I soldati israeliani raccontano i crimini di guerra commessi a Gaza
Secondo quanto riportato da Elis Gjevori in un articolo per Middle East Eye, il settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato le testimonianze dirette di dieci soldati e riservisti israeliani. I militari hanno descritto in dettaglio come le truppe abbiano ucciso civili palestinesi disarmati nella Striscia di Gaza, catalogandoli sistematicamente come terroristi dopo la loro morte.
Nelle testimonianze raccolte dal media tedesco, i soldati hanno riferito episodi di crimini di guerra commessi durante le operazioni militari a Gaza, tra cui l'eliminazione di civili privi di armi e la distruzione sistematica di interi quartieri per impedire ai residenti di farvi ritorno.
La testimonianza di David: il ruolo dell'estremismo ideologico
David, un riservista di fanteria impegnato in diverse missioni nella Striscia di Gaza centrale e a Khan Younis, ha riferito a Der Spiegel che la sua unita ha ucciso molti uomini disarmati. Un ufficiale di alto rango gli disse espressamente che la popolazione locale doveva essere punita e che bisognava far capire che l'esercito stava sottraendo loro terra, spingendoli sempre piu indietro.
Il riservista ha spiegato che, sebbene inizialmente tali azioni venissero compiute anche da soldati laici, con il prosieguo del conflitto sono subentrati elementi appartenenti a correnti estremiste e messianiche. Molti militari consideravano gli omicidi un vero e proprio dovere religioso, riprendendo gli appelli a cancellare la presenza palestinese gia espressi da esponenti della destra di governo come i ministri Bezalel Smotrich e Itamar Ben Gvir. I soldati ricevevano spesso l'ordine di sparare a vista contro gli uomini in eta militare per ucciderli.
Le direttive di ingaggio e la politica della terra bruciata
Yuval Green, un riservista che ha prestato servizio nella cinquantacinquesima Brigata Paracadutisti a Khan Younis tra la fine di novembre 2023 e gennaio 2024, ha ricordato ordini categorici volti a non mostrare alcuna pieta. Green ha spiegato che i comandanti mantenevano una linea deliberatamente ambigua su chi potesse essere colpito, creando un contesto operativo che consentiva l'uccisione di civili senza alcuna giustificazione.
Un altro riservista, Yaakov, che ha trascorso duecentocinquanta giorni nella Striscia di Gaza centrale, ha descritto una vera e propria politica della terra bruciata ideata per fare in modo che ai palestinesi non rimanesse alcun luogo in cui tornare. Yaakov ha raccontato che in oltre ottanta giorni la sua brigata ha ucciso tra le centosessanta e le centosettanta persone, di cui solo una sospettata di impugnare un'arma. Nonostante cio, tutti i deceduti venivano registrati come terroristi. In un altro caso, i soldati hanno classificato come terroristi alcuni civili che si stavano rinfrescando in spiaggia, aprendo il fuoco contro di loro.
Il caso dell'ospedale Nasser e la pratica dell'incriminazione post mortem
Nel suo reportage per Middle East Eye, Elis Gjevori evidenzia anche la testimonianza di Tal, un riservista che ha descritto quanto accaduto in seguito all'attacco contro l'ospedale Nasser di Khan Younis del venticinque agosto duemilaventicinque, in cui sono morte ventidue persone, tra cui cinque giornalisti.
Tal ha spiegato che, quando qualcuno viene ucciso o ferito, il primo tentativo dell'esercito e sempre quello di collegarlo ad Hamas per presentare una giustificazione accettabile all'opinione pubblica mondiale. All'interno dell'esercito, i soldati definivano questo processo incriminazione post mortem.
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