La vera lezione del caso Epstein

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La vera lezione del caso Epstein


di Paolo Desogus*

È da molto tempo che si parla dell'affaire Epstein. Solo ora però il livello d'attenzione ha superato quello che normalmente si riserva alla semplice cronaca. Credo che questo sia dovuto al fatto che in Italia si è parlato di Epstein più che altro per mettere alla berlina Trump e non per quello che rappresenta realmente il suo caso, ovvero l'espressione criminale di una classe sociale estremamente pericolosa e dai connotati nuovi, portatrice di una concezione proprietaria o anzi "anarchica" del potere, nel senso che in Salò o le 120 giornate di Sodoma Pasolini attribuiva al fascismo.

Inizialmente, quando la distorsione giornalistica si limitava a mettere Trump al centro dell'attenzione, il caso Epstein ricordava qualcosa di simile alla vicenda che in Italia aveva avuto come protagonisti Gianpaolo Tarantini e Lele Mora insieme a Silvio Berlusconi. Sembrava in altre parole l'ennesima replica della storia del maschio bianco occidentale, ricco e potente, dal desiderio sessuale insaziabile e senza limiti.

Con il caso Epstein la questione mi pare un po' diversa. E non solo per l'ampiezza del mercato dei corpi femminili, spesso giovanissimi. Ma per il coinvolgimento della classe sociale cosmopolita che oggi tira le fila del capitalismo mondiale. Stiamo parlando di un gruppo limitato di uomini che non risponde più a nessuna legge, a nessun tribunale, capace tuttavia di influire pesantemente sulla vita democratica dei paesi nei quali di volta in volta si trova ad operare. Si tratta del potere che diventa anarchico, privo di legge, espressione del dominio assoluto.

Sul piano morale siamo di fronte a casi umani, gente evidentemente infelice che vive il sesso in modo alienato, dato che riporta sul piano del godimento la logica perversa dell'accumulazione primitiva del capitale. Per molti versi si tratta dunque di uomini vittime dello stesso meccanismo di mercificazione che alimentano e impongono al resto del mondo. Questi luridi personaggi sono in altre parole la verità dell'orrore capitalistico e della sua degenerazione, proprio come i libri del Marchese de Sade sono la verità della razionalità strumentale.

Sul piano politico, quello più importante, questi figuri vivono al di sopra della legge, collusi con servizi segreti (tra cui il Mossad), apparati dello stato compiacenti e stampa. Ovviamente non si fanno mancare nemmeno le numerose fondazioni benefiche e filantropiche di cui sono sostenitori e che

foraggiano per pulirsi la coscienza sporca e per finanziare in modo "pulito" i propri referenti politici.

Sarà un grande successo se si riuscirà a portali a giudizio e a condannarli. Ma anche la massima pena detentiva non sarà sufficiente. Gli uomini del caso
Epstein sono la parte emergente di una contraddizione che non si elimina nei tribunali. Si tratta di qualcosa interno al nostro Occidente schiavo del capitalismo e della finzione del libero mercato. Le ramificazioni del potere di questa classe sociale si estendono all'interno del corpo sociale da cui i suoi uomini traggono la loro ricchezza, composta non solo di denaro e beni, ma anche di corpi da abusare nei modi più disparati. Lo sfruttamento, sessuale o di altro tipo, risponde al meccanismo ideologico su cui hanno costruito il loro impero.

Nel dominio di questa classe si riconosce in altre parole una vera e propria visione del mondo, che nell'azione politica dei governi si traduce nelle atrocità della guerra, del colonialismo, dello sfruttamento massivo del lavoro e delle profonde diseguaglianze sociali. Questa visione del mondo andrebbe presa molto sul serio come si fa con il nazismo o con il fascismo. Anzi, è il nazismo del nostro secolo. Il fatto che si esprima solo limitatamente con i manganelli (lCE) e con i campi di sterminio (come a Gaza) non ne diminuisce affatto il carattere violento e disumano. Anzi, proprio nella sua capacità di occultarsi e di manifestarsi nel vocabolario liberale della libera iniziativa, della difesa del mercato e di presunti valori "occidentali" possiamo riconoscere la profonda pervasività del suo potere.

*Post Facebook del 5 febbraio 2026

Paolo Desogus

Paolo Desogus

Professore associato di letteratura italiana contemporanea alla Sorbonne Université, autore di Laboratorio Pasolini. Teoria del segno e del cinema per Quodlibet.

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