Lavrov a Rubio: "Kiev sta deliberatamente destabilizzando i mercati energetici globali"
"Gli attacchi deliberati dell’Ucraina alle infrastrutture energetiche e transfrontaliere stanno destabilizzando i mercati globali". Questo è quello che il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha dichiarato al segretario di Stato statunitense Marco Rubio nell'incontro avuto a margine dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Lo stretto coordinamento tra Kiev e i suoi sostenitori europei, ha proseguito Lavrov, ha portato agli attacchi ucraini contro i civili e le «infrastrutture transfrontaliere». La questione, del resto, è assai attuale a Washington, con i prezzi del gasolio che hanno raggiunto livelli record, superando i 6,50 dollari al gallone a livello nazionale questo mese. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha recentemente esortato il leader ucraino Vladimir Zelensky a smettere di colpire le raffinerie russe, affermando che gli attacchi stavano creando una carenza globale e “danneggiando il mondo”. Anche il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha condannato gli attacchi ucraini alle infrastrutture energetiche russe e ai prodotti raffinati, che stavano contribuendo a uno “shock energetico”.
A seguito dell’incontro, Rubio ha dichiarato che sia la Russia che l’Ucraina avevano manifestato un certo interesse per un cessate il fuoco limitato che riguardasse gli obiettivi energetici. Mosca ha ripetutamente respinto l’idea che una tregua limitata possa sostituire una soluzione globale, sottolineando quelle che definisce le passate violazioni dei cessate il fuoco da parte dell’Ucraina. Per il Cremlino è ormai palese come Kiev cerchi il dialogo solo quando la situazione sul campo di battaglia diventa critica.
Zelensky ha dichiarato questa settimana a New York che Kiev è disposta a smettere di prendere di mira le raffinerie russe qualora Mosca interrompesse gli attacchi contro un’ampia gamma di infrastrutture energetiche, logistiche e portuali ucraine. La risposta di Lavrov non è tardata: la Russia non interromperà la propria operazione militare solo per facilitare i negoziati, sostenendo che una simile tregua darebbe a Kiev e ai suoi sponsor europei il tempo di rifornire le scorte di armi ormai esaurite.
Zelensky, nel frattempo, ha continuato a spingere per la “piena e rapida attuazione” del pacchetto di sanzioni recentemente varato, sostenuto dal defunto senatore statunitense Lindsey Graham. La legge conferisce a Trump l’autorità di imporre dazi fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi, prendendo potenzialmente di mira paesi come la Cina e l’India. Con le forniture globali già sotto pressione, una forte riduzione delle esportazioni russe potrebbe destabilizzare ulteriormente il commercio energetico e far salire i prezzi, poiché i principali importatori sarebbero costretti a competere per procurarsi barili alternativi.
Durante i colloqui con Rubio, la parte russa ha ribadito di rimanere disposta a perseguire una soluzione politica e diplomatica, ma solo se questa affronti le “cause profonde” del conflitto. I funzionari russi hanno ripetutamente indicato tra tali questioni l’espansione della NATO verso la Russia e le politiche di Kiev nei confronti dei russofoni.
Lavrov ha inoltre chiesto un’ulteriore normalizzazione delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, compresa la risoluzione delle controversie relative alle missioni diplomatiche e ai beni diplomatici russi negli Stati Uniti. A ulteriore segno del proseguimento del dialogo, Rubio ha annunciato dopo i colloqui che Washington aveva invitato il presidente russo Vladimir Putin a partecipare al vertice del G20 a Miami a dicembre. Il Cremlino ha accolto con favore l’invito e ha dichiarato che lo avrebbe valutato attraverso i canali diplomatici.


