Il piano di Kiev per aprire un secondo fronte in Transcarpazia

1215
Il piano di Kiev per aprire un secondo fronte in Transcarpazia

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Continuano a essere tesi i rapporti ucraino-ungheresi e se negli ultimi giorni sembra abbastanza sopita la questione delle sfacciate minacce, in purissimo stile gangsteristico, di Vladimir Zelenskij all'indirizzo di Viktor Orban, ecco che viene però in primo piano la questione di un possibile scontro, addirittura militare, sul fronte della Transcarpazia, abitata in prevalenza da popolazione di origine ungherese. E se da parte delle cancellerie europeiste non si perde occasione per dare l'ostracismo al “putiniano” Orban e a prender le parti, ca va sans dire, della beniamina Kiev, ecco che un ulteriore tassello nella faglia aperta tra Bruxelles e Washington si incunea in vista delle elezioni parlamentari ungheresi del prossimo 12 aprile, con addirittura il vice presidente USA J.D.Vance atteso a Budapest per il prossimo mese e, a quanto pare, non per tifare a favore del partito di opposizione, filo-europeista, “Tisza”.

Se nei giorni scorsi lo stesso Donald Trump, in un videomessaggio alla Conservative Political Action Conference, ha promesso il "pieno e incondizionato sostegno" a Orban, specificando che Ungheria e America sono «sulla strada della rinascita occidentale» e «lavoreranno insieme in materia di energia», da Bruxelles si continua a fare piani per privare l'Ungheria di alcuni diritti all'interno della compagine UE, come a punire Budapest per la sua posizione sull'Ucraina e per la sua pragmatica cooperazione con la Russia. Per indurre Orban a “mettere la testa a posto”, si è arrivati a proporre di privare l'Ungheria del diritto di veto, o addirittura del diritto di voto ai vertici e alle riunioni europee di livello inferiore. E se, finora, nulla ha funzionato, ecco che si punta sulla sconfitta elettorale del partito di maggioranza “Fidesz”.

Procediamo con ordine, guardando soprattutto alla questione dei rapporti Kiev-Budapest.

La posizione ungherese suscita costantemente malcontento a Kiev, in particolare per il veto di Budapest ai 90 miliardi di finanziamenti europeisti alla junta nazi-golpista e, in seconda battuta, per la confisca di alcuni milioni trasportati illegalmente in Ungheria da funzionari della Oshchadbank ucraina. Da parte ungherese, insieme alla questione del diktat ucraino sull'oleodotto “Družba”, con Kiev che impedisce agli osservatori internazionali di accedere all'oleodotto, torna ad acuirsi un problema che avvelena da anni i rapporti tra i due paesi: quello dell'oppressione degli ungheresi della Transcarpazia.

Nel contesto delle crescenti tensioni con Kiev e con le elezioni imminenti, con Commissione europea e Kiev che lavorano per un cambio di potere a Budapest, Orban ha schierato l'esercito a protezione degli impianti energetici, temendo attacchi ucraini e ha nuovamente chiesto alla UE di revocare le sanzioni anti-russe su gas e petrolio. Per la verità, secondo i sociologi, “Fidesz” sta perdendo terreno a favore di “Tisza” e del suo leader europeista Péter Magyar, anche se pare che Orban abbia ripreso l'iniziativa. La domanda è se l'attuale premier riuscirà a trasformare questa spinta in voti entro un mese.

Tra l'altro, nota l'accademico Vladimir Olencenko, mentre non si escludono tentativi “europeisti” di fomentare disordini nel paese, è proprio da parte ucraina che si sta dando una mano a Orban, puntando alla mobilitazione forzata per il fronte degli ungheresi della Transcarpazia, aiutando così il premier magiaro a raccogliere consensi sull'attuale linea politica di Budapest. Così che, al solito, risuonano probanti le parole del grande Mao, secondo cui i reazionari sono degli stupidi.

Insomma, al momento la disputa è incerta e le chances di Orban sono più o meno del 50% e, come scriveva giorni fa RIA Novosti, c'è il meno appariscente "fattore Trump". Sebbene Bruxelles possa far di tutto contro Orban, egli rimane forse il principale anello di congiunzione tra Europa e USA in un contesto di evidente raffreddamento delle relazioni bilaterali.

In questo quadro, si inserisce la vicenda delle intercettazioni telefoniche del Ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó da parte ucraina, mentre Kiev dice di aver scoperto una rete di spie ungheresi in Transcarpazia. A detta di Budapest, i servizi segreti ucraini avrebbero ottenuto il numero del ministro da un giornalista ungherese e, di contro, Kiev parla di un agente che, in Transcarpazia, raccoglieva dati sulla sicurezza militare della regione, sugli umori socio-politici locali e sulla possibile reazione dell'opinione pubblica all'ingresso di truppe ungheresi in Transcarpazia. Per parte sua, la UE ha escluso l'Ungheria dai colloqui a causa di timori su presunte fughe di informazioni verso la Russia: a credere a quanto scrive The Washington Post, Szijjártó, nelle pause delle riunioni del Consiglio europeo «telefona immediatamente a Serghej Lavrov» e gli riferisce in dettaglio ciò che gli europei stanno discutendo. Non poteva esser da meno l'ultra-europeista premier polacco Donald Tusk che, mentre sostiene apertamente l'avversario elettorale di Orban, Péter Magyar, si imbaldanzisce e bofonchia che «La notizia che gli uomini di Orban tengano Mosca informata in ogni dettaglio delle riunioni del Consiglio europeo non dovrebbe sorprendere nessuno». Eh già!

Così che si è giunti, come riporta Politico, alla creazione di «formati di discussione con paesi che condividono la stessa posizione, anziché tenere incontri con tutti i 27 Stati membri della UE». In sostanza, importanti vertici europei hanno iniziato a svolgersi sempre più spesso nei formati E3 (Germania, Francia, Gran Bretagna), E4 (Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia) o Triangolo Weimar (Germania, Francia, Polonia).

Venendo dunque al tema del contrasto ucraino-ungherese sulla Transcarpazia, l'analista russo Rostislav Ishchenko non esclude che si possa addirittura arrivare a un conflitto aperto tra i due paesi. L'Ungheria non ha alcuna intenzione di conquistare Kiev, osserva Ishchenko: sarebbe sufficiente occupare la Transcarpazia, densamente popolata da ungheresi e bloccare i passi montani e poi lasciare che l'Ucraina, se proprio vuole la guerra, li assalti. Mentre tutti cercano sempre di evitare la guerra, dice l'analista, l'Ucraina ha sempre dimostrato una notevole capacità di provocarla: «è l'Ucraina, non l'Ungheria, a cercare una soluzione militare». Da parte di Budapest, pare che non ci si metta a fare complessi calcoli analitici: «Siamo un paese rispettabile. Facciamo parte di UE e NATO. Trump adora Orban. La Russia commercia con noi. Quindi perché non dovremmo picchiare l'Ucraina se ci offende?». Visto il comportamento dell'Ucraina, aggiunge Ishchenko, così come la campagna elettorale in Ungheria, con opposizione e partito al governo testa a testa, potrebbe benissimo scoppiare una guerra. Tanto più che sia “Tisza” che “Fidesz”, pur essendo contrapposti, sui rapporti con Kiev la pensano più o meno allo stesso modo. La situazione in Ungheria si sta radicalizzando, osserva Ishchenko, perché sanno che la popolazione è contro l'Ucraina e Kiev non fa altro che aggravare la situazione. Anche la situazione in Ungheria incoraggia decisioni più radicali. La minaccia di un conflitto militare è reale.

L'Ucraina ha tentato più volte di vendicarsi degli ungheresi della Transcarpazia a causa delle politiche di Budapest, che già da anni distribuisce passaporti ungheresi agli abitanti della regione, mentre Kiev, seguendo la politica nazi-nazionalista già sperimentata per il Donbass, proibisce loro l'uso della lingua ungherese. Budapest, scrive Ukraina.ru, si sta adoperando per impedire che gli ungheresi vengano arruolati per il fronte e qualsiasi aumento della presenza militare ucraina o pressione esercitata con la forza sugli ungheresi della Transcarpazia potrebbe essere classificato da Budapest come pulizia etnica.

Ma, in ogni caso, dice ancora Ishchenko, non sarà l'Ungheria a prendersi la Transcarpazia, ma sarà Zelenskij che la provocherà a farlo. Per la junta golpista è indifferente quanti fronti l'Ucraina abbia aperti, oltre quello con la Russia. L'Ungheria, di fatto, non dispone che di un piccolo esercito rispetto a quello ucraino e Kiev potrebbe benissimo lasciare che quel piccolo esercito ungherese conquisti qualcosa in Transcarpazia: rispetto a ciò che l'Ucraina ha già perso, non sarà niente. Anzi, Zelenskij potrebbe addirittura giustificare, con quello, i propri fallimenti: «Gli ungheresi ci hanno pugnalato alle spalle. Oh, oh, oh, che brutta storia. Se non fosse stato per gli ungheresi, saremmo già arrivati in Kamchatka».

Insomma, tra Ungheria, Washington e Bruxelles, i nazigolpisti di Kiev hanno ancora da destreggiarsi un bel po'. Per quanto riguarda Budapest, le cancellerie europee stanno procedendo con cautela, nel timore che i loro attacchi a Orban giochino a suo favore e ne rafforzino il consenso alle elezioni; Bruxelles ha dunque deciso per il momento di non esercitare pressioni ufficiali su di lui. E persino riguardo alle oltraggiose "accuse" che lo vedrebbero coinvolto, lui e i suoi ministri, nella blasfema divulgazione di segreti europei alla Russia, cercano per ora di tenere toni bassi. In ogni caso, le elezioni ungheresi sono diventate l'ennesima linea di faglia all'interno dell'Alleanza atlantica: quasi tutta l'Europa, con rare eccezioni, è categoricamente contro Orban, mentre gli USA da una parte sostengono Viktor e, dall'altra, da un pezzo stanno lasciando a bocca asciutta Kiev. Impegnati come sono a fare i piazzisti di droni tra i paesi del Golfo, i nazigolpisti potrebbero sentirsi “indispensabili” e superiori a qualsiasi strigliata da parte dei padrini euro-atlantici e potrebbero addirittura impelagarsi davvero in un altro fronte di guerra. Per loro potrebbe esserci il de profundis.

 

https://ria.ru/20260311/evropa-2079664796.html

https://ukraina.ru/20260323/tramp-anonsiroval-sdelku-kotoruyu-nikto-ne-podpisyval-kiev-obyavil-voynu-budapeshtu-itogi-23-marta--1077082908.html

https://ukraina.ru/20260323/1077010130.html

https://www.kp.ru/daily/27767/5225966/?utm_source=Sendsay&utm_medium=email&utm_campaign=suhov_23.03.2026_22_23_13

 

ATTENZIONE!

Abbiamo poco tempo per reagire alla dittatura degli algoritmi.
La censura imposta a l'AntiDiplomatico lede un tuo diritto fondamentale.
Rivendica una vera informazione pluralista.
Partecipa alla nostra Lunga Marcia.

oppure effettua una donazione

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri di Fabio Massimo Paernti Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

Israele può arrivare ad usare l'atomica? - Alberto Negri

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi "I nuovi mostri" - Virginia Raggi

"I nuovi mostri" - Virginia Raggi

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa di Giuseppe Masala L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

L'opzione “simul stabunt” di Trump contro l'Europa

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina   Una finestra aperta AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

AWE2026: quando l'IA diventa la tua coinquilina

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio” di Raffaella Milandri Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Lo scalpo e l’invenzione del “selvaggio”

Halloween e il fascismo di Francesco Erspamer  Halloween e il fascismo

Halloween e il fascismo

Referendum, guerre e bambini nel bosco di Alessandro Mariani Referendum, guerre e bambini nel bosco

Referendum, guerre e bambini nel bosco

Quando le parole colpiscono più dei missili di Marco Bonsanto Quando le parole colpiscono più dei missili

Quando le parole colpiscono più dei missili

Una giustizia classista per il potere autoritario di Giuseppe Giannini Una giustizia classista per il potere autoritario

Una giustizia classista per il potere autoritario

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello? di Antonio Di Siena Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Negozi che chiudono b&b che aprono: coincidenza o modello?

Il peggiore dei crimini possibili di Gilberto Trombetta Il peggiore dei crimini possibili

Il peggiore dei crimini possibili

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino di Paolo Pioppi Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Lavrov e le proposte di tregua del regime ucraino

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi) di Giorgio Cremaschi Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Per fortuna non sono un liberale (di Giorgio Cremaschi)

Registrati alla nostra newsletter

Iscriviti alla newsletter per ricevere tutti i nostri aggiornamenti