"La crisi della zona euro è tutt'altro che finita". Barry Eichengreen

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"La crisi della zona euro è tutt'altro che finita". Barry Eichengreen

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Il noto storico dell'economia, Barry Eichengreen, scrive nel suo ultimo articolo che, a quattro anni dal primo salvataggio della Grecia, la crisi della zona euro è tutt'altro che finita. Questo è il messaggio che provienre dalle fonti ufficiali e dal mercato azionario. 
 
Secondo Eichengreen coloro che avevano previsto l'imminiente disintegrazione della zona euro si sono sbagliati. Ma lo stesso si deve dire di coloro che avevano dichiarato come la crisi fosse finita. Quello che abbiamo imparato è che l'Ue è incapace di agire in modo deciso e risoluto: i paesi in crisi non hanno fatto aggiustamenti sufficienti e non è chiaro se troveranno i mezzi per rilanciare i loro prodotti attraverso le esportazioni. La crisi bancaria rimane, inoltre, irrisolta; i prestiti per finanziare gli investimenti stanno ancora diminuendo e, infine, l'unione bancaria concordata recentemente è altamente fallata. E questa è la  sua prognosi: "Ma è così che l'Europa procede. La sua unione bancaria ha molti difetti, ma almeno esiste e nel tempo questi difetti possono essere aggiustati. Gli stress test possono essere fallaci, ma sono migliori dei due tentativi precedenti. L'azione della Bce questa estate potrebbe essere troppo debole, ma almeno gli ufficiali della politica monetaria europea faranno qualcosa". 
 
Ora, risponde a Eichengreen Wolfgang Munchau sul suo blog, anche se l'Unione bancaria verrà emendata in futuro con le prossime crisi bancarie, i paesi membri hanno chiarito come non ci saranno gli Eurobonds e la Bce non assumerà mai le funzioni di prestatore di ultima istanza. La domanda oggi a cui rispondere è se un'unione monetaria sia oggi sostenibile, non solo per le attuali politiche (la risposta in questo caso è chiaramente no), ma anche in vista delle possibili traiettorie che verranno prese in futuro. E questo, afferma Munchau, non lo sappiamo. Se la periferia, più l'Italia, continuerà a soffrire per un periodo ancora lungo di bassa crescita e disoccupazione di massa, arriverà comunque un momento in cui l'elettorato accuserà l'euro della propria situazione e non attenderà più i piccoli passi con cui si muove l'Europa.

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