La De-deollarizzazione: Benvenuti nel nuovo mondo. (DIBATTITO)

La De-deollarizzazione: Benvenuti nel nuovo mondo. (DIBATTITO)

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Tre giorni fa ho ospitato sul blog l’intervento dell’economista Guido Salerno Aletta sullla de-dollarizzazione. Articolo molto letto e che ha acceso un dibattito tra diverse persone . Ho ritenuto perciò opportuno chiedere loro un contributo. I primi tre li pubblico oggi, probabilmente ce ne saranno altri. Il fine è aprire un dibattito anche tra voi lettori, che potete dire la vostra nella finestra dei commenti. E’ un articolo lungo, vi prego di prestare pazienza e attenzione. Ne vale la pena. Ecco i contributi.
 

1)Roberto Sassi, filosofo e saggista: “DUELLO&TRIELLO

La guerra senza limiti comprende esiti frastagliati…La competizione interimperialistica, in un mondo multipolare, è un triello alla Sergio Leone, non un duello alla John Ford (Gattei docet). Nel duello vince chi spara per primo.Nel triello, chi spara per primo muore (cf. Il buono, il brutto e il cattivo). Questa situazione mette nell’angolo gli USA, che sono ancora la maggiore potenza militare mondiale. Per uscire dall’angolo, gli USA vogliono:

Costringere l’UE nella morsa atlantica

Bloccare la via della seta

Tornare al duello est-ovest
Così si capiscono 8 anni di temporeggiamento russo e la posizione defilata della Cina.
Lo scambio USA- UE prevede il riarmo tedesco. Una volta ottenuto, l’UE si è lanciata in prima linea, dopo un’apparente perplessità iniziale.
La balcanizzazione dell’Europa orientale è ormai cosa fatta.
Ma il futuro non è scritto…
 
 
Filippo Violi, scrittore e analista: La posta in gioco: All-in

Nell’ultimo quinquennio il rapporto tra Mosca e Pechino si è andato sempre più consolidando, specie attraverso accordi commerciali (energetici, alimentari, militari, logistici) di grande respiro, cosa che ha sempre preoccupato Washington, soprattutto l’influenza che le due grandi potenze messe insieme avrebbero potuto un giorno avere in Europa, qualora non si fosse posto un freno serio a questa avanzata. La guerra che si combatte oggi in Ucraina, più sul fronte della diplomazia che con le armi, e che va avanti da oltre 8 anni, assume per Washington un carattere di notevole importanza per le sorti dell’intera nazione, pena la perdita del controllo dell’egemonia del dollaro sul resto del mondo. Pertanto bloccare l’avanzata lungo le due direttrici d’intervento nord – sud, staccare l’Europa dagli interessi strategici congiunti sino-russi e drenare più capitali possibili nella borsa di Wall Street, rappresentano i reali motivi bellici portati avanti dal Pentagono. Tutto questo ha come fine ultimo quello di bloccare lo schema congiunto sino-russo di de-dollarizzazione cha va avanti in modo silente da oltre un decennio e che è stato lasciato volutamente inosservato dai media e dagli stessi analisti occidentali.

Il biglietto verde essendo diventata una moneta fiat (proprio a partire dalla fine degli accordi di Bretton Woods), il cui valore è legato solo al peso specifico del terrore che l’apparato industriale militare (di cui si serve) riesce ad incutere nel mondo, più che al valore intrinseco di moneta-merce, gode pertanto di una fiducia non derivante dalle reali fondamenta di un’economia in salute, ma da una politica interventista ed espansionista che si è andata consolidando nell’ultimo mezzo secolo.

La nuova pianificazione militare del Deep State ha ripreso vigore proprio a partire dalla cacciata di Trump e il richiamo dei Democratici al potere, bocciando il suo progetto “American First” basato su una prospettiva di medio e lungo termine, orientato a ricostruire tutto un apparato industriale manfatturiero andato distrutto già a partire dagli anni ’70 del secolo scorso con il processo di delocalizzazione. Il rischio che il dollaro cominciasse a perdere peso e fiducia a vantaggio dello Yuan e delle due potenze antagoniste era troppo grande. L’allarme è scattato nell’aprile del 2019 dopo lo scontro Xi Jinping e Trump sui dazi commerciali e la smobilitazione in un solo mese di oltre 70 miliardi di dollari di Treusary Bond da parte del governo di Pechino.

Nell’ultimo biennio, specie con l’avvento dei democratici alla Casa Bianca, l’obiettivo strategico è stato proprio quello d’invertire questa rotta: un dollaro che sta perdendo sempre più  fiducia e consistenza, un debito pubblico che si aggira intorno ai 30 trilioni di dollari (dati Dipartimento del Tesoro Usa) e  una posizione debitoria finanziaria netta con l’estero di circa 11 mila miliardi di dollari, tutti segnali precari di un’incertezza crescente, di volatilità e di terrore tra gli stessi operatori finanziari. A ciò si aggiunge un divario sempre più oneroso da pagare in termini di benessere tra finanza ed economia reale.

Rimettere in moto l’apparato industriale militare era l’unica soluzione possibile da adottare, l’unica carta da giocare. Sul tavolo della diplomazia agli americani non restava altro che fare all-in, spingendo e soffiando a più non posso sul grosso focolaio di guerra già attivo nel cuore dell’Eurasia. La novità è che dall’altra parte del tavolo questa volta Putin, con il consenso e soprattutto con lo scudo economico-commerciale di Pechino, ha deciso di andare a vedere.

 

Sergio Calzolari “Spatto”, manager:

Le Oligarchie, il gatto, ed i Numeri 4 e 8.

 

Innanzitutto voglio ringraziare il BLOG per ospitare queste riflessioni a più voci. È molto importante soprattutto in un momento in cui avviene la costruzione simbolica del nemico interno con ampio utilizzo di metodiche studiate dal grande Lotman per la guerra nella semiosfera.

In premessa voglio chiarire che non mi è mai piaciuto il ne’-nè e non ho mai fatto parte della cultura vigliacca del ne’nè.

Con Dante ho sempre disprezzato gli ignavi.

Quindi, voglio dire che non sono affatto equidistante nei miei giudizi: c’è chi ha torto storicamente e chi ha ragione. E non serve a tal proposito l’analisi soltanto da un punto di vista antisistema. Risulta sufficiente il pensiero classico conservatore. A tal proposito si legga ultima intervista a https://www.newyorker.com/news/q-and-a/why-john-mearsheimer-blames-the-us-for-the-crisis-in-ukraine che riprende le analisi del suo famoso Why the Ukraine Crisis Is the  West’s Fault The  Liberal  Delusions  That  Provoked  Putin, testo scritto nel settembre 2014. Ma il non essere nel giudizio equidistante,  non significa parlare come un libro dei sogni scritto per giunta da noi stessi. Anzi, il ragionamento emotivo non deve toccare l’analisi, per cui i punti che presenterò saranno in forma problematica; è meglio presentare delle problematiche aperte piuttosto che delle problematiche chiuse.

Per costruire un pensiero che sia all’altezza della sfida portata avanti dalle oligarchie della Tecnica e della Moneta abbiamo la necessità di far transitare in un terreno eterodosso tutte le nostre riflessioni. A proposito dell’azione delle oligarchie, per inciso, invito a confrontarsi con uno scritto di questi giorni di Hudson. Non si tratta di complottismi, ma di analisi circa gli strateghi del capitale agenti nel conflitto contemporaneo.

Elenco come bullets i punti del mio ragionamento.

  1. Il tema della de-dollarizzazione attraversa da tempo il dibattito nella teoria. Anche fra il pensiero liberista più stretto. Basta vedere la pagina dell’istituto Mises. Bisogna imparare a ragionare e studiare a 360 gradi.
  2. Di fatto, se avvenisse la divisione del mondo delle relazioni commerciali in due blocchi non comunicanti, occorrerebbe capire che quasi tutte le transazioni internazionali avvengono in USD o EUR o YPJ e non in valute diverse.

Conosco perfettamente le obiezioni e le ricerche che mostrano il calo dell’utilizzo del dollaro. Ma sono analisi  fatte dentro insiemi relazionali statici, fatte quindi in un contesto precedente. Oggi non possiamo essere sicuri come reagiranno soggettivamente i molti attori economici e la combinazione dei servomeccanismi di sistema nel nuovo contesto in movimento. Voglio sottolineare che, in un mondo multipolare, la astrazione determinata di una tendenza deve avere presente la molteplicità delle possibilità e le mosse e le contromosse dei vari agenti che non sono affatto fra loro alleati strategici di lungo periodo. Anzi…il contrario: essendo portatori di interessi oggettivamente confliggenti. A tal proposito dobbiamo capire che siamo in presenza ormai da tempo di diversi capitalismi con diversa dominante interna nelle varie formazioni economico sociali. Ha fatto molti danni il continuare a ragionare di capitalismo come se ancora ci fosse il capitalismo proprietario borghese studiato da Marx in Inghilterra 150 anni fa.

Il capitalismo americano del 900 era già assai diverso nelle sue componenti principali. Oggi abbiamo diverse tipologie capitalistiche (con variegate e diverse configurazioni soggettive strategiche all’interno) che si dispiegano nella concorrenza multipolare del processo di valorizzazione che (ripeto a scanso di equivoci) NON è mai soltanto di merce ma di valore. La tendenza al policentrismo è un processo lungo e come tale va studiato, non è la realtà del mondo attuale, e per svolgersi essa ha bisogno di tempo, come nel periodo di fine 800, con la decadenza inglese che si concluse di fatto tramite la seconda guerra mondiale. Epperò voglio anche subito sgombrare il terreno teorico da fantasie “campiste socialiste”, in quanto semplicemente non esistono se non nella mente di chi le pensa per farsi cullare dalla nostalgia ansiolitica.

  1. La Russia ha già azzerato i suoi investimenti ufficiali in titoli del Tesoro Usa: mentre – seguo i dati Aletta- nell’ottobre 2017 ammontavano a 102 miliardi di dollari, nel dicembre 2018 erano già scesi a 13,2 miliardi, per poi scomparire. La Cina ha fatto pressappoco lo stesso: dal record di 1.316 miliardi di dollari del novembre 2013 è scesa a 1.072 nel dicembre 2020.

Ora faccio un link ad uno scritto dove sono chiare le  percentuali in valore. https://www.safe.gov.cn/en/2021/1231/1913.html

A questo punto la domanda è: come porti verso zero oltre 1000 miliardi di dollari in una situazione di guerra economica come questa e nella quale ti puoi beccare la sanzione del congelamento di lungo periodo? La Russia ha zero. La Russia infatti può procedere. Ma la Cina con molta maggiore difficoltà. Prego prestare molta attenzione alla diminuzione in percentuale del prestito usd ed alla sua velocità temporale di effettuazione.

Queste due dinamiche corrispondono ad analisi di trade-off differenti che presuppongono a loro volta scenari geopolitici in sviluppo anch’essi differenti. Occorre sempre guardare gli elementi della funzione nel suo svolgimento temporale oggettivo e mai solo il Verbo.

  1. Abbiamo per cui una conseguenza logica ed oggettiva.

Ma come facciamo ad essere così sicuri che la Cina si allei nel lungo periodo con la Russia se esse hanno interessi divergenti? Soltanto per Taiwan? Forse. Ma io non ne sarei tanto convinto.

  1. Un discorso sono i titoli di debito, di credito, le riserve monetarie…un altro discorso sono le transazioni day by day degli affari. Se i due blocchi non sono comunicanti la transazione deve avere l’accordo del venditore del primo blocco a ricevere una valuta che abbia un aggancio al suo sistema monetario di riferimento. Altrimenti stiamo parlando di conchiglie o di baratto.

Mi sembra proprio che vada enfatizzata la differenza dei due piani: le transazioni commerciali ed i titoli di debito pubblico. Se la Cina farà fatica a dedollarizzarsi sul debito, sulle transazioni, invece, sarà un problema per tutti, perché nessuno accetterebbe Yuan o rubli o loro strani equivalenti temporanei in un mondo bipolare. Anzi, l’effetto vero sarebbe di creare un mercato nero di dollari e euro, con un valore di scambio molto piu’ svantaggioso per i cittadini del blocco Russia/Cina (ammesso e non concesso che questa divisione si creasse).

  1. Infine avremo sempre il problema che i due sistemi si devono legare comunque ad un equivalente generale. Non credo che l’oro possa essere il solo ed il principale. Una interessante possibilità mi sembrano le criptovalute.

Sulle criptovalute ci sono due piani. Il primo piano e’ la possibilita’ per Russia e Cina di creare un sistema finanziario alternativo e competitivo basato sulle criptovalute come strumento di scambio all’interno del blocco. Ed in qualche modo collegato all’altro blocco. L’altro piano e’ che le criptovalute, invece, per loro natura fattuale, sfuggendo al controllo delle autorita’ monetarie, potrebbero configurarsi come uno o LO strumento finanziario che viaggia attraverso i due blocchi, consentendo transazioni commerciali che sfuggano al controllo delle autorita’ (ricordiamo il Di Caprio in Blood Diamond… il mercato nero e’ la vittoria del libero mercato contro la regolamentazione statale). In questa ipotesi, ci sarebbero anche grosse perdite fiscali per gli stati, perche’ l’economia reale del commercio riuscirebbe a bypassare i controlli. E su questa provocazione per adesso mi fermo. Concludo con una citazione di Alan R. Holmes ( …realtà non teoria!), che fu uno dei più potenti uomini della nazione americana, lavorando per 33 anni presso la Federal Reserve Bank of New York, per la quale dal 1965 al 1979 divenne manager del Federal Reserve System Open Market Account. In tale ruolo egli fu il reale responsible per la creazione di moneta negli United States.

” in the real world bank extend credit, creating deposit in the process, and look for the reserves later”.

 

P. s. Pasquale Cicalese ha aperto un suo blog Pianocontromercato.it dove raccoglierà tutti gli scritti della sua lunga produzione scientifica. 

Pasquale Cicalese

Pasquale Cicalese

 

Economista. Ha aperto un canale telegram: pianocontromercato
 
 

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