico era parte contigua e integrata del complesso militare Sayyid al-Shuhada. Muro perimetrale unificato, cinque torri di guardia, un solo ingresso militare, rete stradale interna senza barriere.
Settembre 2016. La separazione. Nuove mura divisorie separano fisicamente l'area scolastica dal resto del blocco militare. Due torri di guardia smantellate. Tre cancelli esterni aperti direttamente su strada pubblica: studenti e personale accedono alla scuola senza transitare per posti di blocco militari, distanti 200-300 metri.
Maggio 2018. Uso civile a pieno regime. I satelliti mostrano automobili civili parcheggiate, un campo sportivo e un parco giochi nel cortile, murales vivaci visibili dall'alto. Queste stesse caratteristiche appariranno distrutte nei filmati del 28 febbraio 2026.
L'analisi di Al Jazeera è stata corroborata da almeno cinque indagini indipendenti. Il Guardian ha determinato l'assenza di qualsiasi indicazione di uso militare, identificando le strutture adiacenti come una clinica medica e una farmacia. La Cbc ha confermato, sulla base di immagini Planet Labs, che l'attacco è stato il risultato di un attacco aereo di precisione sul complesso militare adiacente. Nbc News ha raccolto la testimonianza diretta del sindaco di Minab e di una madre: la base militare su cui sorgeva l'edificio era stata chiusa circa quindici anni fa, tutto il personale trasferito, e la scuola era rimasta l'unica struttura operativa.
L'indagine di Al Jazeera ha inoltre documentato un elemento che la propaganda israeliana ha immediatamente sfruttato per insinuare la legittimità militare del bersaglio: la scuola Shajareh Tayyebeh faceva parte di una rete di istituti strutturalmente e amministrativamente affiliati alla Marina dei Pasdaran, destinati prioritariamente all'educazione delle figlie dei militari. Le procedure di iscrizione, confermate da messaggi sull'app di messaggistica Baleh, accordavano la precedenza ai figli del personale Irgc. Ma come ha ricordato l'Euro-Mediterranean Human Rights Monitor, questo legame amministrativo non modifica in alcun modo lo status giuridico della scuola come struttura civile: i bambini che la frequentavano - figli di militari o di civili - restano persone protette, e l'identità dei genitori non costituisce, in nessun ordinamento giuridico internazionale, un criterio per ridefinire lo status di protezione di un minore.
Lo schema anomalo dei bombardamenti e l'analisi Npr
Un'analisi pubblicata il 4 marzo da Npr, sulla base di immagini satellitari commerciali della società Planet Labs e confermata da tre esperti indipendenti - Corey Scher e Jamon Van Den Hoek della Oregon State University, Jeffrey Lewis del Middlebury College - ha rivelato che l'attacco ha colpito più strutture di quanto inizialmente documentato, inclusa la clinica specialistica Martyr Absalan (inaugurata nel gennaio 2025 dal comandante in capo dell'Irgc, il generale Hossein Salami, separata dalla base fra il 2022 e il 2024) che l'indagine iniziale di Al Jazeera aveva indicato come risparmiata, complicando parzialmente quell'argomento.
Tuttavia, il dato Npr, lungi dall'attenuare la gravità, ne ridefinisce i contorni. I ricercatori descrivono i punti d'impatto sulla scuola come centroidi di detonazione "particolarmente puliti", coerenti con un attacco aereo di precisione. Lewis ha sintetizzato il quadro in una formula che ne cattura l'intera portata: le immagini sono "coerenti con un targeting molto preciso. Quasi tutti gli edifici del complesso sono stati colpiti." Il ricercatore militare Yousef Riazi di Factnameh, citato dalla visual investigation della Cbc pubblicata il 5 marzo, ha confermato che la tipologia dei crateri è coerente con munizioni guidate di precisione, aggiungendo che "non dovrebbero esserci errori" e che il fatto che una scuola sia stata colpita indica "o un guasto del sistema d'arma, o un enorme errore del Centcom nella raccolta di intelligence".
Lo stesso Lewis, che propende per l'ipotesi dell'errore, ha offerto una spiegazione che merita di essere soppesata: "Ci sono migliaia di bersagli attraverso l'Iran, e ci saranno team negli Stati Uniti e in Israele responsabili del monitoraggio di quei bersagli e del loro aggiornamento. È possibile che il bersaglio non sia stato aggiornato." La formulazione è: targeting preciso fondato su dati obsoleti. In altri termini, l'apparato militare più sofisticato della storia umana ha diretto tre missili guidati contro un edificio pieno di bambine perché i suoi database classificavano ancora come installazione militare una struttura che aveva cessato di esserlo da un decennio.
La guerra informativa: una contaminazione simmetrica
Non appena le colonne di fumo si sono levate dalle macerie, si è attivata una macchina di disinformazione su più fronti.
Il fronte filoisraeliano e monarchico. Account su X affiliati alla diaspora monarchica pro-Pahlavi e a circuiti filoisraeliani hanno diffuso la tesi che la scuola fosse stata distrutta da un missile della difesa aerea iraniana. La presunta prova era un'immagine che pretendeva di mostrare il missile caduto sulla scuola: l'analista Ali Noorani su X ha confermato che l'immagine proveniva da Zanjan, nel nordovest del paese, a circa 1.300 chilometri da Minab, con montagne innevate incompatibili con il clima tropicale di Hormozgan. Il giorno seguente, una presunta "confessione" dei Pasdaran è divenuta virale con oltre 5,6 milioni di visualizzazioni su un singolo post. Come hanno accertato sistematicamente tanto Snopes quanto PolitiFact, la presunta ammissione proveniva da un canale Telegram denominato "Radio Gilan" - non un canale ufficiale del governo iraniano, bensì un canale antiregime legato alla corrente monarchica pro-Pahlavi. Il canale ufficiale dell'Irgc, Sepah News, ha al contrario diffuso filmati della scuola distrutta con la didascalia: "il crimine del nemico sionista-americano". Il New York Times e altri analisti hanno a loro volta smentito la tesi del missile iraniano, dimostrando che un singolo missile errante non avrebbe causato un danno così preciso e mirato a più edifici del complesso navale.
Il silenziamento mediatico occidentale. Un'analisi di media criticism ha documentato che la strage di Minab non ha meritato una sola prima pagina sul New York Times, sul Washington Post o sul Wall Street Journal fra il 28 febbraio e il 4 marzo. Per un’indagine sulla minuscola “copertura” mediatica in Italia da parte dei più diffusi giornali di area liberal-progressista si rimanda all’articolo “Il silenziatore di Minab” del 4 marzo pubblicato su questo sito.
L'infrastruttura cognitiva: Claude, Palantir, Maven e la prima guerra algoritmica
A questo punto, l'indagine merita di spostarsi dall’analisi balistica e quindi affrontare l'architettura della cognizione bellica contemporanea.
Il sistema Maven e l'integrazione di Claude. Le inchieste del Wall Street Journal, di Bloomberg, della Cbs e soprattutto del Washington Post hanno accertato che il Comando Centrale degli Stati Uniti ha impiegato estensivamente "Claude", il Modello Linguistico di grandi dimensioni sviluppato da Anthropic, come "motore di ragionamento" del Maven Smart System - la piattaforma di supporto decisionale costruita da Palantir Technologies che il Pentagono utilizza per generare pacchetti di targeting in tempo reale.
I dettagli operativi emersi dall'inchiesta del Washington Post sono decisivi per comprendere Minab. Il sistema Maven, alimentato da Claude, analizza quantità titaniche di dati classificati provenienti da 179 fonti - immagini satellitari, intercettazioni Sigint, sistemi di sorveglianza, comunicazioni - e restituisce ai comandanti liste di bersagli con coordinate Gps precise, raccomandazioni sulla scelta delle munizioni (calcolate in base alle scorte disponibili e alle performance passate contro bersagli analoghi) e valutazioni automatizzate dei fondamenti legali di ciascun attacco secondo il diritto internazionale, il tutto prima di presentare l'opzione a un operatore umano.
La scala è stupefacente. Nelle prime 24 ore dell'Operazione Epic Fury, la coalizione ha colpito circa mille bersagli - un'impresa che avrebbe tradizionalmente richiesto settimane di pianificazione da parte di migliaia di analisti. Secondo uno studio della Georgetown University sull'uso di Maven da parte del XVIII Corpo Aviotrasportato dell'esercito americano, un'unità di artiglieria è stata in grado di svolgere il lavoro di 2mila analisti con un team di sole 20 persone. Il contrammiraglio Liam Hulin, attuale vicedirettore operativo del Centcom, ha dichiarato che il Comando Centrale "utilizza estensivamente" Maven. Il sistema è passato dal richiedere 12 ore per trasmettere dati di targeting nel 2020 a meno di un minuto nel 2026.
Paul Scharre, vicepresidente esecutivo del Center for a New American Security, ha sintetizzato la mutazione paradigmatica: "L'IA consente all'esercito americano di sviluppare pacchetti di targeting alla velocità della macchina anziché alla velocità umana." Ma ha immediatamente aggiunto il rovescio: "L'IA sbaglia."
L'Operazione Epic Fury è stata definita come la prima guerra in cui un modello linguistico di uso generale ha operato ufficialmente come cervello del campo di battaglia. Non è un'iperbole giornalistica: è una descrizione fattuale dell'architettura operativa.
La frattura Anthropic-Pentagono. La circostanza che rende questa vicenda non soltanto allarmante, ma costituzionalmente esplosiva, è il contesto politico in cui l'impiego è avvenuto. Nelle settimane precedenti l'attacco, si era consumata una frattura violenta fra i vertici di Anthropic e il Pentagono. Il Segretario alla Difesa Hegseth aveva preteso la rimozione dei cosiddetti guardrails - i filtri etici dell'IA - affinché l'esercito potesse utilizzare Claude "per tutti gli scopi legali", senza eccezioni. Il Ceo di Anthropic Dario Amodei aveva posto due "linee rosse" non negoziabili: nessuna sorveglianza di massa dei cittadini americani e nessuna arma autonoma senza supervisione umana. Il 24 febbraio, Hegseth ha consegnato un ultimatum formale ad Amodei: rimuovere tutte le restrizioni. Anthropic ha rifiutato.
Il 27 febbraio - ventiquattr'ore esatte prima delle bombe su Minab - Trump ha designato Anthropic come "rischio per la sicurezza nazionale e la catena di approvvigionamento", ordinando a tutte le agenzie federali di cessare immediatamente ogni utilizzo della sua tecnologia e concedendo un periodo di transizione di sei mesi. Hegseth ha accusato Anthropic di tentare di "sequestrare il potere di veto sulle decisioni operative dell'esercito degli Stati Uniti". Amodei ha risposto, in un memo interno ai dipendenti poi trapelato, che l'amministrazione puniva Anthropic perché la società non aveva "tributato le piaggerie da corte che il presidente Trump pretende". Anthropic ha definito l’accusa "illegale e politicamente motivata", annunciando di impugnarla in tribunale. Si tratta della prima volta nella storia che un'azienda americana viene pubblicamente designata come rischio per la catena di approvvigionamento, una classificazione storicamente riservata ad avversari stranieri come Huawei.
L'insubordinazione tecnologica. Il divieto è stato palesemente ignorato. La mattina del 28 febbraio, il Centcom ha usato Claude/Maven per coordinare l'offensiva aerea in Iran. La Cbs ha confermato, attraverso due fonti a conoscenza dell'uso militare dell'IA, che l'esercito americano ha utilizzato Claude nel fine settimana dell'attacco e che continua a utilizzarlo. Il Chief technology officer del Pentagono, Emil Michael, ha confermato alla Cbs che il Dipartimento della Difesa usa Claude per sintetizzare documenti, migliorare la logistica e l'efficienza della catena di approvvigionamento. Il sito di sicurezza nazionale Defense One ha riferito che potrebbero essere necessari tre mesi o più per sostituire le capacità di Claude.
Questa insubordinazione tecnologica ha rivelato una verità che trascende il singolo conflitto: l'IA era ormai così profondamente radicata nei sistemi operativi del Pentagono che ci sarebbero voluti mesi per estirparla, rendendo l'apparato bellico della più grande potenza militare del pianeta ostaggio dell'algoritmo che avrebbe dovuto servire.
L'algoritmo che ha ucciso le bambine: come Claude può aver classificato la scuola
Ora, è precisamente questa architettura cognitiva a illuminare la dinamica dell'attacco sulla scuola e a rendere insufficiente tanto la tesi della pura negligenza quanto quella del dolo consapevole, sostituendole con una terza possibilità che le contiene entrambe e le trascende.
Molti esperti di etica militare hanno tracciato un parallelo fra le modalità operative di Claude/Maven e il sistema di targeting algoritmico dell'Idf noto come "Lavender", impiegato durante la campagna di Gaza, il cui funzionamento è stato ricostruito da inchieste giornalistiche israeliane (972 Magazine). La stessa Cbs ha ricordato che l'Idf utilizza i propri sistemi IA nella condotta bellica. Sistemi di questa natura operano creando ponti fra flussi di intelligence disparati: non si limitano a sovrapporre coordinate geografiche e mappe satellitari, ma incrociano dati amministrativi, finanziari, comunicativi, relazionali, generando profili di affiliazione che sfuggono alla capacità analitica umana e che, proprio per questo, risultano opachi anche al controllo umano.
Il dettaglio dell'affiliazione amministrativa della scuola alla Marina dei Pasdaran acquista qui una rilevanza decisiva. Ma se quel dato è giuridicamente irrilevante per il diritto internazionale, non lo è affatto per un algoritmo. È altamente plausibile che il motore di ragionamento Claude, elaborando miliardi di metadati - le fonti del Washington Post parlano di 179 flussi di dati - abbia identificato l'affiliazione amministrativa della scuola e abbia incrociato questo dato con la presenza dei padri, membri della Brigata Asif, nel complesso Sayyid al-Shuhada adiacente. L'algoritmo potrebbe aver assegnato alla scuola un punteggio di bersaglio elevato, classificandola come nodo della rete logistico-sociale dell'Irgc - non perché il database fosse necessariamente fermo al 2013, ma perché i parametri di correlazione dell'intelligenza artificiale non distinguono, né possono distinguere, fra un legame amministrativo e un impiego militare. Per la macchina, l'affiliazione è affiliazione: una scuola che iscrive prioritariamente figlie di membri della Brigata Asif e sorge a meno di cento metri dal perimetro del quartier generale della medesima brigata è, dal punto di vista computazionale, un'estensione funzionale della brigata stessa. Il fatto che al suo interno si trovassero 264 esseri umani, per lo più bambine che imparavano a leggere, è un dettaglio che l'algoritmo registra come variabile, non come interdizione.
Il Washington Post ha rivelato un ulteriore elemento strutturale: il sistema Maven utilizza "ragionamento automatizzato" per valutare i fondamenti legali di ciascun attacco prima di presentarlo a un operatore umano. Se l'IA ha classificato la scuola come estensione funzionale della Brigata Asif sulla base dell'affiliazione amministrativa, è possibile che il medesimo ragionamento automatizzato abbia "giustificato" legalmente l'attacco, creando una catena decisionale interamente chiusa fra raccomandazione algoritmica e avallo umano - dove l'avallo umano, a quel punto, diventa ratifica di una decisione già confezionata.
Qui interviene il fattore umano nella sua forma più degradata. L'IA indica il bersaglio con un grado probabilistico; la decisione finale spetta agli operatori, ai quali compete la modulazione delle soglie di tolleranza. La precisione dei centroidi di detonazione e soprattutto il fatto che tre strike separati hanno centrato l'edificio scolastico confermano che l'attacco è stato eseguito con la medesima accuratezza e insistenza balistica riservata agli obiettivi militari primari. Per garantire la distruzione della Brigata Asif, gli operatori hanno accettato scientemente - se non desiderato esplicitamente - che l'efficienza balistica incorporasse la strage come variabile scartabile.
La bambina iraniana non è stata uccisa da una scheggia cieca; è stata uccisa da un calcolo probabilistico che ha valutato la sua vita come un coefficiente trascurabile nel raggiungimento dell'obiettivo militare. E questo calcolo porta la firma congiunta di un algoritmo che non conosce il rimorso e di un operatore che ha scelto di non esercitarlo.
L'Alto Commissario Onu per i diritti umani Volker Türk ha chiesto un'indagine "pronta, imparziale e approfondita". Un panel di 18 esperti del Comitato Onu per i diritti dell'infanzia si è dichiarato "allarmato". La portavoce Ravina Shamdasani ha esplicitato che se le indagini confermeranno che l'attacco è stato diretto intenzionalmente contro una struttura civile o condotto in modo indiscriminato, ci si troverebbe di fronte a violazioni che "possono equivalere a crimini di guerra".
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha proposto una lettura ulteriore: la scuola sarebbe stata colpita deliberatamente anche per impegnare le forze iraniane nella regione con le operazioni di soccorso. "Definire l'attacco alla scuola femminile semplicemente un 'crimine di guerra'", ha dichiarato, "non coglie la pura malvagità e depravazione di un simile crimine."
Il 5 marzo - sei giorni dopo Minab - missili hanno colpito due scuole vicino a Teheran, nella città di Parand. La genealogia si allunga.
Conclusioni: il prodotto perfetto di un sistema che funziona come progettato
La distruzione della scuola Shajareh Tayyebeh non è un incidente isolato; è un prisma attraverso cui osservare le convergenze fatali della guerra del ventunesimo secolo.
Sul piano fattuale, le indagini convergenti di Al Jazeera, Npr, New York Times, Cbc, Guardian e degli analisti Osint indipendenti dimostrano che la scuola era stata de-militarizzata da un decennio, che è stata colpita da tre strike di precisione distinti, e che le forze statunitensi erano con ogni probabilità responsabili dell'attacco.
Sul piano dell'infrastruttura cognitiva, l'ingresso del sistema Claude/Maven segna il tramonto della responsabilità umana esclusiva nell'arte letale. Il Washington Post ha documentato che il sistema fornisce coordinate Gps precise, raccomanda armamenti specifici e produce giustificazioni legali automatizzate, tutto alla "velocità della macchina". Ma la velocità della macchina non è un'attenuante: è un moltiplicatore della ferocia di chi la governa. La responsabilità non si dissolve nel circuito chiuso fra la raccomandazione dell'algoritmo e l'avallo dell'operatore come vorrebbero farci credere i comunicati asettici del Pentagono, le conferenze stampa in cui generali parlano di "indagini in corso" mentre il sangue delle bambine è ancora fresco sulle macerie. La responsabilità resta esattamente dove è sempre stata: nelle mani degli uomini che hanno scelto di premere il grilletto.
Sul piano istituzionale, l'impiego clandestino di Claude da parte del Pentagono, in spregio a un divieto motivato proprio da preoccupazioni etiche sul targeting autonomo, non rivela una contraddizione: rivela una coerenza profonda. La questione non è mai stata etica, perché per questa gente l'etica non esiste. Per essi esiste il potere: chi governa l'algoritmo governa la guerra.
Chiamiamoli con il loro nome. Coloro che la mattina del 28 febbraio 2026 hanno validato tre strike di precisione su un edificio pieno di bambine che imparavano a leggere - sapendo che era una scuola o non curandosi di verificare se lo fosse, il che è moralmente identico - non sono "decisori" impegnati in un tragico dilemma operativo. Sono criminali di guerra. E il sistema che li ha prodotti - questa combinazione di suprematismo tecnologico, impunità istituzionalizzata, razzismo strutturale che permette di contabilizzare centosessantacinque bambine iraniane come "variabili scartabili" in un'equazione di efficienza balistica - non è un'anomalia del modello occidentale, ne è l'espressione compiuta. È il volto autentico di una civiltà che si autoproclama custode dei diritti umani mentre costruisce macchine il cui unico scopo è rendere l'omicidio di massa indolore per chi lo ordina.
C'è un nome per i regimi che classificano esseri umani in base all'appartenenza etnica, religiosa o familiare dei loro genitori e li annientano su base algoritmica. C'è un nome per i sistemi politici in cui la decisione di sterminare viene delegata a protocolli e macchine affinché nessun individuo debba portarne il peso morale e in cui la strage viene poi sepolta nelle pagine interne dei giornali mentre le prime pagine celebrano la "decapitazione chirurgica" del nemico. Quel nome lo conosciamo: nazismo.
L'Operazione Epic Fury consolida, con la strage di Minab, il nazismo algoritmico già sperimentato a Gaza come forma suprema e definitiva di quella banalità del male aggiornata al ventunesimo secolo con processori, reti neurali e interfacce utente che trasformano l'assassinio di bambine in una riga di codice validata da un operatore che non vedrà mai il sangue, non sentirà mai le urla, non dovrà mai spiegare a una madre perché sua figlia di sette anni è stata classificata come "nodo logistico-sociale" da eliminare. Il cratere di Minab non è il sottoprodotto di un'imperfezione tecnologica, è il prodotto perfetto di un sistema che funziona esattamente come è stato progettato per funzionare. Ed è, per questo, il documento più nitido di ciò che l'Occidente è realmente diventato: una civiltà che ha imparato a sterminare senza rimorso, automatizzando la sua barbarie.
Compilato il 6 marzo 2026. Fonti principali: Al Jazeera Digital Investigations Unit, NPR/Planet Labs, New York Times, Washington Post, Reuters, CBC, The Guardian, NBC News, CBS News, TIME, New Lines Magazine, Democracy Now!, Snopes, PolitiFact, CNBC, The Hill, Fortune, Wall Street Journal, Axios, Defense One, Wikipedia, Euro-Med Human Rights Monitor, UNESCO, UN Human Rights Office, The Conversation (Oxford/Edith Cowan University), OSINT indipendente.

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