Il prossimo candidato alle riforme della zona euro: la Germania

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Il prossimo candidato alle riforme della zona euro: la Germania

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Mentre volenti o nolenti i paesi sotto salvataggio della troika hanno proceduto alle “riforme”, smantellando la regolamentazione sul commercio, tagliando il  settore della spesa pubblica ed affrontando di petto i sindacati sul mondo del lavoro, Berlino, secondo l'analisi di oggi del WSJ, predica bene ma razzola molto male. Con il presidente del Mes Klaus Regling che è arrivato a definire questi paesi “top performers” in termini di eliminazioni di ostacoli alla crescita e con un rapporto pubblicato lo scorso novembre dall'OCSE che mostrava come Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna ed Italia sono i paesi più riformatori, il WSJ sottolinea come sotto indagine deve andare il paese di quel Wolfgang Schäuble che non perde mai occasione per chiedere maggiori sforzi ad i paesi dell'Europa del Sud.
 
Il quotidiano finanziario americano procede nell'analisi delle riforme in Germania, leader economico e politico indiscusso al momento della zona euro. Ma il paese convive con un enorme surplus commerciale, che significa che non ha alcun bisogno di credito dall'estero. Berlino, inoltre, pensa di aver risolto tutti i suoi problemi economici con le riforme di una decade fa e ora non sente alcuna pressione verso le riforme, anche se diversi esperti hanno più volte sottolineato come la Germania dovrebbe fare molto di più con maggiori incentivi per il lavoro alle donne, spingere la domanda interna ed una serie di altri cambiamenti visti come necessari per far crescere il paese nel medio-lungo periodo. L'agenda economica del governo di coalizione di Angela Merkel è giudicata come una delusione quasi unanimente.
 
E mentre i paesi a cui le riforme vengono imposte stanno alzonado l'età pensionabile, Berlino sta facendo l'oppposto. La coalizione al potere mercoledì ha presentato un piano per abbassare l'età pensionabile ed aumentarla per alcuni gruppi di lavoratori. E gli esperti hanno sottolineato che visto il cambiamento demografico in atto “è l'opposto di ciò che è raccomndabile”.
 
I paesi della zona euro hanno già accettato un processo di scrutinio da parte di Bruxelles, attraverso il quale la Commissione fornisce giudizi e spinge i governi ad intensificare i loro sforzi riformatori. Nel chiedere la firma di contratti di riforma vincolanti con i suoi partner della zona euro, la Germania ha implicitamente sostenuto, tuttavia, come queste procedure non siano insufficienti. Il problema, conclude il WSJ, è che a torto Berlino non si vede come uno dei candidati alle riforme. 

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