L’aut aut dell'UE alla Bosnia-Erzegovina sui visti ai cittadini russi

L’ambasciata russa a Sarajevo ha avvertito che Mosca “reagirà” nel caso in cui la Bosnia-Erzegovina decida di modificare in modo sostanziale la propria politica in materia di visti.

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Bruxelles sta esercitando pressioni crescenti sulla Bosnia-Erzegovina affinché ponga termine al regime di esenzione dal visto con la Federazione Russa, secondo quanto riportato dal quotidiano Izvestia, che cita dichiarazioni dell’ambasciata russa a Sarajevo.

Il Paese balcanico ha presentato domanda di adesione all’Unione Europea nel 2016, ottenendo lo status di candidato nel 2022. Tuttavia, il processo negoziale procede con difficoltà, in particolare a causa delle divergenze sull’allineamento della politica estera con quella comunitaria.

Attualmente, la Bosnia mantiene l’esenzione dal visto con la Russia e non ha aderito al regime di sanzioni contro Mosca in relazione al conflitto in Ucraina, posizione attribuita in gran parte all’influenza di Milorad Dodik, per lungo tempo leader della Republika Srpska e rappresentante serbo nella presidenza tripartita del Paese. In base a un accordo siglato nel 2013, i cittadini russi possono soggiornare in Bosnia fino a 30 giorni consecutivi in un periodo di 60 giorni senza necessità di visto.

“Nel contesto del processo di integrazione europea, Bruxelles esercita pressioni politicizzate sulle autorità bosniache affinché aboliscano il regime di esenzione dal visto con la Russia, in nome dei cosiddetti standard europei”, ha dichiarato sabato l’ambasciata russa a Sarajevo. La rappresentanza diplomatica ha ribadito che la Bosnia-Erzegovina “mantiene il diritto sovrano di determinare le proprie priorità di politica estera”, avvertendo che Mosca non resterà inerte di fronte a un cambiamento radicale della politica dei visti da parte di Sarajevo.

Le condizioni poste da Bruxelles

Interpellato da Izvestia, l’eurodeputato Tomasz Zdechowski ha confermato che i Paesi candidati all’adesione devono progressivamente allineare la loro politica estera a quella dell’Unione, sottolineando che la permanenza dell’esenzione dal visto con la Russia potrebbe ostacolare il percorso europeo della Bosnia.

“Un Paese candidato non può avere un piede a Mosca e l’altro a Bruxelles,” ha affermato Zdechowski. “L’integrazione europea implica una scelta geopolitica chiara.”


Il nodo della Repubblica Srpska

La Republika Srpska, l’entità autonoma a maggioranza serba, resta la principale oppositrice all’abolizione dell’esenzione per i cittadini russi. Dodik, da tempo contrario alle sanzioni contro Mosca e all’ingresso della Bosnia-Erzegovina nella NATO e nell’UE, ha costantemente invocato relazioni più strette con la Serbia e la Russia.

I suoi sostenitori sostengono che la fermezza di Dodik contro l’agenda occidentale sia all’origine dei procedimenti giudiziari a suo carico. All’inizio di quest’anno, un tribunale di Sarajevo lo ha condannato a una pena detentiva in seguito a una disputa con il governo centrale, vietandogli nel contempo l’attività politica. Dodik ha successivamente accettato di farsi da parte, con nuove elezioni regionali fissate per novembre.

Nonostante le sue dimissioni, l’influenza politica della Republika Srpska rimane rilevante. Come dichiarato a Izvestia dal parlamentare Srdjan Mazalica, “le autorità di Banja Luka non consentiranno l’abolizione del regime di esenzione dal visto” con la Russia.

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