La storia chiama e l'Europa non risponde
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di Alessandro Volpi
Il multipolarismo prende corpo. E l'Unione europea continua a credere nell'Atlantismo! Il 14 e il 15 maggio si incontrano a Pchino Trump e XI Jinping. E' evidente che si tratta del tetantivo degli Stati Uniti di trovare una sponda decisiva non solo per uscire dal pantano iraniano ma per chiedere alla Cina un aiuto per evietare l'ormai evidente collasso dell'economia a stelle e strisce.
Xi Jinping è ben consapevole della difficoltà Usa e punta a chiedere, di fatto, il pieno riconoscimento da parte statunitense della nuova centralità cinese destinata ad aprire ad uno ordine multipolare. Putin ha compreso la natura dell'incontro e ha provato a reagire rivolgendosi all'Unione europea perché teme il tentativo trumpiano di separare la Cina dalla Russia e, al contempo, è preoccupato per una riorganizzazione dell'economia planetaria costruita su un asse tra Cina e Stati Uniti in settori strategici come l'intelligenza artificiale e, soprattutto, l'energia. In questo senso il presidente russo, sia pur con grande cautela, apre agli europei perché ritiene davvero indispensabile ristabilire relazioni economiche e finanziare con la Ue e in particolare con l'Eurozona, vendendo gas, petrolio, fertilizzanti e molto altro e facendosi pagare in una valuta forte, diversa da dollaro e yuan.
L'attuale classe dirigente europea, tuttavia, pare non capire la dimensione cruciale di questo momento preferendo la strada di "difendersi" dalla recessione con la folle austerità del Patto di Stabilità, con il rialzo dei tassi di interesse e con il mantenimento di una subalternità alla finanza Usa che sta succhiando tutto il risparmio europeo che dal 2013 ad oggi ha visto la propria quota indirizzata verso i mercati azionari Usa passata dal 22 al 55% del 2026: una condizione questa che sta facendo impennare la capitalizzazione delle società Usa. La storia chiama e l'Europa non risponde.


